lunedì 1 gennaio 2024

Vi ricordate del Chiapas?

Alle prime luci dell'alba del primo gennaio 1994 l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) si mostra per la prima volta pubblicamente. Questo esercito ribelle e sognatore, dopo dieci anni di clandestinità nelle alture del Chiapas, Stato al confine meridionale del Messico, finalmente esce allo scoperto.

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Un bel ricordo di un'esperienza ancora viva, a leggere l'interessante articolo di GLOBAL PROJECT. Chi se ne ricordava più del Chiapas, e invece sono passati 30 anni appena, e quell'esperienza è ancora viva, tra errori, riletture, mito, ma non ancora leggenda. Mi ricordo che mi aveva molto impressionato, avevo fatto una piccola ricerca alle superiori, probabilmente è da  qualche parte. E voi, vi ricordavate del Chiapas?
 

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venerdì 2 luglio 2021

Un altro giro? No, grazie!

Ispirati da una teoria  secondo cui l'alcol promuove la creatività nel lavoro e aiuta nella vita sociale, quattro insegnanti di liceo si buttano (letteralmente) in un esperimento particolare: consumano costantemente alcol per vedere come influisce su di loro. Il tutto prende corpo al quarantesimo compleanno del più intellettuale e godereccio dei quattro, quando uno di loro, dopo essersi rifiutato di bere perché deve guidare, racconta dei suoi problemi con la sua classe, e del rapporto con la moglie in uno stato di crisi. Si scatena anche lui nella libagione, convinto dagli altri, e il giorno dopo a scuola, prima di iniziare la lezione di Storia, beve un bel po'. Detto così Un altro giro (Druk, 2020) sembra un film interessante, e infatti mi ha attirato al Cinema, però lo svolgimento non mi ha convinto del tutto.Continua a leggere...»

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domenica 17 gennaio 2021

Pacifista integrale da 30 anni

17 gennaio del 1991, inizio della prima guerra del Golfo. Un inferno di fuoco sull'Iraq che aveva invaso il Kuwait, da parte di Bush padre, dopo che gli Usa avevano per anni foraggiato Saddam Hussein nelle guerre contro l'Iran (cosa successa molte volte in altri contesti poi, di voltare le spalle ai mostri creati da loro stessi). Mi ricordo il mio essere contro quell'aggressione da subito, gli scioperi a scuola, il mio intervento in assemblea con la voce rotta dall'emozione, il mio scoprirmi pacifista integrale. Forse è questo il mio primo atto politico esplicito, forte, che ha poi creato la mia identità di pacifista integrale quale mi dichiaro ancora dopo trent'anni. Era il primo coinvolgimento di guerra con militari italiani dopo il 1945, violando l'art. 11 della nostra Costituzione. Era la prima guerra mediatica, con tante immagini di soldati, bombardamenti, carriarmati, pozzi in fiamme (ricordo poi un film di Werner Herzog) visti dalla tv. Le munizioni all'uranio impoverito, l'invenzione dell'ossimoro guerra umanitaria... vi ricordate?
Qui per saperne di più.
 

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venerdì 2 ottobre 2015

Una bella frase ...

da Animal House di John Landis


Quello che devo dirvi , peraltro, non richiede molto tempo, ovvero: praticate ogni arte, musica, canto, danza, recitazione, disegno, pittura, scultura, poesia, romanzo, saggi, reportage, non importa quanto bene o male, non per ottenere soldi o fama, ma per sperimentare il divenire, per scoprire cosa c'è dentro di voi, per far crescere la vostra anima.
Kurt Vonnegut (Indianapolis11 novembre 1922 – New York10 aprile 2007).
In risposta ad una lettera di alcuni studenti, che nel 2006 lo invitavano nel loro college.

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mercoledì 12 gennaio 2011

Che libro indossare questa sera?

Book Bloc(k) sono una delle idee più geniali del Movimento studentesco: Il sole nudo, Tropico del cancro, L’armata Brancaleone (già, anche un film), Q, L’Orlando Furioso, Lo straniero, Cecità, End Game …corazze di cultura contro l’arroganza del potere.
Quale libro indosserei io? Uno qualsiasi dell’amato Bukowski? Difficile sceglierne uno (Storie di ordinaria follia, magari), o un John Fante (Chiedi alla polvere) o La svastica sul sole di Dick … Anche Il fu Mattia Pascal di Pirandello mi è sempre piaciuto, e non solo perché il protagonista è nato il mio stesso giorno (di qualche anno prima). Forse però indosserei Addio alle armi, romanzo perfetto, il vero capolavoro di Hem. Un titolo giusto per lunghezza e forza.
E voi?
PER SAPERE COME SI COSTRUISCE UN BOOK BLOC(K)

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domenica 19 ottobre 2008

Beata Ignoranza

La scuola va a rotoli con le riforme del governo Berlusconi? Non sono un genitore, non sono un maestro e manco un professore, ma quello che vedo non mi piace e allora, ripensando a quando andavo alle elementari io, ai tempi del maestro unico, ho buttato giù questo raccontino …


Berna

Adesso che è finita da un bel pezzo mi sembra una cazzata, come fare un buco nel burro con il trapano, ma quando ci andavo non la pensavo così. Quando ci sei in mezzo, le cose hanno una connotazione molto diversa da quando te ne stai con il culo in salvo, abbondantemente lontano dai guai. Su questo mio nipote ha perfettamente ragione, io torto marcio.
La scuola fa vomitare, fa schifo. È un luogo opprimente dove ti costringono ad andare. Ti devi presentare tutte le mattine alla stessa ora, e se non vuoi ci vai lo stesso. Come palestra di vita ci prende in pieno. È perfetta.
Un professore ti sta sulle palle?
Non importa.
Trovi i tuoi compagni di classe insopportabili?
Chi se ne frega.
Tu sei stato assegnato lì, e lì devi andare. Ha forse alternative il condannato a morte? e la mucca nel macello? e il topolino nella tana del serpente?
Mica glielo posso dire al nipote tutte queste cose però. Devo convincerlo ad andarci con piacere: la scuola è bella, la maestra ci vuol bene e s’imparano tante cose… tutte quelle balle lì.
Devi eseguire sempre i compiti, devi comportarti da ragazzo maturo, devi alzare la mano quando sai le risposte. A pisciare una volta sola (meglio farla nell’intervallo), se ti scappa ancora te la tieni. Mai marinare la scuola, mai rispondere sgarbatamente alle insegnanti, mai...
Bei discorsi, buone intenzioni. Ottime per il libro Cuore.
Capite anche voi che mi è molto difficile risultare convincente quando ripeto queste quattro balle a mio nipotino. Soprattutto il discorso riguardante le berne, cioè il marinare la scuola. Chissà quante berne ho fatto nella mia lunga carriera scolastica. Non si contano. Ho cominciato da piccolo, in seconda o terza elementare.
Me la ricordo come fosse ieri la mia prima volta di berna. Io e il mio amico Goccia, soprannominato così perché aveva sempre la goccia al naso. Il moccio, intendo dire.
Abitavamo vicini io e Goccia. Di conseguenza andavamo a prendere l’autobus insieme. Nel mio piccolo paese non c’era la scuola elementare (non c’è neppure adesso), così eravamo costretti ad emigrare come pendolari. Tutte le mattine sull’autobus. Pioggia, neve, vento, nebbia...
Cinque o sei chilometri sulla corriera blu, in compagnia delle nostre maestre. Tutti ai propri posti, rigorosamente distribuiti a seconda della classe scolastica d’appartenenza: quelli di prima davanti, quelli di seconda subito dietro, quelli di terza … quelli di quinta in fondo. Parlo di un paesino di due, tremila anime, quindi un pullman era più che sufficiente per tutti.
Ogni mattina la stessa storia: sveglia, lavarsi la faccia, fare la cacca e la pipì, colazione, poi di corsa alla fermata della corriera. La nostra era situata davanti all’entrata della casa delle monache, ad uno sputo dalla chiesa. Per raggiungere il bel posto avevamo due strade: una breve e diretta, quella che una persona razionale avrebbe sempre preso, un'altra più lunga e tortuosa, con una salitona sconsigliata ai cardiopatici e difficoltosa pure per un bambino con cartella piena di libroni e quaderni.
Di solito, io e l’amico Goccia imboccavamo quella breve. Naturale. Ma quel giorno, quello della mia prima berna ufficiale, no. Tra l’altro, passando per la via secondaria, si aveva modo di vedere la corriera senza essere visti. Così potevamo osservare l’arrivo del pullman, aspettare si fermasse a raccogliere i nostri compagni e poi vederlo ripartire. Noi saremmo accorsi un minuto dopo, fingendoci dispiaciuti. Il piano appariva perfetto, lineare come una stecca da biliardo: grossa in testa, fine in punta. Troppo fine.
“Mi pare di aver visto la corriera passare,” disse Goccia dopo un paio di minuti di silenziosa attesa.
“Sicuro?”
“Sì, guarda giù in fondo, è passata, mi pare.”
“Allora andiamo…”
“Forse è meglio aspettare ancora un attimo.”
“Si è meglio. Se ci vedono arrivare subito, possono pensare a qualcosa di studiato.”
“No, è che non sono sicuro che sia passata. E poi non ti preoccupare, non possono farci nulla.”
“I carabinieri sì. I carabinieri se non vai a scuola ti ci portano loro.”
“Sì, ma per un solo giorno non ti fanno niente. E poi quando scendiamo alla fermata, mica incontriamo i carabinieri. Al massimo troviamo la mamma di Maddalena che ritorna a casa… Eccola, guarda che arriva. Nascondiamoci.”
La mamma di Maddalena, chiapperi! Credo avesse gli occhi dappertutto. O, più semplicemente, fosse dotata della supervista di Superpippo.
“Cosa fate lì?”
“Niente, lui non trova più un quaderno.”
“E lo cercate nel mio orto?”
“No, è che ci siamo fermati per vedere se l’ha messo in cartella… purtroppo abbiamo perso la corriera.”
Be’ insomma, dopo quattro ciacole con questa signora, poco convinta dai nostri discorsi, ce ne ritornammo a casa. Cosa stupida. A casa c’era ancora mio papà. Ci portò subito a scuola. Anche là parevano poco convinti riguardo alla storia del quaderno di Goccia. I compagni di classe sorridevano, mentre la maestra, ascoltando la nostra versione dei fatti, faceva la faccia seria e un tantinello seccata. Nonostante questo non ci punì. No, niente di brutto o cattivo. Manco una frustata sul culetto. Del resto, che avevamo mai fatto?
Si, come esordio di berna non è un granché, devo ammetterlo. Diventando grande ho imparato a farla meglio. Nel corso degli anni mi sono specializzato, ho affinato l’arte. Nell’ultimo anno delle superiori ne ho architettate molte. Allora non c’era più Goccia, c’era Massimillo. Ma queste sono altre storie. Meglio non scriverle ora, non vorrei mio nipotino le leggesse e tentasse d’imitarmi. È un’attività pericolosa.

E PER TORNARE SERI, ECCO ALCUNI LINK UTILI
Su Smemoranda
La scuola in lotta
DA VENEZIA UNO DEI TANTI VIDEO DELLA PROTESTA

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domenica 12 ottobre 2008

La scuola c’è


La scuola, nonostante la controriforma portata avanti a colpi di decreto legge dal governo Berlusconi, sembra esserci ancora. Almeno ci sono degli studenti che con gli insegnanti cercano di ragionare. Per esempio, mercoledì scorso mi è arrivato un post dalla II H del Liceo Falcone di Bergamo, a proposito della mia segnalazione delle due puntate di alta televisione curate da Riccardo Iacona (vedi il post di Venerdì 26 settembre 2008 "La guerra infinita – Questa sera, 21,05 su Rai 3"). I ragazzi, dopo aver diligentemente visto le due puntate del programma, si sono posti delle domande. Spesso i post dentro post passati non vengono letti, o poco letti, per questo riporto integralmente il loro punto di vista, con le domande per noi “adulti”. Conoscendo gli amici blogger che mi scrivono ogni tanto, sono certo che riusciremo a dare ai gggiovani una qualche risposta, togliendoli dalla faccia quell’espressione di smarrimento che hanno, come il giovane della foto, protagonista di Leoni per Agnelli, il film di Redford che questa lettera e il programma di Iacona mi hanno fatto ritornare in mente.
Questo il loro post.
classe 2h ha detto...
La nostra insegnante di storia ha assegnato come compito di seguire i due documentari andati in onda venerdì 19 e 26 Settembre 2008, alle ore 21:00 su Rai 3, dal titolo: ‘La Guerra Infinita’. Il giorno dopo, in classe abbiamo discusso i temi trattati dal programma e sono emerse alcune domande a cui non siamo stati in grado di rispondere. Chiediamo quindi che qualcuno ci aiuti a capire, perché siamo stati davvero colpiti dal renderci conto della disinformazione di cui siamo preda.
1- Il capo dell’organizzazione di spaccio della droga in Europa, ripreso alla stazione centrale di Milano, è stato arrestato? E se non lo è, perché? A chi gioverebbe questo?
2- Perché le organizzazioni internazionali, nonostante sappiano bene il giro malavitoso che sta intorno alla droga, continuano ad ignorarlo? Il permanere di questi problemi dimostra che la presenza di organizzazioni come la Nato e l’Onu è inutile. A chi giova questo?
3- Perché lo stato Afghano non interviene a sostenere quei cittadini che cercano un’alternativa alle coltivazioni illegali? A chi giova questo?
4- Perché solo la Turchia riesce ad intercettare il traffico di droga? A chi giova questo?
Adesso che siamo a conoscenza di ciò che succede "a un’ora di volo da Roma", aspettiamo con ansia che il mondo degli adulti ci dia un segnale di speranza per credere nel nostro futuro. Ma se non dovesse succedere nulla, a chi gioverebbe tutto questo?
Abbiamo ripensato, non senza tristezza, al romanzo La storia della Morante, recentemente trattato da noi e ci è sembrato che il sottotitolo ‘Uno scandalo che dura da 10000 anni’ sia destinato inesorabilmente a perpetuarsi. ... E poi il mondo adulto lamenta che noi giovani non abbiamo entusiasmo e valori in cui credere. ... Dateceli e noi crederemo.
La classe II H, Liceo Falcone, Bergamo

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