Ancora un cantautore su questi schermi, nota
dominante del dicembre in palude. Sarà perché il freddo ci spinge dentro, a
raccoglierci dietro alle parole? Di sicuro questo nuovo musicante italico, gran
giocoliere delle parole, invita all’ascolto concentrato, e la sua dolce voce
riscalda. Io non mi fido di questo Mare, esordio dalla vena malinconica di Fabio de Matteis,
è quel che ci vuole per concludere l’anno in musica. C’è il ritmo e l’intensità
giusta, e non manca l’impegno a cominciare alla sua passione per l’Africa,
continente dimenticato o lasciato ad un timido pietismo caritatevole. Lui
invece l’Africa la conosce e può cantarne con ragione.
Io non mi fido di questo Mare come grande metafora
del senso di impotenza di fronte a questa immensità: galleggiare o navigare? …
trasparenza o buio dei fondali? Nei dieci pezzi del disco ci sono dubbi e
domande, quelle di sempre, ma oggi ancora più fondamentali, visto il momento di
crisi (che prima di essere economico è esistenziale). Ma non voglio appesantire
il discorso, perché il modo di porsi di Fabio è leggero, a tratti da grande
voce della musica italica (ascoltate Rimetto la maschera o Amami e forse
capirete cosa intendo). Un album fatto bene, con nomi importanti tra i
collaboratori, mi fa piacere che Fabio abbia voluto parlarne qui, questa sera, perché
della palude si fida. Pronti?
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