da smemo: Il mio Salinger
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Continuo a pubblicare pezzi apparsi sul sito di SMEMORANDA, purtroppo ora chiuso, quindi scomparsi. Torno a un libro magnifico, per me un capolavoro del graphic novel. Si tratta di una parte della vita del grande scrittore J.D. Salinger, una parte poco nota, cioè quella del matrimonio con una donna tedesca, conosciuta in ospedale dopo la II guerra mondiale. S’intitola Il mio Salinger, scritto da Valentina Grande, disegnato da Eva Rossetti. Leggendo il libro, senti quanto noi, massa informe, siamo addormentati, illusi, che la vita sia bella, tra natali, vacanze, canzonette. Mentre la vita per molti è orribile, una carneficina continua per alimentare un sistema (dai lager alla Palestina di oggi). Be’, se pensate che sia un fumetto triste, vi sbagliate. È a colori! Dai, leggete quel pezzo di allora (era il 2018), e poi, magari, cercatevi sto libro.
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Etichette: BeccoGiallo, Eva Rossetti, Fumetti, Guerra, Il giovane Holden, Il mio Salinger, J.D. Salinger, Letteratura, Libri, Miti, Nazismo, Palestina, Storia, Valentina Grande








Mi sono trovato subito a mio agio, diciamo che l’acqua era calda e ho nuotato bene. Uomini che odiano le donne è un film strano, perturbante, demodè; a tratti sembra un Hitchcock-movie (dell’ultimo periodo): il mistero, la fantapolitica, il sesso morboso. Siamo però ben piantati nella nostra epoca da piccole iene, con computer, hacker, microtelecamere, dati e foto disponibili con un clic.
La vicenda si dipana grazie a queste nuove tecnologie, usate per scoprire il mistero della scomparsa di una ricca ereditiera. Legati a lei, nel corso degli anni, mostruosi delitti di donne rimasti impuniti. Al centro una ricca famiglia industriale, con personaggi eccentrici, alcuni dal passato nazista (ora vecchi nostalgici) e un patriarca alla ricerca della verità. Incaricato di dipanare il mistero un giornalista d’estrema sinistra, al quale si affianca una giovane hacker inquieta, a sua volta vittima di violenze, con il riformatorio alle spalle e un tutore che più figlio di puttana non si può.
È lei il vero motore del film (forse anche nel libro?). Sconvolge l’impianto di una pellicola altrimenti avviata su binari convenzionali con il suo spirito punk. I suoi tatuaggi, le sue abitudini sessuali, i suoi piercing, il suo corpo androgino. Difficile non innamorarsi di lei. A darle corpo è la giovane attrice Noomi Rapace, moretta poco nordica (il cognome tradisce le sue origini italiche?), vera ribelle senza causa dei nostri giorni. Senza causa?