mercoledì 8 maggio 2024

Il giardino delle vergini suicide a 25 anni dall'uscita


Non so perché non abbia mai visto prima di questa sera Il giardino delle vergini suicide, credo di avere visto tutti i film di Sofia Coppola, che adoro, tranne questo. Mi piacciono di lei anche i film contestati, tipo Bling Ring o Somewhere, ma questo suo esordio è potentissimo. La storia delle cinque sorelle suicide, perché soffocate da una famiglia borghese tradizionalista americana, è super. Non è tanto la storia, o almeno non solo la storia, magari già sentita in forme diverse in molti film della contestazione, ma è lo stile. Si vede il suo stile, che poi porterà avanti in tutte le opere successive. C'è uno spirito anarchico e una cultura rock ben amalgamanti, da sembrare la stessa cosa. La colonna sonora degli AIR è superba, ti resta dentro come le immagini, le carrellate, i volti delle ragazze bionde, a partire dalla più grande, interpretata da Kirsten Dunst allora diciassettenne, diventata poi grande in altri film indimenticabili della Coppola (Marie Antoinette su tutti). Perfetti nei ruoli di genitori conservatori il grande James Woods e la brava Kathleen Turner. Anche loro volti che restano impressi, come quelli dei ragazzini, inconsapevoli testimoni delle tragedie, ma anche inconsapevoli della vita. Il giardino delle vergini suicide è un film che ti resta dentro, anche dopo alcune ore. Senti ancora la musica, quella musica, le immagini al rallentatore, le festa a scuola. Uno dei migliori esordi della Storia del Cinema accanto a I 400 colpi di Truffaut. Ringrazio la Cineteca di Bologna per il restauro a venticinque anni dall'uscita.
 

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

domenica 6 febbraio 2022

Francois Truffaut oggi farebbe 90 anni


Francois Truffaut (6.2.32- 21.11.84)

Truffaut è per me il Cinema. Oggi farebbe 90 anni, come mio padre quest'anno, anche lui scomparso tanti anni fa. Truffaut è I quattrocento colpi, il suo folgorante esordio (se non l'avete mai visto cominciate da quello) è l'amore per il cinema, per i libri, per la Storia. Truffaut è Jean-Pierre Léaud, il suo alter ego presente in tanti suoi cult, a partire proprio da I quattrocento colpi, quando era bambino. Truffaut è la cinefilia pura, è la bellissima Fanny Ardant, ultima sua compagna di vita (con lei anche l'ultimo film Finalmente domenica, altra pellicola che vi consiglio), è la pellicola in bianco e nero, è una faccia da francese, le canzoni popolari che contengono verità (come il suo Cinema). Truffaut è Jules e Jim, La mia droga si chiama Julie, Effetto notte, Tirate sul pianista, La signora della porta accanto, La camera verde, L'uomo che amava le donne, tutti i film del ciclo Antoine Doinel...

Etichette: , , , , , , , , , , ,

domenica 26 maggio 2019

Votate ... il vostro film preferito

Con una pistola puntata alla testa, mi direste in poco tempo, il vostro film preferito? Non pensateci su troppo, altrimenti ve ne verranno in mente tanti, ma tanti, come è successo a me quando la stessa domanda l'ha fatta MikiMoz nel sul blog. Ditemene uno, uno solo, vediamo che ne esce ... dai, votate!

Etichette: , , , , , , , , ,

sabato 4 novembre 2017

Locandine cult: L'uomo che amava le donne

  L'uomo che amava le donne (L'homme qui aimait les femmes)
di François Truffaut
(Francia 1977)
Continua a leggere...»

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 5 settembre 2017

Crimine culturale: Domicile Conjugal ...

Film del 1970 del grande Francois Truffaut, quarto episodio delle avventure di Antoine Doinel, alter ego del regista stesso sempre interpretato da Jean-Pierre Léaud, commedia agrodolce tipicamente francese che descrive la vita coniugale di una giovane coppia borghese parigina, Domicile Conjugal, appunto, vergognosamente tradotto in Italia in ...
Continua a leggere...»

Etichette: , , , , , , , , , ,

venerdì 1 luglio 2016

Euro2016, al cine: Italia 4 Germania 3

L'Italia con Fuocoammare ritrova il cinema-verità, un neo-neorealismo fuori tempo massimo (quando la tv, con programmi-verità, ha detto tutto ... nel peggio), vince, soffrendo, ma vince. Non solo l'Orso d'Oro all'ultima edizione del Festival di Berlino, ma una partita difficile facendo ben 4 gol. Il primo da parte del regista, Gianfranco Rosi, capace di creare dalla nuda realtà, una materia filmica pura (chi ha visto Sacro GRA sapeva già), che senza pietismi, senza appelli, racconta il dramma degli sbarchi mostrandone il contorno: la popolazione di Lampedusa, con in testa un ragazzino, che sembra uscito da un film di Truffaut (I quattrocento colpi? ... troppo facile?), forse vero e unico protagonista della pellicola, capace di strappare risate e applausi a scena aperta (sua la seconda rete dell'incontro). In realtà anche il medico del paese è fortemente dentro la partita (pure medico del ragazzino; formidabile la parte di film con lui, coppia vincente), va in gol con la sua umanità nell'affrontare, quasi da solo, l'emergenza medica degli immigrati appena sbarcati (e anche quelli morti, ai quali deve dare un motivo del decesso). Sono loro, gli immigrati, tutti insieme, provenienti dai più disparati luoghi del sud del modo, a segnare il quarto gol. La partita improvvisata nel campo di prima accoglienza, anzi, il campionato improvvisato con niente, è da cineteca. Ricorda, forse involontariamente rende omaggio, a tante partite di calcio in condizioni di costrizione, Fuga per la vittoria in primis, ma non solo. Come il cercare di fare comunità, rappando o  semplicemente guardandosi negli occhi, guardandoci negli occhi, manda alla memoria un sacco di film sugli immigrati dentro e fuori dall'Italia. Ma vorrei dire, anzi sottolineare, che Rosi non vuole dare giudizi, non vuole dare spettacolo, non condanna e non assolve nessuno. Mi ricorda il Rosselini documentarista, perché presente nella realtà al momento giusto. Questo!
Continua a leggere...»

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 5 aprile 2016

Mailand, il nuovo Zio Scriba di carta

L'ho letto subito, appena uscito, sabato scorso, ancora prima della sua prima a Milano, domenica 3 aprile, dove è stato presentato alla Fiera Nazionale dell'Editoria Indipendente. Non potevo fare altrimenti, da amico e appassionato lettore di tutto quanto scrive Zio Scriba e per un sacco di altri buoni motivi trovati leggendo Mailand. Per esempio:
- Perché è un romanzo con Corradino ai primi anni di università (chi non conosce Corradino si legga i primi due romanzi del Pezzoli targati Neo.)...
- Perché è un romanzo dove ancora una volta, come in Quattro soli a motore, entra la Storia, con al S maiuscola, accanto ad altre storie ...
- Perché è un romanzo dove il desiderio gay del protagonista si fa tangibile, anche se insicuro ...
- Perché è un romanzo con una Milano anni '80, brutta e grigia da scappar via ... 
Questi sono i principali che mi vengono in mente, sicuramente me ne sono sfuggiti altri. Mailand ti scorre davanti come un bel film, vivo e ironico, con dei momenti veramente esilaranti, altri tristi, che ti fanno pensare, riflettere sulla vacuità dell'umano. Almodóvar mi viene in mente, ma non solo (e non solo per la bisessualità del protagonista). Surreale, tra un Truffaut o un Tiziano Sclavi, il lavoro trovato da Corradino per mantenersi agli studi: scrive biglietti/lettere/memoriali per aspiranti suicidi (sarebbe brutto compissero il gesto lasciando un banale biglietto scritto male). Strano il titolare di questa strana agenzia, Alfredo Valeriano Dupré (i nomi dei romanzi di Pezzoli sono impagabili), sosia dello scrittore Romain Gary, a metà strada tra il truffatore e il benefattore, alla fine si rivelerà qualcosa d'altro (ancora la Storia con la esse maiuscola, doppia, ma non voglio dire di più ...). E i compagni di stanza di Corradino? Sono Marco, donnaiolo emiliano, studia economia e commercio, è conformista e antipatico, Beniamino, siciliano aspirante filosofo, è il vero intellettuale del terzetto. Corradino è segretamente innamorato del primo, un sogno proibito, così proibito e impossibile ... vi dico solo che le partite a Risiko tra di loro sono memorabili e non aggiungo altro. Anzi, un'ultima cosa: cercate e leggete Mailand, ne vale la pena.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

sabato 3 gennaio 2015

Un anno al cinema ... il 2014

Fanny Ardant - Gerard Depardieu in La singora della porta accanto
 
Ecco la lista dei film visti al cinema durante il 2014. Sono 51, tutti visti rigorosamente sul Grande Schermo. In tv, o al pc, ne vedo pochissimi, credo solo uno in tv lo scorso anno, qualche dvd al pc, tra i quali proprio Uno, due, tre! di Billy Wilder. La stagione 2014 mi è sembrata meno bella di quella del 2013; ci sono stati dei vertici, come la riedizione de La signora della porta accanto di Truffaut, in occasione del trentennale della sua scomparsa, con una Fanny Ardant immensa (mi piace molto Fanny Ardant), il film di Martone su/di/con Leopardi, Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, del quale se trovo tempo scriverò, poi il Von Trier di Nymphomaniac (purtroppo ho visto solo il N.1). Ottimi Scorsese (finalmente ritornato quello di un tempo), Cronenberg e Clint Eastwood, buoni Woody Allen, Wes Anderson e l'ultimo Mazzacurati. Sorprese sono state il Locke di Steve Knight, l'esordio solista di Maresco Belluscone, Storie pazzesche dell'argentino Damián Szifron e Mommy del canadese Xavier Dolan. Menzione speciale alla Von Trotta di Hannah Arendt e a Olmi. Delusioni cocenti l'ultimo Özpetek (parafrasando Rino Gaetano, Özpetek nun te reggae più) e l'ultimo Clooney, che è riuscito a fare un film mediocre anche con un cast stellare. Mi sono perso l'ultimo Wenders (ma, forse, mentre mi state leggendo, l'ho già recuperato nella sua Berlino), e l'ultimo Ken Loach, usciti sotto natale e per varie cause mancati (nebbie, bevute, scazzi...), spero non per sempre. Questo è quanto. Qui sotto una lista in ordine cronologico di visione, con dei voti, contestabilissimi, dati poco dopo la averli visti (entro le 24-48 ore). Se cliccate sui titoli colorati, piombate dritti dritti alla mia recensione scritta a suo tempo sul blog. Buona lettura e buone visioni...

Continua a leggere...»

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 21 ottobre 2014

Trent'anni senza Truffaut

Francois Truffaut
(06-02-1932 - 21-10-1984)

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 13 marzo 2012

Due parole con i Locomotif


Per la prima volta nella palude i Locomtif, gruppo siciliano composto da una ragazza e due ragazzi. Una giovane band dolce e determinata, con molte belle idee in testa, molti riferimenti alti che hanno cercato di fermare nel loro disco d’esordio uscito proprio oggi per la label più sofisticata d’Italia, Irma Records di Bologna. Il loro album s’intitola Twimog (This World Is Made Of Glass), ed è composto da dieci perle cantate in inglese più una personalissima re-interpretazione della ginopaoliana Amare inutilmente. Insomma, gran lusso ed è veramente un piacere fisico ascoltarli. Sarebbero piaciuti un sacco anche a Truffaut.
Catania ha sempre dato a questo blog e al rock italico grandi soddisfazioni, con musicanti spesso in giro per il mondo. Questa sera i tre Locomotif dovrebbero essere collegati dalla loro calda isola, e credo continueranno su questa strada. Il loro è un pop da sogno, che conquista ed ammalia a partire dalla voce di Federica, da un piano magico e da una ritmica presente. Niente chitarre, qualche giocattolino elettronico e un certo rigore etico ed estetico. Sì, i Locomotif sono belli da vedere e rigorosamente precisi nell’esecuzione. Lo saranno anche nella blog-intervista? Lo vedremo tra un attimo. Pronti?   

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

lunedì 6 febbraio 2012

L'uomo che amava il cinema

 

Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte.
Francois Truffaut (6.2.32- 21.11.84)

Etichette: , , ,

venerdì 7 maggio 2010

CINEMA: Cosa voglio di più

Ho trovato utile e necessario Cosa voglio di più. In questa Italia dominata dal gossip e da una crisi economico-politica-culturale senza precedenti, Soldini prende due borghesi piccoli piccoli (si sarebbe detto negli anni Settanta), che in realtà sono ormai dei proletari, e racconta la loro storia di sesso e fuga dagli obblighi matrimoniali senza moralismo e inibizioni. Ad accompagnarlo splendidi interpreti, a partire da Favino e dalla Rohrwacher, attrice del nostro cinema più colto, per la prima volta sexy e carnale.
Ho detto raccontare, ma ho usato un termine sbagliato per Soldini: i suoi film sembrano pezzi di vita che ci sono prima dell’inizio della narrazione e continuano dopo (fateci caso), ma non per questo sono dei documentari. Non è un entomologo che osserva la vita dell’impiegata annoiata, del marito pacioccone (Giuseppe Battiston il nostro Orson Welles) la cui massima trasgressione è leggere la biografia di Jim Morrison sognando un viaggio a Parigi sulla sua tomba, dell’amante di lei, cameriere tuttofare per tirare avanti la famigliola con moglie e due bambini. Soldini molto semplicemente piazza la cinepresa nella sua Milano per riprendere le cose mentre avvengono, come un Truffaut con la sua camera-stilo.
A differenza di Truffaut e di tantissimi bravi registi italici, gira però, con scioltezza e perfezione, scene di sesso senza timidezza, ma con il giusto rigore e la perfetta geometria. Dai baci dietro al portone, al primo rapporto interrotto nell’ufficio di lei, al motel con tanti specchi (viene in mente il bagno di Palazzo Grazioli), alla fuga in un paese esotico, non c’è un centimetro di carne in più e manco uno in meno. Metafora della nudità della classe media senza più nulla? Sarebbe troppo facile. È la storia che aveva davanti in quel momento, molto semplice. Altro merito del regista milanese, e non da questo film, è il raccontare il mondo femminile come quasi nessuno mai (forse Truffaut). Non solo la protagonista, ma anche le altre donne della pellicola sono il vero motore di tutto. Mentre gli uomini sono passivi, giocano di rimessa, fanno gli spettatori, sono le donne a prendere l’iniziativa. Sono loro che vogliono di più. Non è quindi una domanda “Voglio di più?”, ma un’affermazione… di libertà, di ricerca della felicità proprio oggi, con la crisi e tutte le balle che ci girano attorno: vogliamo il pane e le rose e i tulipani. Da qui nasce lo scontro, da qui può nascere una nuova narrazione.Parlando sul blog con alcuni musicanti, dicevo che le loro canzoni mi ricordavano il cinema di Mazzacurati e di Soldini. Devo dire di aver trovato conferma di questo guardando Cosa voglio di più. Non solo per il brano di Battisti all’origine del titolo, ma perché ogni pezzo di film potrebbe ispirare una canzone di una giovane band: i trentenni di oggi, la fuga, una vita noiosa da cambiare, lui e lei contro tutto/tutti, il sesso, un viaggio lontano, il lavoro che non c’è, il lavoro pagato poco. Pure la colonna sonora richiama certo pop-rock intimista di casa nostra. Del resto una canzone registra le cose mentre avvengono, che poi continuano anche quando è finita … come un film di Soldini.
In analisi finale, ho trovato il film anche molto politico, senza la pesantezza del cosiddetto film-impegnato. Come detto prima, piazzando la cinepresa in un punto della città si possono mostrare cose senza voler dimostrare nulla, ma alla fin fine facendolo. Mi spiego: mostrare dei personaggi che tradiscono nonostante la crisi economica, e sono costretti a fare delle acrobazie economiche (non solo fisiche) per farlo, è, oggi, intrinsecamente politico; nel Palazzo del potere, almeno quello filtrato dal gossip dell’ultimo anno, fanno di tutto e di più senza badare a spese. Altra scena emblematica è quella del marito cacciato dalla moglie, costretto a vivere in auto (tragica realtà per molti, non per tutti, sottolineo, non per tutti). Da vedere assolutamente, come il Draquila in uscita oggi (l’altra faccia della stessa medaglia?).
PRODOTTO DA

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 16 settembre 2008

A fine estate un bel Pranzo di Ferragosto


Non lo facevo da parecchi mesi. Da fine maggio, per l’esattezza. Dico andare al cinema. Ho rotto l’astinenza da sala cinematografica con due film (uno dietro l’altro) incredibili per il cinema di casa nostra. Due film presentati a Venezia 2008. Questo Pranzo di Ferragosto e un altro, del quale parlerò in un successivo post, forse.
Pranzo di Ferragosto è una pellicola forte nei contenuti, quanto leggera nell’esecuzione. Cioè perfetta dal punto di vista cinematografico. Un’opera prima di un regista quasi sessantenne, che racconta di un Ferragosto passato con tre vecchiette e l’anziana madre, ospitate in casa in cambio dell’annullamento di alcuni debiti condominiali.
Economia del dono, un’Italia povera e invecchiata, i problemi della terza età, le difficoltà di arrivare a fine mese, la disoccupazione, l’adolescenza eterna … potrei continuare all’infinito a snocciolare le problematiche che il film di Gianni Di Gregorio butta sul tappeto, ma servirebbe solo a darne un’impressione cupa. In realtà il film è una commedia divertente, leggera come i calici di vino bianco bevuti in gran quantità dal protagonista. Sembra un film sociale britannico, con la lievità di certe pellicole francesi (penso anche a Truffaut, o a certi Rohmer) ambientato in Trastevere. E poi si ride da matti.
Girato con attori non protagonisti, ha dalla sua un montaggio perfetto, delle musiche centrate (a tratti sembra di sentire il Paolo Conte più spensierato), una sceneggiatura ben oliata (anche se Di Greorio dice di essersi affidato molto all’improvvisazione), la felice produzione di Matteo Garrone con il quale il regista del Pranzo ha scritto diversi film, dei pezzi da antologia e soprattutto delle attrici perfette…
http://www.pranzodiferragosto.it/

Etichette: , , , , , , , , , ,