lunedì 23 febbraio 2026

Olimpiadi? No grazie

 
Non so voi, ma io non ho speso un minuto del mio tempo a guardare il cosiddetto spettacolo delle Olimpiadi invernali, che si sono concluse oggi a Verona. Uno spreco del denaro pubblico per strutture che poi rimarranno a fare niente, sponsor con le mani insanguinate, Israele che partecipa, nonostante il genocidio compiuto, mentre Mosca è fuori (due pesi e due misure, comunque la pensiate), uno spirito olimpico rinnegato in tutti i modi possibili e immaginabili. 
Oggi nella mia città c'è stata una manifestazione, una manifestazione pacifica, colorata e partecipata dalle realtà di base della sinistra cittadina, partitiche e movimentiste. Una manifestazione pomposamente definita nazionale (forse per questo l'ingente schieramento di forze dell'ordine), anche se purtroppo da fuori Verona erano poche le presenze. Sì è svolta in un percorso strano, per chi ha dimestichezza con le proteste di Verona, lontano dalla famosa Arena e dalle vie principali, perché delimitate come zone rosse. Un ulteriore spreco di denaro pubblico per proteggere i ricconi che potevano permettersi un posto in prima fila, da 950 euro in su, con accanto i politici ai quali non si nega mai una poltroncina (ma i soldi per il sociale non si trovano mai). Si è rischiato di avere pure Trump, che per fortuna ha preferito snobbare la cerimonia finale. Averlo sarebbe stata un'ulteriore vergogna. 

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martedì 15 maggio 2018

Assassini nati

- COME HAI POTUTO UCCIDERE MANIFESTANTI DISARMATI?! - E' STATO PER AUTODIFESA
La vignetta di Latuff rende bene, drammaticamente bene, ancora una volta, la sproporzione tra un esercito armato fino ai denti, quello d'Israele, che uccide manifestanti indifesi, i poveri palestinesi lasciati soli da molti. Oggi in Palestina c'è l'ultimo confiltto irrisolto del '900, con uno stato democratico solo a parole, difeso dal gigante Usa, ma anche dalla Russia di Putin. Vergognosa la provocazione di Trump di spostare la sede diplomatica da Tel Aviv a Gerusalemme, giuste le proteste, criminale il massacro dei palestinesi perpetrato dall'esercito israeliano (59 morti, 2771 feriti).
Segnalo tre articoli di stampa indipendente qui, qui e qui

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domenica 1 aprile 2018

Bugie sulla strage di Gaza

A Pinocchio gli si allungava il naso quando raccontava bugie, alla stampa italica succederà lo stesso? Sarebbe giusto, almeno ci renderemmo conto di quanta falsità ci sia nel giornalismo di casa nostra, a partire da testate considerate autorevoli, libere e democratiche, invece ... invece sono tutte balle, o in gran parte balle, quelle che ogni giorno scrivono. Guardate come hanno raccontato la strage di venerdì 30 marzo a Gaza, quando la manifestazione pacifica dei palestinesi è stata attaccata armi in mano dall'esercito israeliano, causando una quindicina di vittime.
LEGGI QUI

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lunedì 15 gennaio 2018

Anche io dico: Free Ahed Tamimi

Il giudice del tribunale militare israeliano chiede all’adolescente Ahed al Tamimi: “Come hai fatto a dare uno schiaffo a un nostro soldato?”. Lei risponde: “Toglietemi le manette e vi faccio vedere”. È nata un’icona della ribellione palestinese. 
Su INTERNAZIONALE tutta l'incredbile vicenda, dopo averla letta anche voi direte: Free Ahed Tamimi, una ragazzina in carcere per avere dato uno schiaffo ad un soldato, dopo che avevano sparato alla faccia del cuginetto di 14 anni.

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venerdì 15 aprile 2016

Vik era Vik


Vik era Vik, servono poche parole per descriverlo,
per ricordare la sua morte avvenuta cinque anni fa
in Palestina, in un modo poco chiaro.
Vik era Vik, aveva un blog come il mio, blogspot,  
aveva iniziato a scriverci più o meno nello stesso
periodo, si chiamava Guerilla Radio.
Vik era Vik, su Guerrilla Radio scriveva di pace,
dei suoi viaggi in Palestina, terra da molti, troppi,
dimenticata, non da lui, no.
Vik era Vik, ai tempi di  Piombo Fuso, l’offensiva
israeliana sulla striscia di Gaza, era l’unico
a scriverne, l’unico presente sul campo.
Vik era Vik, il suo blog Guerrilla Radio, era allora
l’unico mezzo di informazione vera, e per questo
seguito da tanti, da tutto il mondo.
Vik era Vik, volontario sulle ambulanze, allora,
scriveva pezzi vivi, pubblicati anche su il manifesto,
tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.
Vik era Vik, in quei suoi articoli trasmetteva tutto
l’orrore, era capace di chiamare le cose con il loro
nome: assassini, guerra, resistenza.
Vik era Vik, la sua semplicità era la sua forza,
scriveva cose autentiche, dimenticate dai
giornalisti professionisti, venduti.
Vik era Vik, uno di noi, diretto e senza filtri,
con la mente aperta e il cervello connesso,
finiva i suoi pezzi scrivendo Restiamo umani.
Restiamo umani.

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sabato 9 agosto 2014

Gaza: l'appello di Emergency

Che dire del massacro in Palestina? ... la strip di Latuff  è molto chiara: il mondo contrito ma troppo incravattato per dire qualcosa, l'ONU girata da un'altra parte, gli States irremovibili nello sbarrare la strada a qualsiasi trattativa (niente da dire il Nobel per la pace Obama, anzi), i vicini arabi dormienti, e quel rozzo politicante dal nome orribile, impronunciabile, la destra israeliana più guerrafondaia e sanguinaria di sempre (più volte votato, quindi apprezzato dal suo popolo, purtroppo), a fare un macello. Poche le voci critiche (va sempre meno di moda la questione palestinese). Segnalo, meritevole, l'appello di Emergency.
 
GAZA: MASSACRO DI CIVILI, L'ITALIA INTERROMPA 
LA FORNITURA DI ARMI A ISRAELE
Mentre viene annunciata una nuova tregua umanitaria, Emergency guarda con dolore e indignazione il bilancio degli attacchi contro i civili e le gravi violazioni del diritto umanitario compiute a Gaza nell'ambito dell'operazione "Protective Edge". A oggi si contano almeno 1.800 morti palestinesi (per il 70% civili, secondo le Nazioni Unite) e 67 vittime in Israele (tra cui 3 civili).

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lunedì 3 dicembre 2012

Due parole con Massimiliano D’Ambrosio



Ritorna in palude Massimiliano D’Ambrosio, il cantautore romano di scuola Folkstudio. Lo ha frequentato negli anni novanta il Folkstudio, nei suoi ultimi anni di attività, ma ha assorbito tutto quello che c’era da assorbire. Quando ascolto un suo disco sento subito la diversità, quel mondo fatto di cantautori ormai rari, ma fondamentali per la nostra musica. Massimiliano è così: raro e fondamentale. L’ho sentito subito, appena è partita la prima canzone del suo nuovo album, Novembre, dato alle stampe da Latlantide, label anch’essa rara e fondamentale. La copertina, con quel micione felice, abbracciato da una donna, immagino farà colpo, come le sue canzoni.
Il disco si apre proprio con un omaggio alla donna, prendendo in prestito le parole di uno dei nostri grandi intellettuali, Edoardo Sanguineti (quanto ci manca), e la sua La ballata delle donne. Poi Massimiliano usa le sue di parole, per raccontare storie a me molto vicine: Lettera dalla Palestina, a narrare il dramma dei soldati israeliani obiettori di coscienza, il bilancio dei suoi qurant’anni, la vicenda di Stefano Cucchi (da non dimenticare mai), un Gesù visto come personaggio storico, la depressione e la morte. Temi forti e caldi, temi da trattare in palude, questa sera, tra poco. Pronti? 
PERCONOSCERLO MEGLIO

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lunedì 15 dicembre 2008

CINEMA: 3 film per scansare il cinepanettone e vivere felici

L’ospite inatteso di Thomas McCarthy
Vi verrà voglia d’imparare a suonare il tamburo dopo aver visto il film e vi chiederete cosa è successo alla nostra società dal 2001 in poi.
Uno spento professore universitario da alcuni anni vedovo, si reca ad un convegno a New York. Trova il suo appartamento occupato da una bella coppia di immigrati senza permesso di soggiorno, affittato loro da un truffatore. Dopo un attimo di smarrimento decide di dare ai due ospitalità in attesa di una nuova sistemazione. Impara così a suonare il tamburo (lui, che stava imparando a suonare da cani il piano) e sviluppa una bella amicizia. Ma un brutto giorno, uno dei due immigrati cade vittima di un controllo, finendo poi in un centro di permanenza temporanea. Il professore lotta con tutte le forze per ottenere la liberazione dell’amico, conosce la sua bella madre, si scontra con una politica assurda, antiumana.
Il film ha fatto il giro dei festival, è stato lodato e amato. Finalmente è giunto a noi. Non è bello perché è buono, ma per il rigore nell’esecuzione, nei personaggi perfetti (su tutti Richard Jenkins, caratterista conosciuto per i film con i fratelli Coen, qui nella parte della sua vita e Hiam Abbass, attrice che abbiamo visto recentemente e vedremo in molti film d’autore) nell’atmosfera di cinefilia pura tipo le prime pellicole di Scorsese e Coppola, o nei personaggi del Jack Nicholson più indipendente. E poi il fascino beat del Greenwich Village, volete mettere…
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Il giardino di limoni di Eran Riklis
Grande metafora sullo stallo (a dire poco) del problema dei palestinesi cacciati dalle loro terre, abbandonati dalla comunità internazionale, non aiutati dai vicini arabi, con dei politici neanche lontanamente somiglianti al leader Arafat, che tra errori umani aveva portato loro un po’ di speranza. C’è tutto questo e altro ancora nella kafkiana vicenda della povera donna (ancora interpretata da Hiam Abbass), costretta ad estirpare la sua piccola piantagione di limoni perché il suo nuovo vicino di casa è il ministro della difesa israeliano. Poi c’è l’assurdità di un muro in costruzione (la scena finale, che non racconto, è da antologia della Storia del cinema, ed è lì la grande metafora), la solidarietà tra donne, la burocrazia di uno stato militare, i pregiudizi, la mancanza d’amore della nostra società, il sesso e la politica … Non è un film carino, educato (come potrebbe, visto l’argomento?), ma forte e deciso. Un film come lo girerebbe Buñuel se fosse vivo oggi in Palestina…
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La felicità porta fortuna di Mike Leigh
Non ci resta altra via che il disordine, cantavano i Soon alcuni anni fa. Sembra pensarla così la dolce ed estroversa maestra trentenne interpretata da Sally Hawkins (premiata a Berlino 2008), libera e gioconda come un personaggio del Free Cinema inglese. Affronta e supera le difficoltà della vita ridendo come una pazza: dal furto della sua bici, al rapporto difficile con l’insegnate di guida frustrato e paranoico, dai problemi con i bambini ai quali insegna al fisioterapista che l’aggiusta. Si diverte con le amiche e con la collega con la quale divide l’appartamento, frequenta un corso di flamenco, inizia una bella storia con l’assistente sociale della scuola, cerca di capire un barbone incontrato di notte, ride della sorella tutta perfettina, con il maritino e il figlio in arrivo …tutti episodi di una vita che scorrono senza sosta, senza farsi ingabbiare nel film. Questa è la forza della commedia scoppiettante diretta da un maestro come Mike Leigh, che guarda ai maestri Lindsay Anderson, Karel Reisz, Tony Richardson … Liberatorio.
VAI AL DISTRIBUTORE DEL FILM http://www.mikado.it/

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