giovedì 5 luglio 2012

Due parole con i Margareth


Ritornano in palude i Margareth, giovani veneziani che posso dire di aver visto crescere. Apprezzati fin dai primi ep autoprodotti (passarono di qui nel 2009, con un bel dischetto di quattro sole canzoni e una copertina malinconica), dopo alcuni assestamenti nella loro formazione sono usciti nel 2010 con il loro primo lungo, White Lines, per Macaco Records degli amici Grimoon, e in questo 2012 hanno fatto il bis con Fractals, disco tra il mistico e il sensuale, senza perdere di vista l’ironia. Sempre prodotto dalla label veneziana, sempre in progressione. La copertina di questo disco mi ricorda quella frase dei Blues Brothers: io ho visto la luce! …
In realtà, ad ascoltare Fractals si rischia veramente di vedere la luce. Registrato in presa diretta con la produzione artistica dell’ottimo Giovanni Ferrario, sono nove pezzi che crescono ascolto dopo ascolto, elettrici e vibranti, con un’anima romantica e un pop virato verso gusti acidi. Un disco ben calibrato, da giovani musicanti ormai maturi. L’esperienza e la mano di Ferrario, uno dei migliori produttori della scena underground (per non dire in assoluto), si sente. Fractals, frattali: oggetti geometrici che si ripetono nella loro struttura allo stesso modo su scale diverse … chissà che non sia una perfetta metafora del cd. Forse sbrodolo in critichese, forse no … meglio iniziare. Pronti?      

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martedì 18 gennaio 2011

Intervista agli Ovlov

Paura dell’Alligatore? Perché mai? Non avete nulla da temere, apprezzo la buona musica e ho dimestichezza con i gruppi bresciani, vicini di casa della mia palude. Sì, perché gli Ovlov, sono l’ennesimo gruppo bresciano sul blog. E non solo, Brescia, in questi ultimi anni, è il centro nevralgico del nuovo rock italico (e non solo) con tutti quei gruppi, quelle realtà associative in campo musicale (e non solo), quei locali… Gli Ovlov rappresentano uno dei punti più alti. Il loro recente cd, Margareth, Frank And The Bear, uscito per Casa Molloy sul finire dello scorso anno, mi ha conquistato sia come etica che come estetica.

Nove pezzi di indie-rock diretti e piacevoli, classico voce, chitarra, basso e batteria, rispettivamente Luisa Pangrazio (Lù Pangra), Luigi Ancellotti e Michele Marelli. I primi due, insieme dal 2001 come Black Eyed Susan, hanno incontrato il terzo di recente, dando vita agli Ovlov e al primo loro album. Un cartonato bello da vedere, con un orso bianco in copertina e nel libretto interno: porta via i vestiti alla band lasciando i tre in mutande legati ad un albero, pensate. E allora perché temete l’Alligatore? Nella palude non c’è freddo come al polo. Calmatevi e incominciamo. Se volete ho la camomilla equa e solidale …

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mercoledì 24 giugno 2009

Intervista ai Margareth

Ho tra le mani il loro ep da alcune settimane. Un semplicissimo cartoncino piegato, con l’elegante disegno di grossi pali di legno che si specchiano nell’acqua (la bricola) e il titolo sotto al nome della band: this town. Tutto scritto in stampatello sul bianco lattiginoso. Margareth stampato in nero, this town in grigio. Molto malinconico e decadente, un bel stile da band delle indie italiche, con una pecca: quattro sole canzoni, ne vorrei di più, molte di più. Ma a quanto leggo sul loro myspace, stanno preparando un lungo…
Uno di questi quattro pezzi, Mad Man’s Poem, è presente anche nella compilation della Canebagnato, Even Dogs Like To Dance. Un bel biglietto da visita, con un modo di cantare particolare e la tromba a creare un’atmosfera magica, come del resto tutte le canzoni create da questi cinque ragazzi dell’estremo nord-est d’Italia. Un folk-pop con venature psichedeliche che possono ricordare, trai grandi, i Wilco. Ma non voglio caricarli di eccessive responsabilità e paragoni ingombranti. I Margareth sono i Margareth: Paul, Andrea, Ale, Gibò e Niccolò. Siete pronti?
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/margareththeband

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