giovedì 29 novembre 2018

Ask The White nell'Orto



Oggi nell'Orto di Elle e Alli ci sono gli Ask The White, una coppia come noi, che fa musica psichedelica come pochi. Un folk malinconico e autunnale perfettamente in linea con queste giornate bigie e con i colori delle felpe/maglioni indossati nella bella immagine sopra. Ask The White sono Isobel Blank, artista e cantautrice e Simone Lanari, produttore e musicista. Provenienti da molte esperienze musicali dell'area alternativa toscana, erano stati in palude lo scorso anno a presentare il primo disco degli Ant Lion con Alberto Tirabosco e Stefano Santoni dei Sycamore Age, band dalla quale anche Simone proviene. Insieme stanno portando in giro il loro disco d'esordio, Sum and subtraction, album dato alle stampe come vinile tramite Ammiratore Omonimo Records (AOR), label dei vonneumann alla prima produzione con un disco non strettamente fatto da loro. Nella breve pausa del loro tour gli Ask The White hanno accettato di fermarsi a parlarne nell'Orto. Se volete leggere e/o partecipare anche voi cliccate qui.

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domenica 8 luglio 2018

In palude con i Manovalanza

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Ska-Punk
DOVE ASCOLTARLO qui
LABEL Impacto Records (Mexico)
PARTICOLARITA’ Disco registrato dal vivo in occasione della chiusura di un locale importante per la storia della musica locale e del gruppo.
CITTA’: Sansepolcro (AR)
DATA DI USCITA 7 maggio 2018
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sabato 5 agosto 2017

In palude con gli Ant Lion


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: Art Punk, No wave
LABEL: Ibexhouse (italia) / OOO Sound (Giappone)
PARTICOLARITA: Formicaleone
CITTA: Arezzo
DATA DI USCITA: 17/03/17

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martedì 3 gennaio 2017

In palude con Il Ballo dell’Orso


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE rock cantautoriale
DOVE ASCOLTARLO Soundcloud, Bandcamp, Rockit
LABEL alla ricerca di …
PARTICOLARITÀ il batterista è meridionale
CITTÀ: Arezzo
DATA DI USCITA 26/11/2016



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lunedì 27 aprile 2015

Due parole con La Casa del Vento



Ultima intervista in palude. Sì, cari amici, dopo più di sette anni l’Alligatore ha deciso di chiudere con le interviste in diretta sul blog. Vi aggiornerò in seguito su cosa farò, ora concentriamoci sul grande gruppo che chiude, cioè La Casa del Vento. Chiude presentando qui non uno, ma un quadruplice cd, live, più dvd. Una cosa grande dal punto produttivo, una cosa grande dal punto di vista contenutistico. Questo ghiotto prodotto, dato alle stampe tramite una label storica dell’underground italico, quale la Mescal, s’intitola Semi nel Vento. Un titolo che dice molto, visto le 43 canzoni contenute, raccolta delle meglio interpretazioni del gruppo toscano, tra propri pezzi e cover mitiche. Ci sono dentro trent’anni e più, di controcultura italica folk-combat-rock, i loro semi nel vento.
Le tematiche, i personaggi, le storie narrate da Casa del Vento sono molto vicine ai contenuti di questo blog: da Genova 2001 alle battaglie politiche, dalla pace all’ambiente, al lavoro sicuro, all’immigrazione. Carlo Giuliani e Gino Strada, i partigiani, Emergency, Bob Dylan e i Clash. Canzoni da titoli emblematici come Genova chiama, Pioggia nera, Pane e rose, La meglio gioventù, Ala sinistra, Novecento, Good Morning Baghdad, Non in mio nome, La canzone di Carlo, interpretazioni personali di Anarchy in the U.K. e Redemption Song, o della fondamentale Bella ciao. In più la collaborazione recente con Patti Smith, incontrata sul palco del Mandela Forum nel 2009 (per i 15 anni di Emergency), dove è stato amore a prima vista (sono seguiti concerti e registrazioni insieme). Viste le tematiche forti, per La Casa Vento, non è sempre stato facile trovare spazi, ma grazie al pubblico, sono riusciti a resistere e consolidarsi. Per questo è un onore averli qui. Pronti?

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martedì 21 aprile 2015

Due parole con i Walden Waltz


Walden Waltz tra poco in palude per presentare il loro esordio Eleven Sons, uscito solo da qualche giorno per Santeria/Audioglobe, uscito precisamente venerdì 17 aprile, sfidando eroicamente la sfiga. Del resto, la band di Arezzo è capace di affrontare forze del destino avverse, con ironia e forza morale, come quando si trovavano in un tour negli States e furono costretti a fermarsi per la rottura del furgoncino. Vinsero un concorso indetto dalla piattaforma web SonicBids, e volarono da costa a costa per fare un’altra serie di concerti ed esibizioni in radio. Durante questi concert, trovarono stimoli nuovi e incontrarono personaggi cult.
Tornati in Italia, dopo aver maturato una serie di esperienze importanti e la vittoria del LA Music Award: Most Outstanding Debut Release, per il singolo Looking Down registrato con il produttore Ron Nevison (The Who, Rolling Stones, Led Zeppelin), si sono chiusi in studio per registrare Eleven Sons. Undici tracce molto intense, sintesi perfetta tra urbano e selvaggio, serietà e ironia, una società che crea illusioni a getto continuo e allo stesso tempo sa come sapientemente distruggerti. È un album divertente e impegnato, con molti suoni folk-acido e un bel gruppo di amici, alcuni dei quali già passati in palude. Se fosse un film sarebbe Chiamami aquila, ma è un disco, un gran disco. Parliamone. Pronti?

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lunedì 23 febbraio 2015

Due parole con i Sycamore Age


Sycamore Age per la terza volta in palude, se non è un record poco ci manca, a testimoniare la stima che ho per la band toscana (e anche il contrario, spero). All’apparire del loro primo omonimo disco, circa tre anni fa, mi colpirono per l’originalità e la forza rock ammantata di psichedelia. Una cosa non scontata, frutto delle esperienze musicali maturate prima dai sette componenti dell’Era del Sicomoro. Lo scorso anno vennero qui con un particolarissimo cd, fatto da nomi cult della scena dell’alternative italico: dei remix del loro esordio, più qualche chicca. Entrambe uscite con la Santeria, label di culto, che ha sostenuto anche questo loro nuovo album, Perfect Laughter, assieme a Woodworm, altra etichetta in espansione (un sacco di nomi passati qui di entrambe).
Perfect Laughter, la risata perfetta, titolo da una frase del grande Bukowski e da riflessioni dei Sycamore Age di come sia assurdo l’universo, forse frutto di una divinità folle dalla risata, appunto, perfetta (approfondiremo). Musicalmente è stato creato, come al solito, nell’intimo studio dei Perfect Laughter, un laboratorio da alchimisti, dove hanno saputo dosare gli ingredienti con piccoli strumenti: bouzouki, organo a mantice indiano, mini-tastiere giocattolo, bicchieri, pentolini, coperchi, bidoni dell’immondizia … insomma, di tutto di più. Si sono divertiti un mondo, perché ascoltando il disco, si sente sempre l’eco di una pazza risata. Ascoltiamola. Pronti?

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lunedì 12 gennaio 2015

Due parole con LaMente



Si potrà fare dell’ironia anche con il titolo del post di questa sera, Due parole con LaMente, ma vi dico subito che non si tratta di psicanalisi, bensì di ottimo rock italico, ancora una volta su questi schermi. Vengono da Arezzo, sono al disco d’esordio come LaMente, dopo disparate esperienze importanti, alcune delle quali hanno sfiorato la palude: dagli Amorica a Vanessa Peters, da La Casa del Vento a Salim Nourallah. E poi la musica reggae e le colonne sonore, collaborazioni internazionali, dagli States alla Germania. Ora tutto questo, e molto altro, ha trovato corpo ne LaMente, facendo … Un passo indietro.
Il quintetto toscano con Un passo indietro, sembra farne invece uno in avanti. Il loro pop-folk dalle venature cantautorali è qualcosa di non facilmente catalogabile. Nove pezzi facili, per entrare piano piano nel loro mondo, fatto di poche certezze, foto in bianco e nero, fughe in avanti grazie ai sogni e/o utopie per pensare al futuro. C’è molto realismo (magico) nei testi, che raccontano un’insoddisfazione generale. Prodotti da loro stessi e da Guglielmo Gagliano tramite la Garage Records, hanno registrato l’album in poche sedute, e spesso li sento suonare come un solo uomo. Vediamo in quanti risponderanno questa sera. Pronti?

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