giovedì 9 luglio 2020

Io, Tu e Le Cose, canzone dell'estate

mia intervista a Maria Devgili su Smemoranda.it

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mercoledì 9 ottobre 2019

Auguri Polly

Pj harvey
(Yeovil, 9 ottobre 1969)

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martedì 18 giugno 2019

Un libro per l'estate: Sacerdotesse ...

Dall'editrice BeccoGiallo, da sempre impegnata a fare fumetti impegnati (scusate il gioco di parole), un libro straordinario, unico, molto rock in senso profondo: Sacerdotesse, imperatrici, e regine della musica. 20 donne che hanno rivoluzionato la musica nel mondo. Non solo fumetti, anzi, solo splendidi disegni di queste donne, e la loro storia, in breve, con anche una playlist da ascoltare. Se volete approfondire, leggete la mia intervista alla curatrice del libro Clarice Trombella sul sito di SMEMORANDA, oppure prendete direttamente il libro qui. Consigliatissimo!
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martedì 7 marzo 2017

Non una di meno

Non è un fumetto, non è un film, non è un disco indipendente, è una manifestazione gioiosamente politica, come piace da sempre a me. Per saperne di più e aderire, CLICCATE QUI ...

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venerdì 30 dicembre 2016

Settant'anni dalla parte del Rock

PATTI SMITH
(Chicago, 30 dicembre 1946)

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mercoledì 28 gennaio 2015

Una donna al Quirinale ...

Io per il Quirinale punto su di una donna, la Finocchiaro ... Angela, ovviamente.

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mercoledì 26 marzo 2014

7° piano, la banalità del male

Ho letto 7°piano e non sto bene. Dico, è una lettura che non ti fa star bene, perché vedi degli essere umani stupidamente attaccati, piccioncini in amore perenne, sembrano al settimo cielo, ma ... lui comincia ad essere possessivo, ha attacchi di gelosia stupidi, manie, teme di essere tradito... insomma, è malato. Poi la violenza, lei in modo assurdo sopporta, fino alla botta finale, che la fa reagire. Scappa, lo denuncia, sì libera da questo rapporto soffocante. 
A quanto leggo, basato su fatti autobiografici, presenta la banalità del male all'interno di una giovane coppia. L'autrice è svedese,  Åsa Grennvall (non pensavo che anche  a quelle latitudini esistesse questa triste realtà), l'editore  Hop!, specializzato in fumetti particolari, nessuno mai uguale all'altro, ambientati in tante parti d'Europa (fa parte della stessa collana di Francis, - tasso buffone). Introduzione di Loredana Lipperini, postfazione di Riccardo Noury, di Amnesty Italia. Un libro tosto, per nulla politicamente corretto, anche nel segno e nei segni... da leggere.
QUI ALTRE INFO

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sabato 22 febbraio 2014

Ad ovest di Berlusconi

Giuliano, su IL NUOVO MALE n.13, marzo/aprile 2013

Il nuovo governo ha giurato, e la sensazione è di una gran presa per le palle mediatica. Pare impossibile, ma con tutti i nostri intellettuali, pensatori, poeti e navigatori, noi riusciamo a farci rappresentare sempre dal peggio mascherato di nuovo. Il gattopardo è il nostro animale simbolo, sarebbe ora di metterlo sulla bandiera. Dai, rinnoviamo anche la bandiera, già che ci siamo...
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sabato 29 giugno 2013

Ciao figlia delle stelle

Tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dall’idrogeno all’uranio sono sati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè queste stelle molto più grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle.
Margherita Hack

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lunedì 4 febbraio 2013

Brava Ilaria

Sarò poco obiettiva ma non riesco a dimenticare che quello zombie, o larva, come l'ex ministro cristianamente ama definire Stefano, prima di pagare il fio dei propri errori in carcere, faceva pugilato ed andava a lavorare regolarmente. Con buona pace di tutti. Se sarò eletta, la legge Fini/Giovanardi è la prima cosa a cui metterò mano. Una legge criminale, che non solo ha ammazzato Stefano, ma ha riempito le galere.
Ilaria Cucchi
Spero entri in Parlamento, anche per questo, ma non solo. La sua risposta, all'ennesima provocazione di Giovanardi, autore, insieme a Fini, di una delle peggiori leggi del ventennio berlusconiano, è di gran classe.

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sabato 24 novembre 2012

Una paura fottuta - racconto inedito


L’altra sera me ne stavo tranquillo nella mia cucina a mangiare un bel trancio di pizza. Quella con la scamorza e i capperi. I capperi glieli avevo aggiunti io perché mi piacciono, li ficcherei dappertutto. La birra riempiva il mio bicchiere. Birra del frate, bionda, quella doppio malto, una delle poche birre che bevo (di solito bevo vino, ma con la pizza, bionda del frate).
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venerdì 4 febbraio 2011

Intervista agli Ofeliadorme

Ofeliadorme per la seconda volta sul blog dell’Alligatore (Francesca, voce e chitarra del gruppo, per la terza, è record!) e la cosa mi rende estremamente felice. Come i La Blanche Alchimie, ospiti domenica scorsa, si tratta di una band per niente banale, con delle soluzioni musicali mai scontate, una splendida voce di donna e la volontà di fare tutto da soli. È una buona annata questa per le donne nel rock e anche per il sottobosco più vivo e veramente indipendente. Le nuove tecnologie e le comunicazioni web rendono il momento favorevole, approfittiamone.
A sentirli sembrano poco italiani gli Ofeliadorme, (non a caso all’estero si sono già fatti conoscere): abbinano al classico rock chitarra-basso-batteria, strumenti altri, tipo trombe, mandolini, archi, senza esagerare però. Questo loro nuovo cd autoprodotto, intitolato significativamente All Harm Ends Here, vero e proprio esordio nella forma lunga, è bello dalla testa alla coda. Paranoid Park, River, Naked Evil … butto lì alcuni titoli solo per farvi sentire il profumo della migliore cultura indie (cinematografica e/o letteraria) della quale sono impastati. Cultura rock forte. Era ora … basta dormire.

VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/ofeliadorme

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venerdì 28 gennaio 2011

CINEMA: We Want Sex di Nigel Cole

Siamo nell’anno di grazia 1968 (si sente), maggio. Le operaie inglesi della Ford sono pagate meno dei loro colleghi maschi, lavorano in un fabbricato fatiscente in condizioni impossibili, con un caldo pazzesco (rimangono spesso in reggipetto e mutandine, ma non è per fare bunga-bunga).

I boss sindacali, tutti maschi, non le difendono, cercando sempre compromessi al ribasso. Loro capiscono il gioco, non ci stanno e iniziano uno sciopero ad oltranza, che metterà in ginocchio la Ford interrompendo tutti i settori della produzione (senza le cuciture dei sedili è difficile fare auto). Scatta il ricatto occupazionale, con le pressioni psicologiche dei maschi e quelle, in alto, dei capi della fabbrica (arrivano a minacciare di trasferire la produzione). Ma le donne tengono duro, riuscendo ad ottenere la parità salariale, grazie anche ad un accordo con il Ministro del lavoro dell’allora governo laburista di Harold Wilson, Barbara Castle (la rossa, non solo di capelli).

Il film è molto appassionante. Mostra la vera essenza del Sessantotto, cioè felice spontaneismo, rottura di un sistema vecchio, liberazione della donna, (favorita pure da un interclassismo, ben mostrato dalla pellicola), liberazione sessuale (che non è, semplicemente, andare a letto con chi mi pare), libertà e (è) partecipazione.

Protagonista di We Want Sex è in particolare Sally Hawkins, mingherlina ma combattiva leader delle lavoratrici (era la protagonista anche di La felicità porta fortuna, uno dei migliori film del decennio scorso, di Mike Leigh), anche se si può definirlo un film corale, con dei bei caratteri a colorare un’epoca.

Cole dimostra un equilibrio ed una bravura rara a non cadere nel semplice vintage (colonna sonora non eccessivamente connotata), con rimandi al passato (il dramma della guerra) e luci sul futuro (occhio ai titoli di coda, con le vere protagoniste della lotta). Regista anche di L’erba di Grace e Calendar Girls, qui è al suo miglior film.

Impossibile non pensare alle analogie con lo sciopero della Fiom, alla quale dedico questa recensione. I protagonisti, sesso a parte, sono identici a quelli di oggi. Le contraddizioni capitale/lavoro si ripetono. Corsi e ricorsi storici, si dice. E chi s’inventa che la Storia è finita, dice cazzate in malafede…

VAI AL SITO ITALIANO DI We want sex

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venerdì 12 novembre 2010

Intervista a Honeybird & the Birdies

Il gruppo ospite questa sera è spettacolare. Non saprei come altro presentare Honeybird & the Birdies. Hanno proprio il senso dello spettacolo nel sangue honeybird (charango, chitarra e voce), p-birdie (batteria, percussioni e voce), ginobird (basso). Basta guardarli per capire la loro musica: varia, colorata, diversa e divertente. Sembra uno slogan da Dream Party, è invece l’essenza vera dell’honeyebird&thebirdies-sound. Del resto, sono dei musicanti giramondo, dalle diverse provenienze (Los Angeles, Catania, Anzio, e poi in giro per concerti …una sfilza lunghissima), non potrebbero fare altro.
Ho ascoltato molto in questi giorni il loro recente Mixing Berries, cd cartonato dato alle stampe per Duckhead Green Music, anche la mattina in auto andando al lavoro l’ho ascoltato, e la giornata è stata migliore. Quindici pezzi speziati, con dentro il mondo. Carlo Mazzacurati ha preso una loro canzone per il suo recente film, La Passione. Anche per questo è un film meno malinconico del suo solito. C’è rock, c’è folk, world, bossa, etnica, patos nei Honeybird & the Birdies …c’è la forza di cambiare le cose e mettersi a ballare. Ma ora sbrodolo troppo. Non vorrei si pensasse che mi sono fatto corrompere da un ritratto (andate qui http://honeybird.blogspot.com/, mi assomiglia un sacco). E allora lascio la parola a questi uccellini di miele … o uccelline? uccellacci?… Uccellacci e uccelline. Cip!
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martedì 2 novembre 2010

Intervista a Giulia Villari

Non smette più di piovere, qui siamo ormai con il pianeta sommerso dall’acqua come in quel film di Kevin Reynolds anni Novanta. Come vedete Giulia Villari naviga a vista su di una zattera, in direzione della mia plaude imbracciando la sua fida chitarra. Arriverà in tempo per l’intervista? Spero di sì, perché le domande sono tante e Giulia Villari chissà quando la ripiglio (è una musicante in ascesa, come si dice).
In giro a sbattersi da alcuni anni, Giulia è partita con studi jazz, per approdare presto ad una collaborazione importante con i Marlene Kuntz (tra l’altro, era la seconda voce nel singolo Bellezza dell’album Bianco Sporco), concerti, manifestazioni, premi (lo scorso anno miglior live al MEI), impegno… Ora pure un mini cd, mini solo nel numero delle canzoni (sei, ne voglio di più), in uscita in questi giorni: River (produzione di Rob Ellis per 5/6). In copertina, lei in mezzo ad una distesa d’acqua. Era destino capitasse in una serata così. E poi il primo pezzo s’intitola November, ritmo, piacevoli giochi di voce, quando l’ascolto la mia coda non riesce a stare ferma …
Ma sentiamo se lei ha guadato il fiume ed è giunta nella palude. Ci sei Giulia?
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martedì 19 ottobre 2010

Intervista ai Pazi Mine

I Pazi Mine sono pronti, vedo che sono in posa, quasi come nel film I soliti sospetti, noto cult-movie di quando ero ragazzetto. Non a caso la loro musica ha radici negli anni Novanta, gli anni del grunge e della rinascita di certe sonorità punk-rock. Un rock duro, un rock che spacca, senza perdere la tenerezza però. Forse perché c’è una donna nel gruppo (troppo facile dirlo?), forse perché le esperienze e le provenienze dei quattro Pazi Mine consentono loro di accelerare e rallentare quando si deve.
Sì, sanno guidare la macchina. L’hanno imparato con i Super Elastic Bubble Plastic, Pilar Ternera, Sorelle Kraus, Hollywood Perverse, Colossus&Colibrì, Welch … gruppi dove sono nati, dai quali hanno pescato amici/collaboratori per questo loro esordio perfetto targato Super Fake e ABuzzSupreme/ConsorzioUtopia. Un disco nato tra le nebbie di Mantova e Ferrara, nebbie fin dentro il cervello per far chiarezza nel caos dei nostri giorni. Un cd molto attuale, dalle architetture oniriche tipo l’immagine di copertina e del magnifico poster interno (da vinile): l’era industriale in disgregazione (se avete visto Inception o seguite la politica vera potete capirmi). Ma mi rendo conto che ho sbrodolato troppo. E allora posso cominciare ad interrogarli. Chi è l’assassino? Pronti a rivelarlo? Sento una voce di donna …
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giovedì 30 settembre 2010

Intervista a Z-Star

Collegamento internazionale questa sera sul blog dell’Alligatore, non sto più quasi nella pelle. C’è Z-Star ragazzi, da Londra con sentimento, passione, sogno, ironia. Un bel salto nello spazio, ma anche nel tempo, visto le sonorità seventies che richiama la ragazza con il suo recente disco, Masochists & Marthyrs. Masochisti e Martiri, non pensate alla realtà politica del nostro paese, Z-Star vola alto, parla dell’amore e di come questo sentimento molto sfaccettato riveli il Masochista e il Martire che è in noi. Qualcosa ho già scritto sul sito di Smemoranda al quale vi rimando: Le imperdibili recensioni dell'Alligatore: Z-Star.
Masochists & Marthyrs è uscito di recente, con un’etichetta fondata dalla cantautrice stessa, la Muthastar Records, da brava e moderna musicante. Musica a km zero, potremmo definirla: direttamente dall’artista all’ascoltatore. Lei scrive, suona, canta, produce… ovviamente accanto ha dei valenti colleghi, alcuni dei quali pescati a Roma, dove ha registrato l’album. E in Italia viene spesso per suonare, come la scorsa settimana, a Milano e a Bassano del Grappa… ma ci dirà lei altre cose. Se è pronta, con accanto l’amica Lucy Anderson, cofondatrice della Muthastar Records e questa sera anche abile traduttrice. Lucy e Michelle, andrà tutto bene. Sembra il titolo di un film …
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domenica 12 settembre 2010

M.E.I. nascere con il pisello

Il P.I.M.I. è il Premio Italiano Musica Indipendente, ma forse sarebbe meglio ribattezzarlo Pisello Italiano Musica Indipendente, visto l’assoluta mancanza di sesso femminile tra i premiati (vedi Targhe Mei 2010 - I Vincitori del PIMI, il Premio Italiano Musica Indipendente). A parte Elena Diana dei Perturbazione e Ilaria D’Angelis degli … A Toys Orchestra, tra i premiati e i segnalati ci sono solo musicanti con il pisello. Detta così sembra da ridere, ma è una cosa seria. Non discuto il valore dei premiati, molti di questi passati sul blog (leggi "Intervista agli … A Toys Orchestra" band da sogno con cd da sogno e "Intervista a Samuel Katarro", per la seconda volta graditissimo ospite dell’Alligatore), non discuto il valore de Il Teatro degli Orrori, da me sempre seguiti e stralodati, ma quest’anno sono uscite delle musicanti altrettanto degne di figurare nei primi posti, e non le vedo manco tra le segnalate. Allora segnalo io tutte le interviste fatte da un anno a questa parte a musicanti donne o band con donne, non per ridicole quote rosa, ma come battagliero gesto di fondazione del F.I.M.I.

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lunedì 14 giugno 2010

Intervista a Tying Tiffany

Cominciamo bene, ancora un’artista che teme le mie domande al punto di preferire vie estreme pur di sfuggirvi. Ovviamente si scherza, Tying Tiffany è una vera dark lady, con atteggiamenti e pose da dark lady, come quella della stupenda foto di Alberto Lisi. Una foto perfetta per raccontare il suo mondo, pieno di plastiche atmosfere funeree e suoni tosti, accompagnati però da un gusto pop di fondo e molta ironia.
Il suo recentissimo cd Peoples Temple, dato alle stampe per la label tedesca Trisol (dove erano quelle italiche?), è un autentico gioiellino di musica moderna con i controfiocchi. Radicale e sbatticoda come pochi, nasce fin dal titolo dentro al “male” dei nostri giorni, il titolo è infatti ispirato alla setta guidata da Jim Jones, il predicatore che il 18 novembre 1978 ordinò il suicidio per avvelenamento tramite cianuro ai membri della propria comunità (morirono 918 persone).
Insomma, capitemi bene, con Tying Tiffany non si scherza. Nata nella città dell’Alligatore (quello vero, cioè Padova) è un’artista giramondo, con base a Bologna, dove vivono tra i migliori talenti della nostra musica attuale. Lei ne è una degna cittadina… ma ora la sto adulando, non vorrei esagerare, poi si crede mi sia invaghito di lei e non è da critico serio … pronta dall’oltre tomba? … cioè, dal Triangolo delle Bermuda?

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martedì 30 marzo 2010

Intervista a unePassante

Mi piace passare da un estremo all’altro perchè mi piace tutta la musica. Se la scorsa settimana ero a Bolzano in compagnia di un giovane gruppo metal, questa sera sono a Palermo, con un altrettanto giovane gruppo di dolce pop-folk-rock e una voce di donna che in(canta). Lei è Giulia, scrive e canta le sue canzoni accompagnandosi alla chitarra, ha girato l’Europa, dalla Francia all’Inghilterra non disdegnando alcune belle città italiane come Siena e Firenze, dove ha incontrato Guido, Sergio, Michele, Simone. Insieme hanno dato vita al progetto unePassante (da Baudelaire, forse? …sarà una delle domande).
Dopo tanto viaggiare, prove, concerti, idee, finalmente un bel cd, More than one in number, con la nuovissima label Anna The Granny, un cartonato dal profumo tenue di primavera (anche se è uscito a gennaio), con dei bei disegni interni, un gatto bianco e della musica celestiale. Ricorda Nick Drake, o Damien Rice questa musica, o Polly Paulusma, ma anche Ani DiFranco …insomma, quando qualche giovane musicante mi ricorda tanti grandi nomi, vuol dire che ha trovato la sua strada ed ha già una sua personalità.
Ma comincio a dare i numeri. Meglio sentire se c’è Giulia da Palermo e qualche altro amico dalla Toscana. O viceversa… o anche dalla luna, se lassù hanno una connessione internet… Pronti?
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