domenica 17 gennaio 2021

Pacifista integrale da 30 anni

17 gennaio del 1991, inizio della prima guerra del Golfo. Un inferno di fuoco sull'Iraq che aveva invaso il Kuwait, da parte di Bush padre, dopo che gli Usa avevano per anni foraggiato Saddam Hussein nelle guerre contro l'Iran (cosa successa molte volte in altri contesti poi, di voltare le spalle ai mostri creati da loro stessi). Mi ricordo il mio essere contro quell'aggressione da subito, gli scioperi a scuola, il mio intervento in assemblea con la voce rotta dall'emozione, il mio scoprirmi pacifista integrale. Forse è questo il mio primo atto politico esplicito, forte, che ha poi creato la mia identità di pacifista integrale quale mi dichiaro ancora dopo trent'anni. Era il primo coinvolgimento di guerra con militari italiani dopo il 1945, violando l'art. 11 della nostra Costituzione. Era la prima guerra mediatica, con tante immagini di soldati, bombardamenti, carriarmati, pozzi in fiamme (ricordo poi un film di Werner Herzog) visti dalla tv. Le munizioni all'uranio impoverito, l'invenzione dell'ossimoro guerra umanitaria... vi ricordate?
Qui per saperne di più.
 

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giovedì 13 ottobre 2011

30: andavamo al cinema ...

Altro "capitolo" del mio 30, un romanzo e-pistolare formato da uno scambio di email tra due amici nel 2001/2002. In questa mail, tra le altre cose, si parla di un film molto importante per quell'anno ... vorrei rivederlo oggi.


Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it

Data invio: sabato 13 ottobre 2001 17.12

Oggetto: P.S.

Ciao, Lorenz, sono ancora io.

Le ho appena telefonato per chiederle se voleva uscire anche questa sera. Ha detto che ha da fare. Dice che è impegnata in una traduzione importante.

"Ne sentemo più avanti ..."

Lorenzo, ho sbagliato qualcosa? Dimmi tu se ho sbagliato qualcosa. Per favore quando hai tempo leggi attentamente la mia precedente e-mail, vedi se secondo te ho commesso qualche errore. Mandami critiche, suggerimenti per il futuro (ci sarà un futuro?), altro… Telefono, messaggi, posta ordinaria, e-mail, e-piccione, tutto.

Dovevo forse baciarla nel buio della sala cinematografica? Certo, il tema del film non aiutava, con questa giornalista canadese che ritorna nella sua Kandahar per cercare di fermare la sorella che ha promesso di suicidarsi; durante il suo viaggio, nascosta dietro al burka d’ordinanza, incontra uomini senza gambe, donne schiavizzate, bambini disposti a tutto pur di guadagnare qualche soldo, capi talebani capaci di sottomettere al loro volere la popolazione affamata. Potevo baciarla?

Se un merito ha il film, è quello di mostrare cosa stanno bombardando gli americani con la scusa di cercare il loro amico Bin Laden (in affari con la famiglia Bush da una vita); miseria, malattia, nulla eterno. Capisco perché la sorella della giornalista decide di farla finita. In più ci hanno tagliato anche il finale. Potevo baciarla?

Teresa alla fine della proiezione ha chiesto informazioni alla cassa, ma non le hanno saputo dare risposta.

"Questa è la copia che ci hanno mandato. Non savemo el perché manchino i titoli di coda".

Censura? Autocensura del regista per dirci che oltre non si può andare? Lo sapremo mai?

Ciao.

Cinejac

P.S.

A proposito, il regista della pellicola è Mohsen Makhmalbaf, autore anche de Il silenzio. Ti ricordi quando lo abbiamo visto io, te e Silvia al Centro Marziano? Quand’è che ritorniamo ad andare al cine assieme? Al marziano fanno un sacco di buoni film. Una bionda che lavora con me mi passa spesso il bolletino mensile col programma. È da una vita che non ci vado. E voi?

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