sabato 6 aprile 2019

Terremoto dell'Aquila 10 anni dopo

Ieri ho sentito alla radio che sono già passati dieci anni dal terremoto dell'Aquila. Oltre alle banali considerazioni sul tempo che passa, ho ripensato a quei giorni terribili, agli amici blogger di quelle zone (alcuni scomparsi proprio sotto le macerie, altri a informare cercando aiuti tra le conoscenze nate in rete), al Berlusconi pasquale che prometteva nuove case in poco tempo, al G8 fatto vicino al sisma per mostrare la solidarietà dei Grandi della Terra (quanta falsità), agli avvoltoi di imprenditori che si fregavano le mani per i possibili affari (agghiacciante quella telefonata, spero abbiano fatto una brutta fine) ... l'Italia è peggiorata in questi 10 anni. Era già pessima allora, sia ben chiaro, ma abbiamo fatto molti altri passi indietro in questi 10 anni. Tra i mortiferi governi tenici, i terremoti dell'Emilia, la deriva renziana del Pd, l'attuale vergognosa compagine gialloverde, colori pessimi insieme. Povera patria.

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sabato 3 dicembre 2016

C'è chi dice no, c'è chi dice sì ...

 C'è chi dice no, c'è chi dice sì ...

Italia, nordest, in un bar, con un ex compagno di scuola dichiaratamente di destra: si parla del referendum, Renzi, l'Italia. Non mi appassiona negli ultimi anni la politica, mi sento espulso, ma non transigo sui miei punti fermi, sui principi, sull'essere di sinistra, quella vera, sulla difesa dell Costituzione. Lui invece è di destra, consigliere comunale, ex finiano, ora meloniano. Nonostante questo, riesco a parlarci, negli anni Settanta probabilmente ci saremmo presi a pugni e sputi come minimo, oggi questo non succede, forse è un passo avanti, forse no.
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domenica 7 dicembre 2014

Privatizzazione dell'acqua? No, cazzo!


Abbiamo vinto un REFERENDUM, vi ricordate? L'abbiamo vinto insieme, con piazze piene, e anche (secondo me fondamentale), con il web. Ora, complice una crisi senza precedenti, menti addormentate, persone che non vedono al di là del proprio naso e credono che basti non avere più Berlusconi a Palazzo Chigi per essere felici, sta passando, nella quasi totale indifferenza, tutto ciò che dispone il governo Renzi. Oggi tocca all'acqua, alla privatizzazione dell'acqua, contro la quale avevamo detto un netto no, cazzo! E allora mobilitiamoci ancora, firmate e fate firmare, usate il vostro blog o qualsiasi altro social come un megafono, perché, come diceva il grande John Belushi: quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare.

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sabato 11 ottobre 2014

Cinema: Italia oggi... o quasi

Un film davvero unico, dove vero e falso si mescolano. Un film vivo, nato ai tempi di Berlusconi e finito con lui (in tutti i sensi). Veramente strano il destino di questo cult-movie assoluto, di questo autore di autentico culto, Franco Maresco (senza Ciprì, compagno di tante avventure, al cinema e in televisione; come dimenticare CinicoTv?). Belluscone, attraverso il personaggio in bianco e nero Ciccio Mira, agente di cantanti neomelodici che impazzano alle feste di paese e nelle tv locali, racconta della passione per Berlusconi di un’intera regione, la Sicilia della mafia (che, dicono, abbia da sempre puntato su di lui). Il sottotitolo è, infatti, Una storia siciliana, ma, credo, a parte il folclore/colore di fondo, un film così si sarebbe potuto girare in qualsiasi regione italiana, compreso il mio Veneto. La fascinazione per il caimano, è stata purtroppo, comune a tutta Italia, regioni rosse escluse. Il film, nel suo avanzare come un vero giallo, ci dice che Berlusconi non va più di moda, è una "cosa" del recente passato sostituita abilmente da personaggi quali Grillo e Renzi (ci mostrano pure la sua comparsata dalla De Filippi in giacca di pelle alla Fonzie). Belluscone però, non è un documentario politico, ma un vero e proprio film surreale, meglio, grottesco, con personaggi altrettanto grotteschi,  dei freak, come vengono chiamati Ciccio Mira e i suoi neomelodici, da Sanguineti. Tatti Sanguineti, un Sanguineti grandioso investigatore privato all'amichevole ricerca per Palermo del regista scomparso. Sì, perché Maresco c'è,  anche se non c'è, preso nel ruolo di regista depresso, alle prese con un film impossibile, morente, tra denunce e misteriosi incidenti sul set (memorabile l'intervista a Dell’Utri, con un microfono rotto proprio nel momento topico, quando il senatore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, stava facendo rivelazioni importanti). Da vedere assolutamente

Anime nere è un film forte e deciso, una storia poche volte raccontata dal nostro cinema, una storia di tre fratelli originari dell'Aspromonte, con delle scelte di vita diverse: uno è trafficante internazionale di droga, un altro imprenditore edile al nord, apparentemente rispettabile (ma ricicla il denaro sporco del primo), un terzo è rimasto a casa, coltiva la sua terra e non ne vuole sapere dei primi due. Sarà proprio il giovane figlio di questo a scatenare una guerra di mafia, la ‘ndràngheta, che riunirà i tre fratelli e avrà un esito tragico. Recitato quasi tutto in dialetto calabrese, appare cupo e triste: senti una chiusura fisica e mentale paurosa, sia nel paesaggio sia negli atavici rituali di questa mafia diventata una delle più forti grazie anche ai legami di sangue. Senti una distanza totale dalle istituzioni, a partire dai carabinieri, senti una lontananza dallo Stato assoluta. E poi le facce, facce che non dimentichi, poco italiane (paradossalmente, la più italiana è quella di Barbora Bobulova, attrice sempre più presente nel nostro cinema d'autore). Liberamente tratto da l'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco edito da Rubbettino (quello di Blocco 52 di Lou Palanca) , è stato presentato alla recente Mostra del Cinema di Venezia con discreto successo e qualche sterile polemica di politici locali. Anche questo da vedere assolutamente ...

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