lunedì 20 luglio 2026

Carlo Giuliani è vivo, ogni volta che un uomo viene assasinato così

 

No, non è stato una ricorrenza piatta, istituzionale, falsa, è stato un venticinquennale vivo, perché, più o meno nello stesso giorno, veniva ucciso un uomo fermato da forze dell’ordine a Bologna, e la città si infiammava come quei giorni del 2001. Temevo che fosse una ricorrenza ingessata quella della morte di Carlo Giuliani (sai 25 anni), lo temevo per tante cose, a partire da me, stanco reduce di una guerra vinta ideologicamente (quelle cose che dicevamo allora si sono tutte realizzate), ma persa nei fatti (dove siamo?). Il movimento dei movimenti aveva detto e fatto tutto, per questo venne represso nel sangue da quei poteri forti che poi nel corso degli anni ne hanno fatte di cotte e di crude a partire dall’11 settembre, sempre di quel brutto anno. E ora, 25 anni dopo, uccidono il povero Abderrahim Fakir e s’infiamma la città. 

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venerdì 14 settembre 2018

Tiziano Terzani oggi avrebbe ottant’anni

Tiziano Terzani oggi avrebbe 80 anni, potrebbe esserci e il mondo, a partire dall'Italia, sarebbe un posto migliore. L'ho conosciuto nel 2001, quando aveva iniziato a girare il nostro paese per dichiarare la sua contrarietà alla guerra in Afghanistan, l'ho conosciuto in uno di quegli incontri pieni di gente. Per me è stato molto importante, ho letto poi quasi tutti i suoi libri a partire da Lettere contro la guerra. In quel libro, importantissimo, sbugiardava le leggende create ad arte dagli addetti stampa, per creare un clima di guerra. Denunciava il fatto, che ormai i giornalisti scrivevano i loro pezzi seduti al pc, senza andare sul posto, fidandosi delle veline del potere per comodità, per fare carriera. A quasi vent'anni da quel libro non è cambiato nulla, se non in peggio: il sistema detta le regole, e chi non le segue è fuori. Per questo ricordo ancora Tiziano Terzani, e invito a leggere i suoi libri, per capire cosa dovrebbe scrivere un giornalista vero.

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venerdì 20 luglio 2018

Genova 17 anni dopo

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domenica 20 luglio 2014

Da 13 anni dentro me ...

Dal libro
Carlo Giuliani, il ribelle di Genova

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mercoledì 25 dicembre 2013

1000 e non più 1000?

Quando ho visto la scritta n.1000, per il post precedente, mi è presa un po' di paura. Da ragazzino mi terrorizzava la frase "1000 e non più 1000", come se, per una premonizione divina, allo scoccare dell'anno 2000, dovesse finire il mondo. In realtà nel 2000 è finito un mondo, in particolare nel pessimo 2001, con le botte fasciste di Genova, l'attacco alle Torri gemelle, e il periodo buio di guerre e recessioni infinite (non ancora finite). Meglio non pensarci, come vedete mi fuma già il cervello. Oggi si festeggia: il post n.1001. Mal che vada, ne ho da scriverne ancora 999 ...

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giovedì 19 luglio 2012

Stavo per farlo, ma non posso dimentiCarlo ...

Quello smarrimento, quella società del controllo, quella uccisione della politica, a 11 anni ha fatto molti passi, ma proprio per questo no, non posso dimentiCarlo ... per me come un fratello. Per questo ho preso una pagina del libro a fumetti Carlo Giuliani, il ribelle di Genova, di Barilli e De Carli, uscito per BeccoGiallo (ne ho già scritto sul blog e altrove), quando la sorella capisce, intuisce ... Carlo Giuliani, fratello.

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mercoledì 1 febbraio 2012

Libri: Carlo Giuliani, il ribelle di Genova

Il sottotitolo Il ribelle di Genova, nasce da una lettera del subcomandante Marcos scritta al movimento italiano nel 2003 in occasione della forte opposizione alla guerra in Iraq. Questo per dire della rilevanza internazionale presa subito da Carlo Giuliani, “caso” ancora politicamente aperto, che questo libro a fumetti indaga nei momenti della sua tragica morte, poco prima e dopo, cercando di capire chi era, cosa faceva, cosa voleva.
Per farlo prende le testimonianze dei genitori, Giuliano e Haidi e della sorella Elena. Parlano direttamente, senza filtri. Parlano del ragazzo sensibile, impegnato, e generoso. Non è un santino, ma la biografia comune dei molti ragazzi che a Genova 2001 c’erano.
Sul sito di SMEMORANDA la mia rece completa a questo libro uscito lo scorso anno per BeccoGiallo, editrice sempre attenta ai fatti della nostra Storia. Per leggerla clicca qui

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sabato 3 dicembre 2011

30: Bukowski, i Coen e la pizza


Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it

Data invio: lunedì 3 dicembre 2001 18.51

Oggetto: La ragazza della domenica


C’è sempre la luna splendente quando esco con lei. Che strano modo di iniziare un e-mail, dirai. Chissà cosa diranno quelli del grande fratello? Non mi riferisco alla trasmissione televisiva, ma a quei spioni che ci tengono tanto alla mia corrispondenza. Saranno contenti come matti, visto che gli offro tanto materiale di lavoro. O forse saranno incazzati se è un lavoro stupido/noioso come il mio. Lasciamo stare, continuiamo con le note dolci. Sì, caro Lorenzo, ieri sera è stata una bella serata. Il sabato Teresa è sempre impegnatissima, non vuole uscire, mentre la domenica la trovo libera, felice, disponibile. Vorrà dire che la ribattezzeremo La ragazza della domenica, parafrasando un vecchio film di Comencini. Mi raccomando, mantieni il segreto.

Ieri pomeriggio verso le sei sono andato da lei. Poi siamo usciti a mangiare una pizza nella nostra pizzeria (ormai la pizzeria vicino alla casa di Stefania è diventata la nostra pizzeria).

"Io prendo una pizza con le patate, con tanto rosmarino", ha ordinato lei al cameriere.

"Io la prendo margherita", ho detto per evitare di fare sempre le stesse cose.

Ho preso questa anche perché non avevo molta fame. Forse per l’agitazione di uscire nuovamente con lei.

"La fanno buona qua, è una delle pizzerie dove la fanno meglio", ha cominciato a discorrere lei sgranocchiando un grissino.

"Già…Grazie per il libro di Bukowski".

"Di niente. L’hai pagato, no?".

"Sì, ma l’ho pagato meno di quello che avrei dovuto. È un libro raro, quasi introvabile. Di Buk buttano fuori tanti libri ogni anno, ma quelli vecchi non li ristampano. È un peccato".

"Bukowski è uno scrittore che ha molto seguito. Non immaginavo. Da quando me ne hai parlato tu mi sono accorta che è molto letto".

"Si, perché è lo scrittore più attuale che c’è. La nostra società è completamente americanizzata. Lavoretti precari, follie, megasupermercati…".

"… l’Italia è un paese ancora chiuso su molte cose. Si è americanizzata prendendo il peggio dell’America e ha mantenuto il suo di peggio".

"Per esempio?".

"La cultura. Chi tenta di fare qualcosa di culturale è guardato come un pazzo. Se dici che stai scrivendo un libro ti chiedono: ma quanti soldi prendi?".

"E dalle altre parti del mondo è diverso?".

"Si, certo", mi ha detto quasi incazzata. "In Inghilterra se tu dici che stai scrivendo un libro ti chiedono di vederlo. Vogliono leggerlo! Ti fanno i complimenti".

"Anche se il libro non gli piace?", l’ho presa in giro per evitare di cominciare a parlare dei miei racconti; sai che è un argomento tabù.

Per fortuna sono arrivate le pizze. Lei l’ha mangiata più velocemente di me. Aveva una fame.

"Mi daresti il tuo numero di cellulare", mi ha chiesto lei. "Magari ne ho bisogno. Tu come hai fatto ad avere il mio?".

"Ascoltando la tua segreteria telefonica. Il mio è 3…".

"Ho voglia di andare al cinema. Tu che sai tutto, cosa fanno di bello?".

"Io andrei a vedere L’uomo che non c’era dei fratelli Coen".

"Wow! Sì, andiamo a vederlo? Sono veramente grandi i Coen. Non esistono altri così".

Siamo andati a vedere il film subito dopo la pizza. Seconda serata in pizzeria, seconda serata al cinema io e lei. Il film dei Coen è piaciuto ad entrambi. In sintesi: con la solita maestria i Coen ci fanno entrare nella squallida vita di un barbiere impassibile, taciturno, con la voglia repressa di uscire dal suo stato (un grande Billy Bob Thornton). L’ometto ricatta un amico che se la fa con la propria moglie (pensa te che ridicolo). Un bel giorno litiga con il ricattato e per caso lo uccide. La colpa cade sulla moglie del barbiere stesso mentre lui sembra farla franca, ma…ma il barbiere viene alla fine accusato per un delitto commesso da un altro. Sarcastico apologo sulla cecità della giustizia? Decisamente. Ottimo, anche se a volte eccessivamente perfetto. Bianco e nero d’autore.

Teresa ha voluto stare dentro nel cinema fino alla fine dei titoli di coda. Voleva sapere in che zone degli Stati Uniti è stato girato L’uomo che non c’era. Degli scenari inediti di un’America decisamente originale. Altro punto a favore dei Coen. Mi è piaciuto molto starle seduto accanto mentre tutti gli altri lasciavano la sala. È stato l’inizio di qualcosa di importante.

Nella prossima e-mail il seguito della serata.

A presto.

CineJac

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sabato 12 novembre 2011

30: paura di volare

Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it
Data invio:
lunedì 12 novembre 2001 20.34
Allega:
Make Love not corrida.JPG
Oggetto:
R: niente australia, troppa paura del volo

Paura di volare è stato uno dei libri di culto del sessantotto. Curioso che sia ritornato di moda oggi...

Così niente Australia. Niente canguri, niente Brisbane. La Spagna, si, bella anche la Spagna. Terra amata da Hemingway. Ho appena letto un suo libro di racconti più un suo testo teatrale (l’unico che ha scritto), ambientati durante la guerra civile. Sai quel periodo storico che un amico di Teresa crede di rivivere in Afganistan ai giorni nostri?; che scemenza, lasciamo stare. La Spagna, la terra di Pedro Almodóvar (ti ricordi la rassegna completa dei suoi film vista assieme al Marziano?). La terra delle spagnole dal sangue caliente che tu potrai guardare ma non toccare (hai, hai, hai!). La terra del mundial dell’ottantadue, con Pertini che teneva in mano la coppa del mondo vinta contro in tedeschi. Quelli si che erano tempi: un presidente partigiano, altro che i presidenti operai/imprenditori/ecc. di oggi. La Spagna delle corride purtroppo. Non andate alla corrida. Chiudetevi in camera da letto, fatelo in tutte le posizioni, ricordatevi che siete in luna di miele, scordatevi la corrida. In allegato ti mando un promemoria firmato Milo Manara (è la locandina che pubblicizza la sua mostra in corso a Verona all’ex macello, l’avrai di sicuro già vista).

Adios.

jacopo@30.it

---- Original Message ----

From:< lorenzo@30.it

To:< jacopo@30.it
Sent: Monday, November 12, 2001 11.17 AM

Subject: niente australia, troppa paura del volo

> ciao jac. tra poco parto. parto è vado via: viaggio di nozze

> in spagna. niente australia come avevamo

> scelto all’inizio. dopo l’undici settembre abbiamo cambiato idea.
> troppa paura di volare. sono tante le ore di volo da qui alla

> terra dei canguri. la spagna è vicina, raggiungibile in auto, poi fa ancora

> caldo. chissà, forse faremo il bagno in novembre. grazie per la tua lett
era

con la poesia. fai così con le tue colleghe in ufficio?
> ora ti lascio perché devo preparare le valigie. quando to
rniamo tu
> sarai il primo a venire a cena nella nostra nuova casa.

> ciao.

>

> Lorenzo e Silvia

>

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giovedì 13 ottobre 2011

30: andavamo al cinema ...

Altro "capitolo" del mio 30, un romanzo e-pistolare formato da uno scambio di email tra due amici nel 2001/2002. In questa mail, tra le altre cose, si parla di un film molto importante per quell'anno ... vorrei rivederlo oggi.


Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it

Data invio: sabato 13 ottobre 2001 17.12

Oggetto: P.S.

Ciao, Lorenz, sono ancora io.

Le ho appena telefonato per chiederle se voleva uscire anche questa sera. Ha detto che ha da fare. Dice che è impegnata in una traduzione importante.

"Ne sentemo più avanti ..."

Lorenzo, ho sbagliato qualcosa? Dimmi tu se ho sbagliato qualcosa. Per favore quando hai tempo leggi attentamente la mia precedente e-mail, vedi se secondo te ho commesso qualche errore. Mandami critiche, suggerimenti per il futuro (ci sarà un futuro?), altro… Telefono, messaggi, posta ordinaria, e-mail, e-piccione, tutto.

Dovevo forse baciarla nel buio della sala cinematografica? Certo, il tema del film non aiutava, con questa giornalista canadese che ritorna nella sua Kandahar per cercare di fermare la sorella che ha promesso di suicidarsi; durante il suo viaggio, nascosta dietro al burka d’ordinanza, incontra uomini senza gambe, donne schiavizzate, bambini disposti a tutto pur di guadagnare qualche soldo, capi talebani capaci di sottomettere al loro volere la popolazione affamata. Potevo baciarla?

Se un merito ha il film, è quello di mostrare cosa stanno bombardando gli americani con la scusa di cercare il loro amico Bin Laden (in affari con la famiglia Bush da una vita); miseria, malattia, nulla eterno. Capisco perché la sorella della giornalista decide di farla finita. In più ci hanno tagliato anche il finale. Potevo baciarla?

Teresa alla fine della proiezione ha chiesto informazioni alla cassa, ma non le hanno saputo dare risposta.

"Questa è la copia che ci hanno mandato. Non savemo el perché manchino i titoli di coda".

Censura? Autocensura del regista per dirci che oltre non si può andare? Lo sapremo mai?

Ciao.

Cinejac

P.S.

A proposito, il regista della pellicola è Mohsen Makhmalbaf, autore anche de Il silenzio. Ti ricordi quando lo abbiamo visto io, te e Silvia al Centro Marziano? Quand’è che ritorniamo ad andare al cine assieme? Al marziano fanno un sacco di buoni film. Una bionda che lavora con me mi passa spesso il bolletino mensile col programma. È da una vita che non ci vado. E voi?

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domenica 11 settembre 2011

... giocavo a basket

Altro capitolo del mio 30, un romanzo e-pistolare formato da uno scambio di email tra due amici nel 2001/2002. Ogni tanto pubblicherò dei pezzetti, in occasioni particolari. Un modo di ripercorrere un periodo che ha pesato e pesa molto su tutti noi ...



Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it

Data invio: martedì 11 settembre 2001 13.01

Oggetto: Ho sognato il mio gatto

Ieri notte ho sognato il mio gatto. Il mio vecchio gatto Cirillo (diciotto anni). L’ho sognato che dormiva nel mio letto, come quando era piccolo. L’ho sognato che mi svegliava per graffiarmi… O forse che mi graffiava per svegliarmi?… ?! Cirillo non mi graffia più da un pezzo. Freud diceva che i sogni sono desideri repressi. Facendo un’autoanalisi superficiale direi che ho un profondo desiderio di ritornare piccolo, quando Lei non mi faceva soffrire, non avevo un lavoro così seccante, il mio gatto era forte, vispo, pieno di salute. Questa mattina ho provato a scrivere un racconto. Non mi è venuto nulla di buono. Alla fine ne ho buttato giù uno pessimo intitolato Il lavoro uccide la mia creatività (due paginette, metà delle quali occupate dalla frase del titolo ripetuta alla noia). Poi ho giocato a basket con NBA 98. Ovviamente con i miei Chicago Bulls (ti ricordi il racconto con il quale ho vinto il premio letterario? bei tempi quelli…). Be’ lasciamo stare. Domani si ritornerà al vecchio tran tran (che espressione orribile): sveglia alle 6,58, acqua gelata in faccia, pipì, pupù, lavoro precario. Spleen.

jacopo@30.it

P.S.

Non ci siamo scontrati con le nostre vetture. Niente crash tra me e Teresa. Peccato!

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martedì 19 luglio 2011

Quando hanno ucciso Carlo io giocavo a tennis


Ho scritto un libro intitolato 30, un romanzo e-pistolare formato da uno scambio di email tra due amici nel 2001/2002, periodo pieno zeppo di cose interessanti, epocali sotto molti aspetti, che hanno avuto conseguenze nefaste in seguito (la repressione a Genova, l'11 settembre, la guerra in Afganistan, il passaggio dalla lira all'euro ...). Non ho mai trovato un editore disponibile nonostante qualche apprezzamento, forse è stato meglio così. Il romanzo rimarrà nel fatidico cassetto senza rimpianti.

Propongo la pagina relativa alla morte, non certo accidentale, di Carlo Giuliani a dieci anni da quei tragici fatti. A volte la "trasfigurazione artistica" è più vera del vero ...


Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it

Data invio: sabato 21 luglio 2001 10.00

Oggetto: Quando hanno ucciso quel ragazzo io giocavo a tennis

Lorenzo, quando a Genova hanno ucciso quel ragazzo io giocavo a tennis. Non me lo perdonerò mai. Era da una vita che volevo giocare a tennis. Fin da bambino. Mi piace esteticamente. Dico soprattutto i colori: il campo arancione, le righe bianche, le palle gialle, le racchette delle più diverse tonalità a seconda dei gusti del tennista. E poi è un gioco da snob, e a me piace sentirmi un po’ snob. Non dire, come alcuni miei amici, che è un gioco di destra. A parte il fatto che di destra o di sinistra esistono solo le zucche (a meno che tu non legga i sondaggi estivi di qualche noioso rotocalco), il tennis ha molti praticanti di sinistra. Tanto per dirne una, nel torneo giornalisti vincono quasi sempre quelli de il manifesto, il mio giornale preferito. Vorrà dire qualcosa? Insomma, ho sempre adorato il tennis. Finalmente quest’anno mi sono iscritto al club di G*** e ho cominciato a prendere lezioni. Ieri pomeriggio, quando è successo quello che è successo, proprio nelle stesse ore dell’assassinio di quel giovane, io imparavo come tenere in mano la racchetta, come colpire la palla di dritto o di rovescio. E intanto dalla jeep dei carabinieri partiva il solito colpo per fermare il Movimento; o mettono le bombe in qualche stazione o giustiziano in piazza qualcuno. Insomma, non credo che giocherò più a tennis. Come posso dopo questo? Ogni volta che prenderò in mano la racchetta avrò di fronte l’immagine di quel ragazzo col passamontagna immerso in un mare di sangue. Quanto vorrei essere stato al suo posto.

Con profonda indignazione.

jacopo@30.it

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martedì 20 luglio 2010

Non voglio dimentiCarlo

Dopo Genova 2001 abbiamo visto un'altra politica e un'altra società.
Un altro mondo è possibile, dicevamo, ma non pensavamo questo ...

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