martedì 14 aprile 2026

In palude con Nebüla

 

NOTE SUL DISCO

Artisti: Nebüla

Titolo: Urobori

Genere: Alt-Rock, Dreampop, Shoegaze, New Wave

Etichetta: Nos Records

Città: Taranto

Data di uscita: 10.03.2026

LINK UTILI qui, qui, qui

Ascoltalo qui

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domenica 27 agosto 2023

Rece d'Alligatore: Giulio Spagnolo

Giulio Spagnolo, Beato chi

iMD

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sabato 9 febbraio 2019

In palude con Roberto My

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Alternative rock / indie rock
DOVE ASCOLTARLO su Spotify
LABEL I Dischi del Minollo
PARTICOLARITA’ iscritto al club della musica americana
CITTA’ Roma
DATA DI USCITA 18 gennaio 2019
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venerdì 8 dicembre 2017

In palude con Massimo Donno


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: songwriting - folk
DOVE ASCOLTARLO su spotify, youtube
LABEL Squilibri Editore/Visage Music
PARTICOLARITA’ Scopritele voi!
CITTA’ Corigliano d’Otranto (LE)
DATA DI USCITA Giugno 2017

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sabato 21 novembre 2015

Rece d'Alligatore: Sofia Brunetta

Sofia Brunetta - Former
Piccola Bottega Popolare/Audioglobe
Sentita live all’Indie Pride 2015 di Bologna, questa giovane musicante all’esordio è davvero brava. Ha fatto un dei miei dischi preferiti dell’anno. Dal vivo mi è piaciuta meno, devo dire la verità. Forse perché mi aspettavo troppo, dopo averla ascoltata molto, forse per l’acustica del posto, o perché non tutti possono essere animali da palcoscenico.
I dieci pezzi di Former sono pop-rock senza tempo, con rimandi al blues, alla disco, al soul. Ci sono molti cori, ottimi organi, dal Fender Rhodes al Würlitzer, l’amica Carolina Bubbico (anche lei ha fatto un buon esordio) e l’amico Simone Prudenzano, con i quali militava nella punk-rock band Lola and the Lovers. Sembra poco italiana, diresti che viene d’oltreoceano e non dal Salento. L’esperienza in Canada, tra Montreal e Toronto forse l’ha resa più internazionale, donandole maturità e facendole vedere la luce.    

Canzoni preferite Leaves and Flowers, Saturday e Golden Cage, ma non saprei dirvi quale pezzo non mi è piaciuto. Segnatevi il suo nome, anzi, andate a cercare Former, uno dei migliori dischi delle indie italiche 2015. 
SITO 
FB 

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lunedì 9 giugno 2014

Due parole con gli Emian PaganFolk

Ho il piacere di ospitare per la prima volta in palude gli Emian PaganFolk, formazione del sud Italia, che rilegge in chiave personale la musica del nord Europa, trovando con essa delle similitudini che ci spiegheranno. Nati nel dicembre del 2011, nel giorno del Solstizio d'Inverno, con una formazione a due, Emilio (Emain Druma, percussioni, flauto, voce), e Anna (Aianna Egan, Arpa irlandese e voce), che unendo i loro nomi di battesimo hanno trovato la prima parte del nome, Emian. Per la seconda, PaganFolk, si deve ricorrere alla loro passione per la cultura pagana, che rileggono nell'aspetto per l'amore verso la natura, la lontananza dal potere e dal suono delle città. Un rapporto panico, dove la musica gioco un ruolo fondamentale.
Brani tradizionali irlandesi e scandinavi, ballate medioevali, canti sciamanici, e accanto ad essi sonorità mediterranee. Questo è AcquaTerra, unione tra la musicalità del nord e del sud, grazie a dei tempi ritmici che si somigliano, la vastità del mare da sempre via di comunicazione, e certe analogie con il territorio e la natura. Lo hanno definito un concept-album sul potere del femminile, e questo mi piace. Le sonorità sono le più varie, dai flauti overtone siberiani al doppio flauto campano, dal jouhikko della tradizione Scandinava al bodhràn Irlandese, la pandereta Galiziana e il bouzouki ...anche per questo hanno conquistato nel 2013 il Ferrara Busker Festival, e amano suonare spesso in giro. Questa sera sono finiti in palude. Pronti?

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lunedì 23 settembre 2013

Due parole con Kalweit and the Spokes



Kalweit and the Spokes per la seconda volta in palude. Non potevo farmeli sfuggire, perché il nuovo disco, Mulch, in imminente uscita (come il precedente per Irma Records), è una delle più piacevoli sorprese dell’autunno in musica. Anzi, una conferma del loro gran talento. Con Mulch Georgeanne ci racconta storie del suo Minnesota e della sua Minneapolis, dopo vent’anni vissuti in Italia. Lo fa con il respiro dolce e i colori nostalgici della copertina, il sorriso di ragazzini in palude (palude?) a fine estate. Accanto a lei, nel disco, ancora Giovanni Calella (chitarra), mentre alla batteria c’è il nuovo Mauro Sansone, subentrato dal 2011 a Leziero Rescigno.
Mulch sembra un viaggio a ritroso nel proprio io, fatto in modo poetico, raccogliendo i detriti di una vita in modo decisamente lucido, sapendo cosa si vuole dire. Non mancano poi, prese di posizione decise. Stupendo il video di Hank’s Hour, che sarebbe piaciuto un sacco al nostro amato Bukowski: girato nella fredda Stoccolma da Marco Balletti, gioca sul vero e sul falso, sui luoghi comuni uomo/donna, sull’alcool rivelatore dei nostri lati più nascosti, ed ha un finale decisamente caldo (mi piace rivederlo spesso, per questo l’ho messo tra i preferiti sul mio canale YouTube ALLYDIEGO cliccate sopra e godetevelo). Ma tutto l’album gioca sui chiaroscuri della vita, per questo vi invito ad ascoltarlo (sarà possibile sentirlo in anteprima streaming fino a mercoledì 25 su Rockit, cliccate e godete). Ma prima, seguitemi nella blog-intervista. Pronti?  

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venerdì 5 aprile 2013

Due parole con The Brain Olotester


Per la prima volta in palude The Brain Olotester, progetto musicale di Giuseppe Calignano, musicante di classe, giovane ma con molte cose di valore alle spalle (tra le tante ricordo i Muzak, gruppo compianto a livello internazionale, con il quale suonava ed ha fatto un demo e un acclamato disco ufficiale). Ora, da qualche anno, si propone come intimista one man band, e dopo l’omonimo esordio del 2008 è tornato con un nuovo grande cd, Wash your blues away, uscito in marzo con I Dischi del Minollo, label di autentico culto. Un album intimo e delicato, interamente dedicato, pensate, alla moglie. Sì, alla moglie, e, ad ascoltarlo, credo sia una donna fortunata.
Undici tracce di folk psichedelico, dolci ma non dolciastre, con voce maschile spesso intrecciata con quella femminile (Giuliana Negro, Sara Cappai), ospiti di tutto riguardo quali Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, Valerio Cosi, Giorgio Tuma, Nicolas Joseph Roncea (minolliano come lui), i Diverting Duo e alcuni componenti degli Airportman. Questo per dirvi quanto la definizione one man band sia limitante, possa trarre in inganno: un uomo solo con la chitarra. The Brain Olotester è invece un grande gruppo, con organi acidi e molti archi, trombe, il moog, il banjo, il mandolino, e ovviamente un giganteggiare di chitarre (acustiche, elettriche …).  Insomma, grande festa in palude anche questa sera.  … pronti?

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martedì 16 marzo 2010

Intervista ai Kalweit and the Spokes

Quando ascolto la musica dei Kalweit and the Spokes penso che potrebbero benissimo trovarsi dentro ad un romanzo dell’Alligatore, quello vero, quello di Carlotto. Il loro è un blues contaminato/contaminate, fatto per locali fumosi, duri dal cuore tenero, film in bianco e nero. Mi viene voglia di bere del calvados e fumare una cicca quando sento le canzoni del recente Around the Edges, cd dai colori forti e dal tratto elegante come la sua etichetta Irma Records, come la sua copertina da suggestioni del deserto.
Una voce di donna, che colpisce e affascina, quella di Georgeanne Kalweit, una chitarra rock che ricorda i grandi del passato senza scimmiottarli ma con un suo stile preciso, quello di Giovanni Calella (perfetto anche quando suona l’armonica), una batteria sicura a dettare il ritmo e le emozioni, quella di Leziero Rescigno (emozioni acide, quando suona pure l’organo).
Musicanti provenienti da esperienze diverse (La Crus, Amour Fou, Delta V, Vinicio Capossela …), ma perfetti per suonare insieme come hanno fatto in un sacco di concerti e ora in questo disco. Questa sera ho la fortuna di averli sul blog. Forse una, forse due, forse tre …chi c’è, c’è… Ci siete?
VAI AL LORO MYSPACE
VAI AL MYSPACE DI GEORGEANNE

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martedì 2 dicembre 2008

Intervista ai Superpartner


Sono molto felice questa sera, doppiamente felice direi. Uno, perchè tra poco saranno con noi i Superpartner, da Squinzano, Lecce, Salento, autori di un cd particolarmente bello; due, perché per essere sul mio blog hanno fatto i salti mortali, impegnati come sono in un tour intenso in giro per l’Italia. Stanno infatti promovendo il loro Love Hotel, oggettino di culto marcato Pippola Music da Firenze (chi altri poteva farlo?), anche se non ne avrebbero certo bisogno: è bello.
Già, bello, basta guardarlo; basta guardarlo per capire cosa contiene quel cartonato dalla forma strana con foto sgranata anni ’60 come un film di Pappi Corsicato: pop dolce (a tratti amaro) della miglior scelta. Siamo dalle parti dei Belle and Sebastian ma anche dei Novelle Vague, a tratti si sentono i Blonde Redhead (già, la bionda Rosita come Kazu Makino) e spesso tornano in mente i Fab Four… sto esagerando? Se pensate questo vuol dire che non siete mai entrati nell’Hotel dell’Amore e probabilmente non meritate manco d’entrarci. Nel caso contrario leggete la chiacchierata che comincia proprio ora, sperando non siano ancora in sala prove. Ci siete Superpartner? Mi sembrate pronti…
VAI AL MYSPACE DEI Superpartner

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