giovedì 28 novembre 2024

Una generazione di merda

 

Generazione di merda, la mia.... La penso di continuo che i miei coetanei siano i peggiori di tutti. Di quelli venuti prima, che hanno fatto il Settantasette e prima ancora il Sessantotto, e di quelli di adesso, giovani che in una società pessima, inquinata mentalmente, si pongono domande. La mia generazione è quella dei cinquantenni, ma allargherei a chi ha 45 anni in su e arriverei ai sessantenni, come generazione di merda. Sono i politici di oggi, veramente di bassa qualità per non dire di peggio (inutile fare nomi). Si sono formati negli Ottanta, il peggiore decennio del secolo scorso in quanto a politica, musica, cinema, televisione, e chi più ne ha…

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lunedì 20 gennaio 2020

Oggi il maestro avrebbe 100 anni


Non sono un grande conoscitore di FedericoFellini, purtroppo appartengo a una generazione che ha potuto vedere pochi suoi capolavori al cinema. Quando ero ragazzo non facevano fare più film al maestro, se non uno ogni dieci anni. Tanto che, l'unica sua pellicola vista al cinema è stata La voce della luna del 1990, con Roberto Benigni e Paolo e Villaggio. In tv ho molto apprezzato e rivisto spesso Amarcord, forse il suo capolavoro, ma mi sono piaciuti molto anche Il Casanova di Federico Fellini, Roma, La città delle donne. Mi manca, e me ne vergogno, La dolce vita e 8  ½ , ma anche La strada, I vitelloni, Giulietta degli spiriti. E voi, quanti suoi film avete visto? Al cinema, o in tv … 

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martedì 14 agosto 2018

Ferie d'agosto

In questi giorni sono riuscito a leggere alcune cose arretrate, che non avevo avuto tempo di leggere prima. Tra queste anche la rivista di Emergency di giugno 2018. Una piccola pubblicazione sempre molto interessante. In prima pagina un articolo di Gino Strada, che fa delle riflessioni molto semplici, quanto importanti sulla politica di questi ultimi mesi in Italia riguardo l'immigrazione. Non trovo online l'articolo, essendo una pubblicazione solo per gli iscritti a Emergency, quindi ricopio l'incipitdell'articolo, che faccio mio.
Una nave carica di 629 persone è rimasta intrappolata 9 giorni nel Mediterraneo, prima di poter attraccare in un porto spagnolo. Due barche sono affondate in pochi giorni al largo delle coste libiche. Tre bambini vestiti di rosso hanno trovato i soccorritori sul bagnasciuga quando ormai era troppo tardi. Sono immagini delle scorse settimane. In un Paese civile avrebbero generato un'inquietudine profonda; in realtà, si sono perse in un clima di indifferenza, se non ostilità.
... e la fine, che sottoscrivo ancora di più.
In un mondo sempre più interconnesso, pensare di trincerarci dietro a muri e confini è anacronistico, ed è già costato milioni di vite. Dobbiamo riuscire a vivere con gli altri "in spirito di fratellanza", non possiamo ignorare le sofferenze dei più deboli e dei poveri. Non è negando diritti ad altre persone che riusciremo a difendere i nostri.
Buon ferragosto.

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lunedì 14 agosto 2017

Buona estate ...

... quella che ci resta.

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giovedì 6 luglio 2017

Ora si può dire: ciao Paolo!

Paolo Villaggio, il grande Paolo Villaggio,
che andava a tutti i funerali di star
amiche sue, è morto.
Lo vedevo nei tg, tutto contrito, serio,
perfetto nel rendere l'estremo saluto
con le parole giuste.
Me lo ricordo al funerale di Faber,
grande amico suo, o di Gassman,
o di Ugo Tognazzi.
Mi ricordo anche le molte volte che
ne hanno annunciato la sua,
di morte.
Per questo, anche se avevo già il
post pronto, con questa foto,
ho aspettato un po'.
Ora, passati alcuni giorni, siamo certi,
quel fine umorista, dei vizi e delle
banalità italiche, è morto.
E allora lo posso dire: ciao Paolo!
Uacciu uari uari … uacciu uari uari ...

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mercoledì 15 agosto 2012

Il Benpensante nel paese delle lacrime

L'Italia è il paese delle lacrime. C'è un'inflazione di madonne che piangono e il 75 per cento delle trasmissioni televisive di successo è fatto di lacrime, abbracci, singhiozzi. Le lacrime fanno ascolto anche se sono uno spettacolo ripugnante. All'uscita di un funerale di Stato, anche il presidente del Consiglio, con un coup de théatre, si è passato, quasi infastidito per quel momento di debolezza, la mano sugli occhi: sembrava la Madonna di Civitavecchia.
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giovedì 5 aprile 2012

Faber mi seduchi

Voi sapevate chi era stato a trovare il nomigliolo Faber a De AndréPaolo Villaggio è stato, suo grande amico da sempre. Io lo ignoravo completamente, fino a che non ho letto questa meraviglia di Ballata per Fabrizo De André,  riportata in libreria da BeccoGiallo, (ancora loro, io quando mi fisso con un editore, o autore, poi non lo mollo fino a stufarmi).

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sabato 10 dicembre 2011

Paolo Villaggio è vivo e lotta insieme a noi

Noi poveri ci illudiamo anche questa volta. Siamo nella merda, ma vedrete che quella squadra di "bocconiani" entro Natale salverà i nostri risparmi. Come? È semplice, senza toccare le pensioni e senza altri tagli. Insomma, con dei semplici miracoli come quelli che faceva il "buon'anima" ai suoi tempi: moltiplicazioni pani e pesci al lago di Tiberiade e trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Canaa.
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sabato 17 settembre 2011

Paolo Villaggio, il Benpensante sognante


È inutile negarlo, non è un momento felice per il mondo occidentale. Stiamo perdendo fiducia nella nostra cultura da esportare con la violenza delle armi in tutto il mondo. L'impero americano è in crisi. Le democrazie europee sono forse più temibili delle dittature sudamericane e maoiste, perché usano per governare malamente, la maschera della libertà. Le vacanze, le storie d'amore, i sogni di successo, che sono in fondo la felicità dei giovani, sono inquinati da una paura vera per il futuro. Loro non hanno il ricordo di tempi migliori, ma hanno tutta una vita da vivere ancora e la speranza di grandi cambiamenti. Noi vecchi abbiamo un ricordo esasperato di tempi migliori, ma purtroppo poca vita davanti. C'è una soluzione per farci morire felici: giornali radio, telegiornali e giornali speciali che vengono consegnati a domicilio con la bottiglia di latte. Faccio un esempio: «Pensionato cade dal 5° piano, rimbalza sulla tenda del caffè sotto casa e vola su un carro di fieno che si ferma: tutti applaudono, viene aiutato a scendere e il sindaco è pronto a consegnargli una medaglia d'oro e 100.000 euro al valore civile».
Paolo Villaggio su il manifesto del 10.09.2011 nella sua rubrica Il Benpensante.

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venerdì 2 settembre 2011

Paolo Villaggio, il Benpensante

La fine della II guerra mondiale è stata festeggiata con Churchill con la V a Piccadilly come un grande momento della storia inglese e con MacArthur che firmava il trattato di pace a bordo della "Missouri" nella baia di Tokio. Un momento di gioia e di euforia per tutto il mondo occidentale, però il prezzo da pagare è stato 62 milioni di morti. Ci siamo illusi tutti: da lì sembrava che le guerre sarebbero finite per sempre. Niente da fare: tra guerre in Corea, Vietnam, Golfo, Afghanistan e Libia, il prezzo finora è solo di 12.850.000. A questo punto non riusciamo a capire qual è l'obbiettivo fondamentale delle "missioni di pace" occidentali. A chi possiamo chiedere: «A chi servono queste guerre?» Vogliamo fare un ultimo tentativo, convincere gli animalisti di non proteggere solo le balene e i panda, ma anche i maiali, le pecore, le mucche e i cavalli del Palio di Siena, ma anche gli uomini. Perché di questo passo rischiano l'estinzione, come i brontosauri.
Paolo Villaggio su il manifesto del 28.08.2011 nella sua rubrica Il Benpensante.

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domenica 30 agosto 2009

CINEMA: Generazione 1000 euro, oggi zero …

Finalmente sono riuscito a vedere Generazione 1000 euro, il film tratto dal famoso libro (poi anche blog) di Antonio Incorvaia, mio vecchio amico di penna e Alessandro Rimassa. Un film sfortunatamente uscito a fine aprile, quando i cinema in Italia si svuotano, ma che merita una visione in sala, o al massimo in video. Io l’ho ripescato in un cinema estivo, all’aperto e questo ha forse giovato alla pellicola. L’ho trovata infatti una bella commedia dai tempi perfetti, con bei personaggi (anche di contorno), battute ben assestate e dove niente è lasciato al caso (anche se il finale non è del tutto credibile, ma è il cinema, ragazzi…).
La storia è in sostanza quella del libro, con qualche ovvio cambiamento/semplificazione (ho tanta voglia di rileggerlo): ci sono questi trentenni nell’unica metropoli italiana, Milano, con contratti a termine, il frigo vuoto, il conto corrente sempre in rosso, l’affitto e le bollette da pagare. Una vita precaria, insomma. La prima generazione messa peggio di quella dei loro padri, come recita bene una battuta del libro/film (ed oggi siamo andati ancora oltre, grazie proprio al liberismo, alla bella idea dei contratti a termine e del precariato istituzionalizzato…siamo alla generazione 0 euro!). Il film gioca molto sulla vita di Matteo, abbandonato dalla fidanzata, con un lavoro competitivo in un’agenzia di marketing, con le prospettive che sembrano aprirsi e poi richiudersi per poi riaprirsi, con due nuove storie d’amore (la bionda, sua capetta nell’azienda dove lavora, e la bruna, insegnante precaria, arrivata per caso nell’appartamento diviso con l’amico simpatico e pasticcione, quello che sogna di battere il Brasile alla playstation giocando con l’Andorra; queste le ultime utopie della mia generazione?).
Un personaggio da commedia all’italiana classica, quello interpretato dal buon Alessandro Tiberi, come il suo amico Francesco (Francesco Mandelli) e la bruna (Valentina Lodovini, che adoro) e la bionda (Carolina Crescentini, che non conoscevo, ma ho trovato perfetta). Massimo Venier quindi si stacca dai soliti personaggi di derivazione televisiva e insegue Monicelli con questi giovani carini, sull’orlo della disoccupazione/depressione e la partecipazione straordinaria, di peso e importante (per la sua storia, non solo filmica) di Paolo Villaggio (merita un post tutto suo, prima o poi lo farò).

Chissà oggi dove saranno questi giovani? Cosa (non) faranno? Il recente libro di Incorvaia e Rimassa, uscito poco prima del film (Jobbing- Guida alle 100 professioni più nuove e più richieste) non lo dice (non è e non vuole essere il seguito di Generazione 1000 euro). È semplicemente una “guida”, come dice il titolo, ai lavori di oggi (o forse di qualche mesetto fa), superata dagli eventi e con un’impostazione che non mi piace: …stiamo passando dal lavoro dipendente al lavoro intraprendente… recita la prefazione di Walter Passerini. Sono discorsi come questi, che ci hanno portati sull’orlo del baratro. E poi, un discorso così non è superato è doppiato… lasciamo stare. Se non altro ho scoperto che esiste anche la professione del blogger, cioè di chi cura un blog non in modo amatoriale come noi, ma per aziende. Ci facciamo un pensierino?
PER SAPERE DA DOVE NASCE IL FILM
http://www.generazione1000.com/

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