
L'ho appreso solo ora, da un blog cinefilo, e ci sono rimasto male,
anzi malissimo. Come sapere che è morto un caro amico. Sì, per me
Wes Craven lo è stato. Per me, ragazzino negli anni ottanta, la serie di
film Nightmare, vista e rivista ogni estate, rappresentava un
appuntamento fisso. L'horror per me è sempre stato e sarà
sempre Freddy Krueger, gli incubi dei giovani, contro la normalità
ipocrita dei grandi (se non lo sono diventato, lo devo anche a lui).
Quel film, molto semplicemente, diceva questo. Poi, diventando
grande, ho riscoperto, in qualche cineclub, il Craven degli inizi:
Le colline hanno gli occhi, per esempio. Poi il Craven politico,
come mi insegnava a leggere Robertino Silvestri su il manifesto, in
film come Il serpente e l'arcobaleno, Sotto Shock, La casa nera ...
da ultima, Scream, pieno di citazioni e ironia (altro tratto dominante
del cinema di Craven, l'ironia, sì, l'ironia), una nuova grande
serie dell'horror dentro. Anni settanta, anni ottanta, anni novanta,
il duemila ... per un quarantennio Craven è stato il cinema horror
(e non solo). Per questo merita un saluto. Ciao Wes!
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