giovedì 26 ottobre 2023

L'ultima volta che siamo stati bambini, il film

Andate a vedere L'ultima volta che siamo stati bambini il film d'esordio come regista di Claudio Bisio perché  è davvero stupendo, questa è una rece, ma anche un appello. Soave e delicato come il bel romanzo omonimo dal quale è tratto (qui la mia rece al libro di Fabio Bartolomei, autore anche di altri gioiellini editi da e/o, come ad esempio Giulia1300 e altri miracoli, da cui è tratto il film di Edoardo Leo Noi e la Giulia, We Are Family, Lezioni in Paradiso). 

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domenica 27 gennaio 2019

L'ultima volta che siamo stati bambini, e la Memoria

Non sono abituato a fare post per il Giorno della Memoria, perché mi sembra sia spesso fatto solo per dovere istituzionale, dimenticandosene tutti gli altri giorni. Questa volta però mi è capitato di leggere un libro geniale, intelligente, ben scritto da Fabio Bartolomei, autore contemporaneo, che ritorna a quei giorni. Lo fa in modo naturale, cioè cercando di raccontare una storia di ragazzini travolti dal dramma dei campi di sterminio in L'ultima volte che siamo stati bambini, edizioni e/o.
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sabato 18 maggio 2013

Morto il torturatore gioppino Videla

I miei eroi, quella sera, furono tutti olandesi. E solo più avanti, nel tempo, se ne sarebbe sovrapposto uno argentino. Uno solo, ma di una grandezza rilucente che allora non potevo capire: il centravanti Mario Kempes dai lunghi capelli. Lui, proprio lui, che con i suoi gol era stato decisivo, rifiutò, solo lui, in mondovisione di stringere lo zampone al torturatore gioppino Videla.
Nicola Pezzoli, Quattro soli a motore, Neo

Il torturatore gioppino è morto. Oltre al libro di Zio Scriba, che non parla della dittatura argentina, ma è ambientato nel 1978, con un bambino protagonista spesso picchiato da un padre, per questo soprannominato Videla, consiglio spassionatamente anche il libro di Massimo Carlotto Le Irregolari, Buenos Aires Horror Tour edito da e/o.
Chi vuol sapere qualcosa sulla dittatura argentina legga qui.

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giovedì 21 aprile 2011

Rileggere Perdas de Fogu oggi

È uscito nel 2008 ma è molto attuale, purtroppo. Un grande romanzo d’inchiesta scritto da Massimo Carlotto insieme ad un gruppo di scrittori riuniti sotto il nome Mama Sabot. C’è un disertore costretto a fare il lavoro sporco in operazioni segrete, e tra queste spiare una giovane veterinaria che studia gli effetti dell’inquinamento bellico sugli animali nella zona del poligono di Salto di Quirra. Avete visto in tv quelle pecore deformi? Se l’avete viste capite perché invito a rileggere o leggere per la prima volta questo libro. C’è pure la versione ebook e tascabile, come tutti i libri del papà dell’Alligatore (quello vero). Leggeteli, così capirete pure perché mi sono scelto questo nome …più che pubblicità progresso: rivoluzionaria.

Clicca qui per saperne di più Perdas de Fogu - Dal Mondo

Visita il sito ufficiale di Massimo Carlotto

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domenica 14 marzo 2010

CINEMA: Amabili resti

Amabili resti è un film da nervoso, nel senso che a vederlo si diventa nervosi. Sembra come quei vecchi cartoni animati Warner Bros, con il cattivo, un po’ folle, decisamente brutto e kitsch, e l’innocente, sempre sull’orlo del pericolo, sempre pronta a cadere nel tranello, come da copione (e tu vorresti dirle “no, non farlo, non entrare, stai lontana da quello …”).
Insomma, non mi sono divertito. E poi ci sono troppi effetti speciali. Il cinema rischia di diventare presto (o forse lo è già diventato) un grande gioco sperimentale, tra reale e immaginario, con immagini finte e immagini vere, attori in carne ed ossa accanto ad attori sintetici. In certi casi il risultato è buono (vedi Avatar, per me un gran bel film) in altri meno (vedi, appunto, Amabili resti).
Certo, la storia, tratta da un libro di successo, si prestava: una povera bambina, vittima di un bruto, viene orribilmente assassinata (non ci sono scene di violenza, quasi tutto viene fatto abilmente immaginare); è morta, ma rimane nel limbo. Viaggia come spettro tra l’aldilà e l’aldiquà. Vede i genitori, la sorella, il fratellino, lo spasimante, il bruto … però rimane confinata in un paesaggio da fantasia (ed è qui che Peter Jackson si scatena con gli effetti speciali e colori mai visti).
Parallelamente, nel mondo dei vivi, la storia continua, ed è il meglio del film. Qui Jackson c’è (c’è pure in un bel cameo di stampo hitchcockiano). La vita della sua famiglia prosegue, anche se non nel migliore dei modi, le indagini vanno avanti, il bruto mette in atto altri crimini. Tutti splendidi attori a partire da un irriconoscibile Stanley Tucci, serial killer dalla borghese vita ordinaria, Susan Sarandon, nonna libertina/libertaria, Rachel Weisz, madre intellettuale persa nel suo dolore. Perfetta pure la ragazzina vittima dell’assasino, la giovane Saoirse Ronan. A non convincermi, oltre all’eccessivo utilizzo degli effetti speciali, sono certe sdolcinatezze da pellicole d’adolescenti, fuori luogo per un film con una tematica così dura. Il primo David Lynch forse avrebbe fatto meglio.

Viene voglia di leggere il romanzo Amabili resti di Alice Sebold, in Italia edito da e/o, editore molto presente al cinema in questo periodo (Il riccio); manca solo un bel film con L’Alligatore di Carlotto.

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