giovedì 27 marzo 2025

La morte ti fa Hype



A fine dell'anno scorso è morto il cantautore Paolo Benvegnù, poi a inizio anno David Lynch, Gianfranco Manfredi, solo per dire i primi tre che mi vengono in mente. I post dedicati a loro, in particolare quelli a Benvegnù hanno attirato centinaia di mi piace, cuoricini, faccette che piangono ecc. sui social dove pubblico cose e migliaia di visioni. Ho letto da un'amica cantautrice che secondo lei, in generale, era una cosa esagerata: tanti hanno scritto di questa morte raccontando aneddoti, foto, millantando conoscenze (forse) dirette o indirette, solo perché era morto (nel pomeriggio del 31 dicembre, tra l'altro). Una sorta di salto sul carro funebre al quale si assiste spesso sui social (qualche anno fa anche il mio post dedicato a Lanegan aveva ottenuto un sacco di attenzione e non credo lo conoscessero tutti).

Non so se sia vero quello che scriveva la cantautrice, che affermava di non conoscerlo di persona e quindi non avere messo nessun post, di sicuro c'è che qualche mese prima avevo riproposto un'intervista a Paolo Benvengù fatta a suo tempo sul sito di Smemoranda senza ottenere tutti sti mi piace (su Fb 1 solo mi piace contro i 175 del post della sua morte, su Instagram 22 contro 165, su X 1 mi piace contro 161,  34 visioni contro 6739 e 16 condivisioni  ...un dato davvero pazzesco). Questo per dire che la morte sui social attira, la morte fa Hype.

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mercoledì 6 gennaio 2021

Un anno al cinema… il 2020

 

In verità, come ben sapete, non è stato un anno al cinema, ma per noi solo due mesi, gennaio e febbraio. Quindi la consueta lista di film si ferma dopo sole sei pellicole. Il covid19 ci ha poi impedito di tornare in sala, e anche nel breve periodo di apertura non ce la siamo sentita di tornare in sala. Eppure il 2020 cinematograficamente parlando non era iniziato male. Su tutti Sorry We Missed You di Ken Loach,che ci raccontava la vita di una famiglia in crisi, con il capofamiglia che diventava un corriere con il suo furgoncino, come i tanti che poi abbiamo visto nel corso dell'anno. Una conferma quella di Loach, accanto alla novità di Teona Strugar Mitevska, regista macedone dello strano e bello Dio è donna e si chiama Petrunya, il nostro ultimo film visto al cinema. Interessante anche il Craxi rivisitato da Gianni Amelio, e pure la biopic su Judy Garland Judy, secondo me ingiustamente criticata, ma onesta come buona l'interpretazione della Zellweger. Apprezzabile l'ennesima versione di Piccole donne della talentuosa Greta Gerwig, anche se non sono riuscito a seguire bene il film per i salti temporali e l'aver mischiato i libri. Decisamente trascurabile Figli di Giuseppe Bonito. Questi i pochi  film film visti in sala. Ovviamente, come molti ci siamo buttati sullo streaming o le tv online, riuscendo tra Tim Vision, RaiPlay, MyMovies, Minerva Pictures, Youtube dvd, a vedere film vecchi, altri recenti che ci mancavano, qualche novità e qualche serie TV. Tra questi segnalo quelli recensiti sul blog (clicca sul titolo per andare alla rece): Il grande passo, Profumo di donna, Lynchana 1 (spero di riprendere a vedere altri suoi film), Lontano, Lontano, I segreti di Twin Peaks, Serata femminista (Speriamo che sia femmina di Monicelli tra l'altro), Serata meditazione, La tartaruga rossa, Fischia, Leoni, Non essere cattivo.(post collettivo qui) Questi ovviamente sono solo una piccola parte delle cose belle viste sul piccolo schermo. Ricordo per esempio su MyMovies L'Agnese va a morire, di Giuliano Montaldo, nei giorni precedenti il 25 aprile, o la serie TV tratta dai romanzi con l'Alligatore di Carlotto, che consiglio di vedere su RaiPlay (meglio ancora leggere i romanzi, se vi mancano). Solo due cose tra le tante, che mi hanno in parte lenito la distanza dal Grande Schermo... dolorosa, per un cinefilo come me. Speriamo si possa tornare in piena sicurezza a Volare al Cinema.

I film del nostro 2020.

Piccole donne di Greta Gerwig 🍎🍎🍎 🍐🍐
Hammamet di Gianni Amelio 🍎🍎🍎 🍐🍐🍐🍐
Sorry We Missed You di Ken Loach 🍎🍎🍎🍎 🍐🍐🍐🍐🍐
Figli di Giuseppe Bonito 🍎🍎 🍐🍐
Judy di Rupert Goold 🍎🍎🍎🍎 🍐🍐🍐🍐
Dio è donna e si chiama Petrunya di Teona Strugar Mitevska 🍎🍎🍎🍎 🍐🍐🍐🍐
🍐

(pere per Alli e mele per Elle, da uno a cinque, da bruttissimo a bellissimo).

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lunedì 29 giugno 2020

Lynchiana 1

Tutto è cominciato con l'idea di vedere o rivedere Twin Peaks. Elle non l'aveva mai visto, io sì, tanti anni fa (quasi trenta, come passa il tempo). L'abbiamo visto tutto, anzi, tutte e tre le serie (ne ho parlato qui). Poi, la decisione di vedere tutto David Lynch, almeno quello disponibile. Era possibile vedere subito il suo film d'esordio, Eraserhead del 1977, con protagonista un giovane Jake Nance, stralunato e dalla strana capigliatura (Nance è stato poi in molti altri film di Lynch, in Twin Peaks è l'uomo che scopre il cadavere di Laura Palmer mentre va a pescare nel lago). 
Eraserhead - La mente che cancella è una pellicola in bianco e nero, surreale e poco parlata, turba senza perdere di vista l'ironia. Marca di fabbrica di tutto il cinema lynchiano. Ne avevo già scritto in coda al post su Twin Peaks. Confermo questo, Eraserhead è qualcosa di veramente unico, non avevo mai visto qualcosa del genere. Forse solo Freaks di Ted Browning mi aveva turbato tanto. Bisogna vederlo per capire cosa intendo.

Di sicuro è un film di Lynch. Come di di sicuro è un film di Lynch Velluto blu, la seconda pellicola di questa nostra rassegna lynchiana. Velluto blu è uno dei miei film preferiti in assoluto. Un vero e proprio gioiellino. Il cast è straordinario, la musica è straordinaria, le situazioni, il modo di raccontare cosa si trova dietro le staccionate candide da sogno americano. Rose rosse, ma no  solo. Insetti, orecchi tagliati, cantanti ricattate, teppisti fuori di testa, sesso, droga e rock'n'roll ... sembra una cosa stramba, ma è forse il film più normale e realista del genio di Missoula. E vi dirò, non è per niente invecchiato. La pellicola uscì nel 1986 suscitando scalpore e rilanciando, se non ricordo male, la carriera di Roy Orbison (si canta la sua In Dreams, e io mi presi un disco con tante sue canzoni immortali). Splendida Isabella Rossellini, cantante ricattata, malata, depressa, ninfomane, grandi Kyle MacLachlan e Laura Dern, quasi esordienti (e poi centrali in tutto il cinema di Lynch), grandissimo Dennis Hopper nella parte del criminale pazzoide. Una delle sue migliori interpretazioni di sempre. Ritornava al cinema dopo anni di lontananza, tra crisi di droga e alcool. Negli anni '80 ritornò in sella, e partecipò, e/o diresse molti film memorabili. Velluto blu è forse il suo migliore. C'è anche Jake Nance, nella parte di uno dei criminali psicopatici della gang capitanata da Hopper. Blue Velvet  da una canzone di Bobby Vinton.

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domenica 3 maggio 2020

I segreti di Twin Peaks

Lo scorso mese, l'appena terminato aprile 2020 del Coronavirus, ci siamo scolati Twin Peaks, nel senso abbiamo guardato ogni sera tre/quattro puntate del famoso serial televisivo di David Lynch e Mark Frost. Prima e seconda serie del 1990/1991 e poi, dopo l'intervallo con il film Fuoco cammina con me del 1992 (nel senso che si siamo visto pure quello), la terza serie del 2017. Perché abbiamo fatto questo? Curiosità da parte di Elle che Twin Peaks non l'aveva mai visto, voglia di rivederlo da parte mia (mi mancava solo la terza parte e il film, ma mi ricordavo poco). Un modo come un altro per passare l'aprile di pandemia, e devo dire molto originale. Del resto, la serie tv sconvolse il modo di fare serie tv, dopo il cult di Lynch la tv non è stata più come prima, e credo anche il nostro mondo dopo il covid 2019, quindi ...
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martedì 7 gennaio 2014

Due parole con Claudio Milano


Per la prima intervista del nuovo anno torna in palude Claudio Milano, torna per parlare di due suoi importanti album, gli ultimi, mi ha scritto nella mail, ultimi per un certo periodo, spero bene. Il perché cercheremo di capirlo insieme, di sicuro in questa scelta gioca molto l’imponenza del lavoro uscito nel 2013 con l’etichetta Lizard Records, una delle poche in Italia a produrre chicche per palati fini, poco convenzionali, ma di mirabile bellezza. Chi la vuole cercare qui la troverà. In sostanza, trattasi di ben due dischi doppi, che il nostro ha fatto come InSonar e come Nichelodeon, già ospiti su questi schermi. Due dischi che hanno il coraggio di volare alto, e per i quali si può parlare apertamente di concept-album.
Quello firmato InSonar, L’Enfant Et Le Ménure (ascoltate qui), ha come tema forte il potere dell'immaginazione infantile che trasforma l'orrore in meraviglia. Partecipano 62 musicanti provenienti dai 5 continenti, l’inconfondibile voce di Claudio gioca con un sacco di strumenti, anche molto poco sentiti, e rende omaggio, tra gli altri a Bowie e Brian Eno, Tim Buckley, The Velvet Underground (di culto Venus in Furs), arie di Gounod, Martini, Giordano, liriche da opere di Agatha Christie, David Lynch, Federico Garcia Lorca, la Bibbia e il Sutra del Loto, un omaggio ai Pierrot Lunaire di Gaio Chiocchio e Arturo Stalteri. Bath Salts è invece il titolo del disco firmato Nichelodeon, politicamente forte, con la partecipazione di importanti nomi dell’avanguardia  e dell’undergorund italico più vero degli ultimi cinquant’anni. Tutta questa bellezza, mi è arrivata da un paio di settimane, in un bel pacchettino artigianale, cartonato blu, racchiuso da uno spago giallo. Non vi dico dei deliziosi disegni dei booklet, ne parleremo nell’intervista che va ad iniziare. Pronti?  
PER CONOSCERLO MEGLIO 

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venerdì 4 gennaio 2013

Due parole con Camilla Sparksss



Si apre l’anno in palude con una blog-intervista davvero particolare: Camilla Sparksss e il nuovo progetto musicale in partenza (ma sta già facendo rumore) I'll teach you to hunt. Dalla copertina del disco (un 7’’ vinyl picture disc + digital download in 500 copie), sembra una misteriosa diva del cinema muto, tipo Viale del tramonto di Billy Wilder, ma Camilla Sparksss non è altro che l’alias di Barbara Lehnhoff, dei Peter Kernel, gruppo svizzerocanadese di autentico culto. Con questo nuovo nome compie una deviazione dal solco classico del loro punk-rock, andando verso sonorità più anni ’80, con l’elettronica e le sue giocose sperimentazioni in primo piano.
I'll teach you to hunt è il primo singolo in uscita lunedì 7 gennaio (occhio al video, girato dalla stessa Barbara, dalle suggestioni David Lynch periodo Twin Peaks), e altri 4 o 5 ne seguiranno nel corso del prossimo anno e mezzo. Un modo originale di proporsi (per gli appassionati c’è pure la chicca della versione in 15 copie con polaroid), tra antico e moderno. La musica è molto ritmica, la mia coda non riesce a stare ferma un attimo quando parte; sì ballabile, ma con un gusto per la melodia e fughe oniriche. Del resto Barbara è nata nella zona boschiva dei grandi laghi, tra orsi, castori, cervi … un paesaggio da sogno che le è rimasto dentro. Per questo è finita in palude. Pronti?
PER CONOSCERLA MEGLIO 

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martedì 7 dicembre 2010

Intervista ai Nichelodeon

Come vedete i Nichelodeon sono belli comodi e pieni di cose dire. Se Claudio Milano, voce e mente del progetto (non riesco a chiamarlo semplicemente gruppo), non sarà infilzato da qualcuno alle sue spalle, potremo parlare di un sacco di cose. Già ospite su questi schermi più di un anno fa, ama sperimentare e per questo ha accettato la seconda volta sul blog dell’Alligatore, nonostante recenti problemi con il suo pc, spero ora risolti. Come avrete capito è quello più tranquillo, seduto al centro. Non lo vedo bene, ad essere sincero. Vedo invece bene le cose tante cose fatte in questo periodo.
Un nuovo cd, Il gioco del silenzio, uscito presso Lizard, una formazione rinnovata con archi, fiati, percussioni, strumenti giocattolo ed etnici, theremin … un dvd di culto, Come sta Annie? Twin Peaks 20th anniversary show, per Lizard/Andromeda Relix, registrato durante una performance al Bloom di Mezzago, che raccoglie parte del repertorio del gruppo in alcune sanguigne interpretazioni e la sonorizzazione dell’ultima puntata di Twin Peaks, mitico serial tv di David Lynch (dopo di quello non è più stato lo stesso, e pure noi). Quest’anno ricorre il ventennale. Di vecchio c’è la sua voce, e spero se la conservi così a lungo… tra le migliori della nostra scena. Questa sera risponderà alle domande per iscritto, ma mettendo il cd in sottofondo mi sembrerà di sentirla… pronti? Via …
VAI AL LORO MYSPACE www.myspace.com/nichelodeonband

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domenica 14 marzo 2010

CINEMA: Amabili resti

Amabili resti è un film da nervoso, nel senso che a vederlo si diventa nervosi. Sembra come quei vecchi cartoni animati Warner Bros, con il cattivo, un po’ folle, decisamente brutto e kitsch, e l’innocente, sempre sull’orlo del pericolo, sempre pronta a cadere nel tranello, come da copione (e tu vorresti dirle “no, non farlo, non entrare, stai lontana da quello …”).
Insomma, non mi sono divertito. E poi ci sono troppi effetti speciali. Il cinema rischia di diventare presto (o forse lo è già diventato) un grande gioco sperimentale, tra reale e immaginario, con immagini finte e immagini vere, attori in carne ed ossa accanto ad attori sintetici. In certi casi il risultato è buono (vedi Avatar, per me un gran bel film) in altri meno (vedi, appunto, Amabili resti).
Certo, la storia, tratta da un libro di successo, si prestava: una povera bambina, vittima di un bruto, viene orribilmente assassinata (non ci sono scene di violenza, quasi tutto viene fatto abilmente immaginare); è morta, ma rimane nel limbo. Viaggia come spettro tra l’aldilà e l’aldiquà. Vede i genitori, la sorella, il fratellino, lo spasimante, il bruto … però rimane confinata in un paesaggio da fantasia (ed è qui che Peter Jackson si scatena con gli effetti speciali e colori mai visti).
Parallelamente, nel mondo dei vivi, la storia continua, ed è il meglio del film. Qui Jackson c’è (c’è pure in un bel cameo di stampo hitchcockiano). La vita della sua famiglia prosegue, anche se non nel migliore dei modi, le indagini vanno avanti, il bruto mette in atto altri crimini. Tutti splendidi attori a partire da un irriconoscibile Stanley Tucci, serial killer dalla borghese vita ordinaria, Susan Sarandon, nonna libertina/libertaria, Rachel Weisz, madre intellettuale persa nel suo dolore. Perfetta pure la ragazzina vittima dell’assasino, la giovane Saoirse Ronan. A non convincermi, oltre all’eccessivo utilizzo degli effetti speciali, sono certe sdolcinatezze da pellicole d’adolescenti, fuori luogo per un film con una tematica così dura. Il primo David Lynch forse avrebbe fatto meglio.

Viene voglia di leggere il romanzo Amabili resti di Alice Sebold, in Italia edito da e/o, editore molto presente al cinema in questo periodo (Il riccio); manca solo un bel film con L’Alligatore di Carlotto.

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