lunedì 26 dicembre 2022

Una poltrona per due, cult di natale


 
Dopo alcuni anni ho voluto rivedere Una poltrona per due, ormai classico del natale degli italiani (da 25 anni è il film natalizio di Italia 1, emittente sempre attenta a una certa comicità). Io non lo vedevo dal 2017, da allora molta acqua è passata sotto i ponti, pensavo di non gustamelo, invece manco la pandemia e questi pessimi ultimi anni riescono a guastare un classico del Cinema con la C maiuscola. 
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sabato 5 marzo 2022

Pasolushi

 

Che post faccio oggi? Ricordo i 100 anni della nascita di Pier Paolo Pasolini, il nostro più importante intellettuale del Novecento, secondo solo a Gramsci, oppure i 40 anni della morte di John Belushi, l'ultimo vero grande mito del Cinema? Un bel dilemma, sapete. Chi mi conosce sa della mia passione per il cinema, anzi il Cinema di entrambi. Certo, Pasolini non ha fatto solo Cinema, è stato intellettuale militante, poeta e scrittore. Certo Belushi oltre a un paio di cult-movie sicuri, e altri film memorabili, ha fatto tanta televisione, quella bella di una volta, comicità demenziale. Insomma, sono legato a entrambi allo stesso modo, sono stati importanti per la mia formazione entrambi. Come chiedere a un bimbo: meglio mamma o papà. Quindi dedico il post a entrambi. Il mio film preferito di Pasolini è Salò o le 120 giornate di Sodoma, film attualissimo, film che ho avuto la fortuna di rivedere al Cinema qualche anno fa. Forte, dilaniante, osceno, forse ha costato la vita a Pasolini, intellettuale scomodo, scomodo veramente, che avrei voluto oggi, nell'epoca dell'emergenza senza fine. Il mio film preferito di Belushi è invece Animal House, film eccessivo, vero capostipite del Cinema demenziale. Anche questo ho avuto la fortuna di vederlo, qualche anno fa al Cinema. Potevo dire Blues Brothers, l'altro suo cult, ma mi viene d'istinto, da sempre Animal House. E voi che ne pensate? Quali sono i vostri preferiti di Pasolini e Belushi?

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sabato 23 novembre 2019

Intervista impossibile?

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Insisto nel consigliarvi questo libro, Vita eccessiva di John Belushi - Quando il gioco si fa duro, uscito per BeccoGiallo di recente, scritto da Francesco Barilli e disegnato da Lele Corvi. Ho intervistato i due autori riguardo questa sorta di intervista impossibile a fumetti al mito John Belushi. Qui, sul sito di MeLoLeggo la potete leggere integralmente.

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domenica 27 ottobre 2019

La vita di Belushi a fumetti


Grande libro per gli appassionati di cinema e in particolare di cult-movie: Vita eccessiva di John Belushi, quando il gioco si fa duro. Una sorta di intervista impossibile fatta dai due fumettisti Francesco Barilli (testo) e Lele Corvi (disegni), con un Belushi divertente e scaltro, rotondo fumetto, a ricordare gli eccessi della sua vita. Ho intervistato i due autori del libro, (l’intervita sarà presto online) e la mia ultima domanda è stata: Il vostro film preferito di John Belushi?per la loro risposta vi rimando all’intervista. Per me è Animal House, anche se vicinissimo di un pelo metto The Blues Brothers e incollato Chiamami aquila (li rivedo spesso, perché ho una confezione co i 3 dvd, anche Elle ora li conosce). 
... e il vostro film preferito con Belushi?

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giovedì 24 gennaio 2019

Locandine cult: Animal House

  ANIMAL HOUSE (Usa 1978) di John Landis
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venerdì 2 ottobre 2015

Una bella frase ...

da Animal House di John Landis


Quello che devo dirvi , peraltro, non richiede molto tempo, ovvero: praticate ogni arte, musica, canto, danza, recitazione, disegno, pittura, scultura, poesia, romanzo, saggi, reportage, non importa quanto bene o male, non per ottenere soldi o fama, ma per sperimentare il divenire, per scoprire cosa c'è dentro di voi, per far crescere la vostra anima.
Kurt Vonnegut (Indianapolis11 novembre 1922 – New York10 aprile 2007).
In risposta ad una lettera di alcuni studenti, che nel 2006 lo invitavano nel loro college.

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lunedì 29 dicembre 2014

Due parole con i Metibla


Mi fa piacere chiudere le interviste del 2014 con i Metibla. Mi fa piacere perché sono già passati in palude, più di due anni fa, ed era stata una divertente blog-intervista: si parlava del loro disco d’esordio, Hell Holes, che molte soddisfazioni ha dato alla band romana. Questa volta è il turno di Crimson Within, autoproduzione come al solito, uscita in novembre, e che promette altre soddisfazioni. Disco strano, a partire dalla copertina cinefila, quasi alla Hitch, e, a quanto dicono le note stampa, nata dalle ricerche di Riccardo Ponis nel garage del defunto padre. Sono saltate fuori molte cose interessanti poi finite nelle canzoni dell’album, citazioni alte, citazioni basse, la vita e la cultura nel suo scorrere.
Si parla esplicitamente di concept-album, e questo mi piace. Fare un concept-album vuol dire osare, andare oltre un normale disco. Crimson Within si presenta come un concept-album sull’inadeguatezza, un disco rock tendente a riassumere sei decadi della nostra musica più amata con tutte le sue deviazioni. Tredici pezzi intensi, tredici pezzi da mandare a memoria, fatti con la giusta intensità e le giuste emozioni. Registrato e mixato dal fido Valerio Fisik presso l’HombreLobo Studio di Roma, tra il 2012 e il 2013, prodotto dallo stesso Fisik insieme ai Metibla, è il disco giusto con il quale chiudere le interviste 2014 in palude. C’è pure un frammento da Animal House … Pronti?

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domenica 19 ottobre 2008

Beata Ignoranza

La scuola va a rotoli con le riforme del governo Berlusconi? Non sono un genitore, non sono un maestro e manco un professore, ma quello che vedo non mi piace e allora, ripensando a quando andavo alle elementari io, ai tempi del maestro unico, ho buttato giù questo raccontino …


Berna

Adesso che è finita da un bel pezzo mi sembra una cazzata, come fare un buco nel burro con il trapano, ma quando ci andavo non la pensavo così. Quando ci sei in mezzo, le cose hanno una connotazione molto diversa da quando te ne stai con il culo in salvo, abbondantemente lontano dai guai. Su questo mio nipote ha perfettamente ragione, io torto marcio.
La scuola fa vomitare, fa schifo. È un luogo opprimente dove ti costringono ad andare. Ti devi presentare tutte le mattine alla stessa ora, e se non vuoi ci vai lo stesso. Come palestra di vita ci prende in pieno. È perfetta.
Un professore ti sta sulle palle?
Non importa.
Trovi i tuoi compagni di classe insopportabili?
Chi se ne frega.
Tu sei stato assegnato lì, e lì devi andare. Ha forse alternative il condannato a morte? e la mucca nel macello? e il topolino nella tana del serpente?
Mica glielo posso dire al nipote tutte queste cose però. Devo convincerlo ad andarci con piacere: la scuola è bella, la maestra ci vuol bene e s’imparano tante cose… tutte quelle balle lì.
Devi eseguire sempre i compiti, devi comportarti da ragazzo maturo, devi alzare la mano quando sai le risposte. A pisciare una volta sola (meglio farla nell’intervallo), se ti scappa ancora te la tieni. Mai marinare la scuola, mai rispondere sgarbatamente alle insegnanti, mai...
Bei discorsi, buone intenzioni. Ottime per il libro Cuore.
Capite anche voi che mi è molto difficile risultare convincente quando ripeto queste quattro balle a mio nipotino. Soprattutto il discorso riguardante le berne, cioè il marinare la scuola. Chissà quante berne ho fatto nella mia lunga carriera scolastica. Non si contano. Ho cominciato da piccolo, in seconda o terza elementare.
Me la ricordo come fosse ieri la mia prima volta di berna. Io e il mio amico Goccia, soprannominato così perché aveva sempre la goccia al naso. Il moccio, intendo dire.
Abitavamo vicini io e Goccia. Di conseguenza andavamo a prendere l’autobus insieme. Nel mio piccolo paese non c’era la scuola elementare (non c’è neppure adesso), così eravamo costretti ad emigrare come pendolari. Tutte le mattine sull’autobus. Pioggia, neve, vento, nebbia...
Cinque o sei chilometri sulla corriera blu, in compagnia delle nostre maestre. Tutti ai propri posti, rigorosamente distribuiti a seconda della classe scolastica d’appartenenza: quelli di prima davanti, quelli di seconda subito dietro, quelli di terza … quelli di quinta in fondo. Parlo di un paesino di due, tremila anime, quindi un pullman era più che sufficiente per tutti.
Ogni mattina la stessa storia: sveglia, lavarsi la faccia, fare la cacca e la pipì, colazione, poi di corsa alla fermata della corriera. La nostra era situata davanti all’entrata della casa delle monache, ad uno sputo dalla chiesa. Per raggiungere il bel posto avevamo due strade: una breve e diretta, quella che una persona razionale avrebbe sempre preso, un'altra più lunga e tortuosa, con una salitona sconsigliata ai cardiopatici e difficoltosa pure per un bambino con cartella piena di libroni e quaderni.
Di solito, io e l’amico Goccia imboccavamo quella breve. Naturale. Ma quel giorno, quello della mia prima berna ufficiale, no. Tra l’altro, passando per la via secondaria, si aveva modo di vedere la corriera senza essere visti. Così potevamo osservare l’arrivo del pullman, aspettare si fermasse a raccogliere i nostri compagni e poi vederlo ripartire. Noi saremmo accorsi un minuto dopo, fingendoci dispiaciuti. Il piano appariva perfetto, lineare come una stecca da biliardo: grossa in testa, fine in punta. Troppo fine.
“Mi pare di aver visto la corriera passare,” disse Goccia dopo un paio di minuti di silenziosa attesa.
“Sicuro?”
“Sì, guarda giù in fondo, è passata, mi pare.”
“Allora andiamo…”
“Forse è meglio aspettare ancora un attimo.”
“Si è meglio. Se ci vedono arrivare subito, possono pensare a qualcosa di studiato.”
“No, è che non sono sicuro che sia passata. E poi non ti preoccupare, non possono farci nulla.”
“I carabinieri sì. I carabinieri se non vai a scuola ti ci portano loro.”
“Sì, ma per un solo giorno non ti fanno niente. E poi quando scendiamo alla fermata, mica incontriamo i carabinieri. Al massimo troviamo la mamma di Maddalena che ritorna a casa… Eccola, guarda che arriva. Nascondiamoci.”
La mamma di Maddalena, chiapperi! Credo avesse gli occhi dappertutto. O, più semplicemente, fosse dotata della supervista di Superpippo.
“Cosa fate lì?”
“Niente, lui non trova più un quaderno.”
“E lo cercate nel mio orto?”
“No, è che ci siamo fermati per vedere se l’ha messo in cartella… purtroppo abbiamo perso la corriera.”
Be’ insomma, dopo quattro ciacole con questa signora, poco convinta dai nostri discorsi, ce ne ritornammo a casa. Cosa stupida. A casa c’era ancora mio papà. Ci portò subito a scuola. Anche là parevano poco convinti riguardo alla storia del quaderno di Goccia. I compagni di classe sorridevano, mentre la maestra, ascoltando la nostra versione dei fatti, faceva la faccia seria e un tantinello seccata. Nonostante questo non ci punì. No, niente di brutto o cattivo. Manco una frustata sul culetto. Del resto, che avevamo mai fatto?
Si, come esordio di berna non è un granché, devo ammetterlo. Diventando grande ho imparato a farla meglio. Nel corso degli anni mi sono specializzato, ho affinato l’arte. Nell’ultimo anno delle superiori ne ho architettate molte. Allora non c’era più Goccia, c’era Massimillo. Ma queste sono altre storie. Meglio non scriverle ora, non vorrei mio nipotino le leggesse e tentasse d’imitarmi. È un’attività pericolosa.

E PER TORNARE SERI, ECCO ALCUNI LINK UTILI
Su Smemoranda
La scuola in lotta
DA VENEZIA UNO DEI TANTI VIDEO DELLA PROTESTA

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