domenica 7 febbraio 2016

In palude con Mara


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: cito una recensione: “..gradevole e affascinante gusto retrò. La voce richiama le armonie vocali dei profondi 60’s, la musica gira intorno a immagini di volta in volta di sapore 60’s, 50’s, addirittura 30’s, con accenni tarantiniani, desert blues (a cui contribuisce non poco la produzione di Francesco Giampaoli dei Sacri Cuori, maestri del genere) e una particolare devozione alle atmosfere care a Lana Del Rey. Album avvolgente e ammaliante, deliziosamente conturbante.” http://www.radiocoop.it/?p=4086
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto):
SU ROCKERILLA
Video del brano San Francisco https://www.youtube.com/watch?v=wpmiNekdfY0
LABEL: Brutture Moderne
SITO O FB DEL GRUPPO: www.maraluz.net
CITTA’: Ravenna
DATA DI USCITA : 22 gennaio 2016

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sabato 7 marzo 2009

A 10 anni dalla morte del più grande cineasta vivente ri-leggere Eyes Wide Shut

Ricordo quel 7 di marzo di 10 anni fa come fosse ieri, anche se di acqua sotto i ponti ne è passata e molte cose, forse troppe, sono cambiate.
Mio nipotino mi chiede chi è Stanley Kubrick e io, come se fosse la cosa più ovvia del mondo:
Kubrick, è il più grande cineasta vivente.”
“Be’, è morto”, dice lui
Insomma, io penso ancora che Kubrick sia il più grande cineasta vivente. I suoi film sono attualmente vibranti, dal primo all’ultimo. L’ultimo poi, quasi come un presagio di morte, gli contiene tutti, chiudendo una vita artistica esemplare donata alla perfezione dell’immagine in movimento. L’ultimo è l’estremo omaggio al cinema fatto dal Cinema in persona.


Eyes Wide Shut, occhi aperti spalancati, come quelli dell’Alex di Arancia Meccanica, uscito negli States nell’estate dello stesso anno e da noi in autunno, è una sofisticata riflessione sul potere e sul potere dell’immagine, sul sogno e sulla realtà. Doppio sogno, appunto, come il romanzo di Arthur Schnitzler che l’ha ispirato, come il cinema, sognato nella mente del regista e poi in quella dello spettatore. Sognato due volte quindi. Per non farmi mancare nulla, io andai pure a vederlo due volte al cinema (poi non l’ho più rivisto: non in dvd, non in videocassetta, non nel pruriginoso passaggio tv, con tanto di scandalo preconfezionato).

Il film segue pedissequamente il libro, a parte il cambio d’epoca e città. Traumnovelle è ambientato nella Vienna anni ’20, EWS nella New York di fine secolo perfettamente ricostruita in studio: la bella mogliettina di uno stimato medico confessa al marito un tradimento pensato ma mai messo in atto. Lui si sente umiliato, le racconta a sua volta un desiderio simile per “pareggiare il conto”, però rimane inquieto. Di notte va alla ricerca di una “vendetta” che non riesce a soddisfare. Tra l’incontro con una prostituta non consumato e un’orgia dalla quale viene cacciato perché non invitato, l’uomo ritorna a casa ancora più umiliato. Temendo che lei scopra qualcosa (cosa?), confessa tutto, venendo dalla moglie perdonato.
EWS è quindi un banale film sul rapporto di coppia e sul ritirarsi nel nido di famiglia, nonostante tradimenti, violenze, falsità e ripicche? Morale da Family Day? Direi di no. Kubrick faceva cinema, non sociologia spiccia. EWS è un raffinato gioco sulla psicanalisi, parente stretta del cinema. Schnitzler, amico di Freud, sosteneva la presenza di qualcosa di più palese dell’inconscio. Una via di mezzo tra il conscio e l’inconscio, un sognare ad occhi aperti. Questo suo romanzo, è lo svolgimento pratico delle sue teorie. “Nessun sogno è interamente sogno” dicono alla fine i due protagonisti.

È il cinema, come non capirlo? Il Cinema! Chi, meglio di Kubrick, lo sapeva?

FOTO TRATTE DAL SITO http://www.archiviokubrick.it/ MOLTO RICCO DI IMMAGINI, FILMATI E APPROFONDIMENTI. WOW!

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martedì 27 maggio 2008

Ciao Sidney


Questa mattina, quando ho sentito la notizia, mi è preso un colpo: morto Sidney Pollack. Incredibile, la scorsa settimana, passeggiando per la mia città, avevo incontrato un turista somigliante un sacco a lui. Del resto, a Verona, qualche anno fa, Pollack era venuto veramente, ospite del Festival Schermi d’Amore. In quell’occasione, avevo visto una sfilza di suoi film (i primi, quelli della New Hollywood): Ardenne ’44 un inferno, film di guerra psichedelico, Non si uccidono così anche i cavalli, forte pellicola sulla grande depressione, Yakuza, thriller violento con un grande Robert Mitchum, I tre giorni del Condor, denuncia delle storture della CIA, ma anche quelli post-La mia Africa, come il mastodontico Havana.
Pollack era un grande conoscitore della macchina cinema, da regista ad attore (indimenticabile in Eyes Wide Shut, l’ultimo fondamentale Kubrick) a documentarista (girò il suo unico documentario, quello sulla vita dell'architetto e suo personale amico Frank O. Gehry, nel 2005) ad interprete di serie televisive, produttore, inventore di festival (c’è anche il suo zampino nel Sundance dell’amico Redford), giurato in varie rassegne cinematografiche. Insomma, il cinema, senza di lui, sarà molto diverso …

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giovedì 21 febbraio 2008

La pin dell’Alligatore a Fidel Castro


Le ipotesi sono le più disparate. È possibile che sia stato l’amico Robert Redford a consegnarla direttamente nelle sue mani (al Sundance ne avevo date un paio, forse tre, all’autore di Leoni per Agnelli); altri sostengono ci sia stato un passaggio in più: Redford l’ha data a Sidney Pollack e Pollack l’ha portata a L’Avana in uno dei suoi shopping di sigari. I più maliziosi dicono che Oliver Stone abbia rubato la spilletta a Tarantino (sono ancora incazzati tra di loro dai tempi di Natural Borns Killers, ogni occasione è buona per farsi qualche scherzetto). C’è anche una pista tutta politica (o quasi): Naomi Campbell l’ha presa a Tarantino in una festa hollywoodiana (l’avevo detto a Quentin che sul suo berretto era poco sicura), l’ha poi regalata a Chávez e il Presidente venezuelano l’ha poi portata a Fidel. Il succo non cambia, la pin dell’Alligatore ha quasi sicuramente superato lo stupido embargo ed è ora sopra il famoso berretto di Fidel proprio nei giorni del suo annuncio. Storico.

http://www.granma.cu/italiano/2008/febrero/mar19/mensaje.html

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