venerdì 16 dicembre 2022

Ultimo tango a Parigi 50 anni, come me...


Ultimo tango a Parigi compie 50 anni, come me che gli ho fatti mesi fa, ma non mi sembra una gran cosa come avrei pensato. Non parlo dei miei, almeno non qui, parlo del tempo che passa, della distanza siderale da quel mitico 1972, quando probabilmente c'era la neve (anche quando sono nato io, in marzo, c'era la neve). Continua a leggere...»

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mercoledì 23 marzo 2022

Auguri Ugo


Altro nome celebre della cultura e arte del Novecento, che farebbe 100 anni oggi, è Ugo Tognazzi, uno dei mostri della nostra commedia all'italiana, ma non solo. Con la sua faccia, la sua intelligenza, ha saputo andare oltre, come pochi altri, partecipando a importanti film d'autore, entrando nella Storia rivendicando il diritto alla cazzata, come quando si prestò alla finta edizione di Paese Sera, pensata da quelli de Il Male, facendosi passare per il capo delle BR (vedi qui). Geniale, geniale trovata per andare contro la caccia alle streghe di allora. Credo che sarebbe utile anche oggi, utile alla causa, contro le cazzate del potere (e in questi anni pandemici ne abbiamo viste tante, ma con molta passività da parte di intellettuali e popolo, purtroppo). Chissà quante ne avrebbe fatte e dette Ugo contro divieti e obblighi assurdi, riduzione delle Libertà, vaccini ... Auguri Ugo, ci saresti utile oggi, vivo!

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mercoledì 16 marzo 2022

In palude con Helen Aria

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE: alternative pop

DOVE ASCOLTARLO: Spotify, ITunes, Amazon Music, etc…

LABEL: TdE ProductionZ

PARTICOLARITÀ: plurilinguismo (italiano, inglese, francese)

SITO INSTAGRAM FB

CITTÀ: Aosta

DATA DI USCITA: 5/11/21

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domenica 10 ottobre 2021

In palude con Valentina Fin

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE : Classica/Jazz contemporaneo

DOVE ASCOLTARLO qui

LABEL : Velut Luna

PARTICOLARITA’ : un disco a metà tra musica classica e jazz che ci fa sognare con un pizzico di spleen. Il modo di usare la voce con uno stile quasi lirico, ma che allo stesso tempo si rifà al jazz, è forse la peculiarità di questo progetto che, proprio per questo, diventa un ibrido che si colloca proprio a meta tra entrambi  gli universi (classica e jazz)

INSTAGRAM

FB 

 CITTA’ Vicenza

DATA DI USCITA 1 settembre 2021

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venerdì 18 giugno 2021

Tutto su Frankenstein Junior

 


Sono rimasto impressionato dall’umanità dei personaggi, dalle loro fragilità. Non sapevo che Mel Brooks avesse un così brutto rapporto con la critica. Io, probabilmente, ho iniziato a seguirlo quando l’avevano già rivalutato… forse l’inizio del successo con la critica inizia con questo film?

Mel Brooks non ha mai avuto un buon rapporto con la critica, i suoi film (quasi tutti) sono stati spesso giudicati volgarotti e di cattivo gusto. Il pubblico però è sempre stato dalla sua parte. Probabilmente “Frankenstein Junior” è il suo film più esaltato dalla critica, diede davvero il meglio di sé come regista.


Mia intervista a Isabella Di Leo a proposito di Si può fare!, splendido libro a fumetti di BeccoGiallo, che narra nascita e sviluppo di uno dei più grandi cult-movie del Novecento, Frankenstein Junior, e al contempo ricorda la grande amicizia tra Mel Brooks e Gene Wilder. Un libro che sembra un film...
QUI L'INTERVISTA COMPLETA

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martedì 28 luglio 2020

Il buio e il miele in spiaggia

Il buio e il miele di Giovanni Arpino è il romanzo dal quale è poi stato tratto Profumo di donna, prima film con un grande Gassman diretto da Dino Risi (vedi mia rece qui), poi remake con Al Pacino diretto da Martin Brest (l'ho prenotato in biblioteca, spero di vederlo presto, dopo le opinioni disparate su questo film da parte degli amici blogger). 
Il libro l'ho letto in spiaggia, durante la vacanza al mare, e mi è sembrata una lettura adatta al luogo. La cosa che balza subito agli occhi è che sembra scritto appositamente per Vittorio Gassman, e sembra anche un bel soggetto per raccontare l'Italia di allora (fine '60, primi '70). Come nel film, nel romanzo si assiste a questo viaggio in Italia, in treno, tra Torino e Napoli, con soste a Genova e Roma. A fare questo viaggio sono un ex militare ferito durante delle esercitazioni (è rimasto cieco e con una protesi alla mano) e un giovane militare di leva che l'accompagna. Il militare cieco è duro, anzi, cattivo con il mondo attorno. Cinico e puttaniere, vuole sempre avere l'ultima parola su tutto. Gran bevitore, costringerà il giovane a molte figuracce. Sembra quasi il passaggio da un'Italia all'altra, ma non ci sono scontri, non c'è il Sessantotto sullo sfondo. La parte più fiacca, come nel film del resto, e l'approdo a Napoli, con l'innamorata giovanissima e il piano di un doppio suicidio con l'altro milite rimasto ferito come lui. Ho spoilerato un po', scusatemi, ma la vicenda è nota. 
Mi è sembrato un romanzo classico, con il tipico personaggio novecentesco in crisi. Libro fortunato, con molte edizioni anche grazie ai due passaggi cinematografici, l'edizione nostra è quella Baldini e Castoldi del 1993 con in copertina Al Pacino e un utile segnalibro allegato.

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giovedì 14 febbraio 2019

Copertine cult: Gli indifferenti

Gli indifferenti, di Alberto Moravia, 1929
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giovedì 7 febbraio 2019

Santiago, Italia? Sì, grazie!

Sono da sempre un appassionato sostenitore dei film di Nanni Moretti, un uomo di cinema totale, con un'idea di cinema forte. Capace di stare dietro come davanti alla macchina da presa, uno che fa cinema sempre, anche quando gira un documentario, come in questo caso, Santiago, Italia. Un documentario uscito a fine anno, portato in giro per l'Italia dal cineasta stesso in molti incontri. Finalmente la pellicola è arrivata anche nella mia città (purtroppo senza Moretti), mi sono preso un giorno di ferie e sono andato a vederlo con Elle. Sia lei, che non aveva mai visto un suo film, sia io, che li ho visti tutti, l'abbiamo apprezzato tantissimo, e usciti dal cinema ci siamo sorpresi non se ne parli più di tanto. 
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domenica 2 dicembre 2018

Non hanno mai fatto un film insieme, ma ...

Sembra siamo tornati al 2016,
anno maledetto per i grandi
Artisti, con la A maiuscola, di
cinema o musica o ...
Morivano come mosche, uno
dietro l'altro, ricordate? ...
in fila dopo Bowie e noi sul
web a ricordarli.
Adesso non abbiamo fatto in
tempo a finire le lacrime per
il grande Bertolucci, che leggo
della morte di Fantastichini.
Non hanno mai lavorato insieme,
ma se mettessimo in fila i loro
film, potremmo fare una bella
rassegna di festival.
Novecento o Porte aperte? Entrambi, e poi:
Ultimo tango a Parigi e Mine Vaganti, Il
conformista
e La stazione, Io ballo
da sola
, I cammelli, Prima della
rivoluzione
, Una storia semplice, La
tragedia di un uomo ridicolo
, Ferie
d'agosto
, The Dreamers - I sognatori,
Consigli per gli acquisti, Io e te, Saturno
contro
L'ultimo imperatore ...

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sabato 16 giugno 2018

Non ti sei perso niente Paz ... noi sì!

San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956 – Montepulciano, 16 giugno 1988
Non ti sei perso niente,
non ti sei perso niente,
non ti sei perso niente,
Paz.
Paz - Gang 

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giovedì 29 marzo 2018

Frida Kahlo e la forza delle donne

Senza retorica falsa, senza esagerazioni, credo si possa definire Frida Kahlo una donna forte (che è ben diverso dire uomo forte, termine legato da sempre al peggio della politica maschile), quindi credo sia perfetta in questa bella collana di picture book creata da l'editrice Hop! La forza delle donne.
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martedì 5 settembre 2017

Crimine culturale: Domicile Conjugal ...

Film del 1970 del grande Francois Truffaut, quarto episodio delle avventure di Antoine Doinel, alter ego del regista stesso sempre interpretato da Jean-Pierre Léaud, commedia agrodolce tipicamente francese che descrive la vita coniugale di una giovane coppia borghese parigina, Domicile Conjugal, appunto, vergognosamente tradotto in Italia in ...
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lunedì 27 marzo 2017

La coscienza di Zen

Le parole cercano te,
non succede mai
il contrario.
Non ti siedi al pc e
dici: be' ora, io
scrivo, adesso!
Ora voglio un bel
racconto, adesso
una poesia.
Dei versacci, tipo
questi ... no, non
succede così.
Scrivere è come
guardare nel cielo
a cercare una stella,
e invece, vederne
un'altra.

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sabato 29 novembre 2014

Torneranno i prati, già un classico pacifista

Sembra un documentario, un vecchio film di guerra, una pagina di Storia, un racconto del nonno (quando eravamo bambini noi trenta/quaranta/cinquantenni ...), è, in definitiva,  una pellicola senza tempo. Fortemente pacifista nel mettere in scena immagini di guerra, la I^ guerra mondiale.
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giovedì 31 dicembre 2009

Manhattan e le 12 cose per cui valga la pena di vivere …

Ieri ho rivisto Manhattan di Woody Allen, film del 1979. Dunque quest’anno ha fatto trent’anni tondi tondi e mi sono dimenticato di omaggiarlo. Ho il poster gigante davanti a me, mi è sempre piaciuto anche se oggi forse non lo metterei tra i primi nella filmografia di Allen. Ha dei bei momenti, come l’apertura con inquadrature in magnifico bianco/nero della città e la Rapsodia in blu di George Gershwin in sottofondo … questo incipit (uno dei migliori della storia del cinema) e la fotografia di Gordon Willis, vale l’intero film. Non dico altro, ma propongo un gioco di fine anno (o inizio), stimolato proprio dalla visione di Manhattan.
Ad un certo punto del film Allen/Isaac Davis, in crisi sentimentale, registra al microfono le 12 cose per cui valga la pena vivere...

… perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Blues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracy.

E le vostre, quali sono? Le mie nel primo commento del post. Buttatevi, così quasi a casaccio, altrimenti non ne uscite più…
… dimenticavo: BUON 2010!

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venerdì 25 dicembre 2009

CINEMA in Tv: Il grande dittatore su Rai 3

Oggi, 25 dicembre 2009, è il trentaduesimo anniversario della morte di Charles Chaplin. Spesso la tv lo ricorda a natale con documentari, comiche, film. Oggi danno uno dei suoi capolavori (tra i più grandi del secolo scorso), tra le sue pellicole parlate la migliore: Il grande dittatore (Rai3, ore 15). L’ho rivisto ieri e mi è sembrato di una modernità e attualità sconcertanti: le guerre, i dittatori, il sesso e la politica, il piccolo uomo dentro gli ingranaggi della storia (come l’operaio di Tempi Moderni dentro quelli delle macchine di lavoro), la propaganda, il razzismo…
È un film pacifista, pacifista integrale. Girato poco prima di Pearl Harbour, è una satira coraggiosa delle guerre e di Hitler, quando ancora non si sapeva bene che fine avrebbe fatto (anche se Chaplin lo immaginava, a ben vedere la famosa scena del mappamondo che gli scoppia in mano). Ma tutte le scene sono dei piccoli tesori, poi scopiazzati da altri comici. Altra cosa impressionante è il mostrare come venivano trattati gli ebrei. Nessuno mai prima lo aveva fatto così (anche se lontano dagli orrori dei lager, si vede benissimo come nasce e si sviluppa, tramite ordini politici, il fenomeno antisemita; non è una cosa nata naturalmente, come le patate nei campi, ma è diretta e incoraggiata dall’alto). E il film, nonostante questo mischiare tragedia e commedia, funziona, ha successo in tutto il mondo libero (come si può vedere dalle tante locandine in diverse lingue).
In Germania fu ovviamente proibito, anche se Hitler probabilmente lo vide. Anche in Italia ci furono problemi; da noi il film uscì solo nel 1949 (è del 1940), purgato delle scene dove è presente la moglie di Napaloni. Napaloni è Mussolini (interpretato da Jack Oackie, perfetto nelle eleganti pose del dittatore italiano). Anche Hitler nel film ha un nome leggermente diverso, è Hinkel, interpretato dallo stesso Chaplin. Memorabile l’incontro tra i due dittatori: giocano a chi la spara più grossa, si esaltano davanti ad una parata, dal barbiere è una gara a chi si alza di più con la sedia, il loro incontro finisce a cibo in faccia …
Chaplin è Hinkel e allo stesso tempo il barbiere ebreo. Trovata geniale, alla base degli sviluppi del film. È il tipico personaggio romantico, impacciato, povero, ma che alla fine trova il modo di ribellarsi. Qui, scambiato per il dittatore, finirà per pronunciare quel bel discorso umanitario. Un pistolotto aggiunto in corsa, in base agli eventi storici? Io lo trovo perfetto, vero credo dello stesso grande artista, umanitario proprio come Chaplin.
Si è molto fantasticato sulle incredibili coincidenze nella vita di Chaplin e Hitler, nati quasi lo stesso giorno (Chaplin il 16 aprile del 1889, Hitler quattro giorni dopo). Uno nato per portare felicità e divertimento a milioni di persone, l’altro terrore e violenze, uno pacifista e di sinistra, l’altro militarista e di destra, uno artista totale, l’altro mediocre pittore, uno angelo, l’altro diavolo …


Cosa aggiungere? Invito a vedere il film oggi e buone feste a tutti ... Una risata vi seppellirà.

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lunedì 25 maggio 2009

CINEMA: il Che di Soderbergh… un film storico (anzi due) senza perdere la cinefilia

È un film importante, attesissimo e non delude le attese (anzi, due film che non deludono le attese). A dirigerli Steven Soderbergh, cineasta con un’idea di cinema indipendente in testa, perfezionista, a tratti freddo, perfetto per questa pellicola su uno dei miti più importanti del Novecento. Chi meglio di lui sarebbe riuscito a realizzare il film sul Che senza farne un santino o denigrarlo, ma facendo semplicemente cinema? E pure Benicio Del Toro appare l’interprete ideale: non gigioneggia (a differenza dell’interprete di Fidel, ma forse era inevitabile), ha una certa somiglianza con il Che, inseguiva il progetto da alcuni anni.
Che-L'argentino, cioè la prima pellicola, quella sulla vittoria della Revoluciòn, è un film molto europeo, con salti cronologici da far paura; Soderbergh se ne fotte altamente dello svolgimento lineare, grazie alle sue capacità tecniche da sempre apprezzate. All’avanzare della guerriglia nella Sierra Maestra fino alla vittoriosa conclusione (il nucleo centrale del film, a colori, con il verde a dominare la scena), vengono inseriti momenti del discorso del Che alle Nazioni Unite nel 1964 (in un bianco e nero da doc storico), e momenti ancora precedenti, come l'incontro tra Che Guevara e Fidel Castro in Messico nel 1955. Questi salti di tempo danno alla pellicola un buon ritmo e nell’economia del film il tutto risulta perfetto.
Che-Il guerrigliero, sul fallimentare tentativo di esportare la Revolucòn in Bolivia, ha invece un andamento più lineare, più da film “tradizionale” con un inizio, uno svolgimento, una fine. Una fine che già conosciamo (come del resto il film n.1), ma non per questo meno interessante. Sembra una parabola inversa alla precedente. Mentre nel primo film tutto (o quasi), procedeva per il verso giusto, qui tutto va storto: non c’è simpatia da parte della popolazione per i rivoluzionari, l’esercito non si unisce a loro, ci sono delle incomprensioni tra i militanti, il territorio è ostile, vengono presi facilmente i simpatizzanti…c’è solo il Che.
Soderbergh però, anche qui costruisce con precisione chirurgica un’epoca e un personaggio che ha fatto epoca. Sembra proprio di sentire, di respirare, quel periodo storico ahimé lontano, con quei personaggi storici, quel modo di parlare, quel modo di credere, quando tutto aveva un significato preciso a partire proprio dalle parole: intellettuali, rivoluzionari, comunisti, anticomunisti, reazionari, rivoluzione, colpo di stato, dittatura … quando le parole erano importanti.
Per me sono state due visioni coinvolgenti: mi sono smarrito nel film per ritrovarmi in un'altra realtà. È questo che il cinema dovrebbe darci. Sì, due film coinvolgenti e alla loro maniera commoventi. Uscito dalla sala cinematografica mi pareva di provenire da un altro mondo. Poi, piano piano, mi sono riadattato, sono tornato alla piattezza dei nostri giorni. Giusta la divisione in due parti. Sbagliata l’uscita un anno dopo (era a Cannes 2008, dove Del Toro ha ricevuto lo strameritato premio come miglior attore …). Ripescatelo in questa stagione calda. Sarà ancora più coinvolgente.
VAI AL DISTRIUBUTORE DEL FILM http://www.bimfilm.com/

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martedì 14 aprile 2009

Intervista ai Nichelodeon

Musica da mangiare, musica da bere, musica da respirare, musica da sognare. Sperimentale e retrò, d’avanguardia e gaudente. Questo è il progetto dei Nichelodeon, ensemble milanese guidato da Claudio Milano, artista totale, con una voce usata come uno strumento musicale, una voce che incanta, una voce paragonabile a Demetrio Stratos (scusate se è poco).
Con il suo gruppo ha registrato un cd live molto particolare, Cinemanemico, documento di due date milanesi frutto della selezione di materiale scritto dai musicisti nell'arco di dieci anni. Una miscela esplosiva di sperimentalismi sonori che mischiano abilmente letture tratte da La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi a momenti di vero e proprio prog, echi d’avanguardia a ricordi dei primi Afterhours, la rielaborazione dell'opera di Handel Lascia ch'io pianga ai Pink Floyd più innocenti e fanciulleschi. Un frullato ben riuscito al gusto di Novecento, con l’aggiunta di qualche goccia di assenzio per tornare un pelo più indietro. Ma ora ho esaurito la licenza di usare paroloni, e allora lascio la scrittura a loro. Lascio la parola a Claudio Milano. Ci sei?
VAI AL LORO MYSPACE www.myspace.com/nichelodeonband

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