venerdì 25 febbraio 2011

Intervista ai Laradura

Dalla grassa, dotta, rossa … Bologna, ecco un altro magico gruppo di bolognesi provenienti da diverse parti d’Italia, i Laradura. Sono in quattro e “vengono da Calabria, Sardegna, Sicilia, terre calde come il suono che propongono” (leggo sul loro facebook la frase e concordo), sono quindi perfetti per rappresentare questa scena locale, sempre più caratterizzata da musicanti di tutta Italia. Il loro disco, Senzafine, uscito ufficialmente da pochi giorni presso la bella label indipendente di Sassari Red Birds Records (canta bene l’uccellino rosso), mi è piaciuto subito.

Registrato e mixato nel mitico Lotus studio di Gianluca Lo Presti e Lorenzo Montana (tra gli altri, Simona Gretchen e Nevica su quattropuntozero), Senzafine è caratterizzato da un cantautorato nuovo, che colpisce nella scrittura, nel modo di proporsi, nelle melodie che l’accompagna. Dal vivo deve essere ancora più coinvolgente. Spero siano molti i giri dei Laradura con il loro amico Harry, nella foto sopra dalle suggestioni on the road. Senzafine vorrei non finisse mai. Intanto andiamo a cominciare l’intervista. Pronti?

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martedì 12 ottobre 2010

Intervista ad Happy Skeleton

Happy Skeleton mi sembra pronto per l’intervista. Lo vedo concentrato, come davanti all’esame di maturità. Mi piace, vuol dire che prende la cosa seriamente. Del resto Happy Skeleton non scherza. La sua musica, la sua arte, il suo personaggio nascono da un incidente in un giorno di pioggia. Should I stay or should I go? dei Clash a palla, un sorpasso, una curva fatta male, crash … l'incidente, e poi la voglia di fare musica. Dalla sofferenza nasce l’arte? Dal confine vita-morte?... Forse è un luogo comune o una romanticheria, ma in questo caso sembra inquietante realtà.
Dopo l’incidente si sviluppa sempre più velocemente l’idea del fare musica: dai primi passi, come ad esempio un demo registrato autarchicamente nel giro di qualche mese, all’incontro con la Red Birds Records, che consente al giovane musicante pugliese di dare alle stampe Coffee & Cigarette Club, undici pezzi pestanti e prestanti, a tratti malinconici a tratti brucianti, ma sempre intensi. Giri di chitarra romantici, titoli dal sapore post-punk tipo Ann, revolution isn’t here in apertura o There is no reset to me in coda (o Toxic park a metà), un cd in crescita ascolto dopo ascolto… ma ora comincio a sbrodolare troppo.
Pronto Happy Skeleton?
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venerdì 21 maggio 2010

Intervista a The Child of a Creek

The Child of a Creek non è una band, non è un progetto, non è il titolo di un film con gli indiani, The Child of a Creek è un uomo solo al comando. Ovviamente mi riferisco alla musica, questa sera il ciclismo non c’entra e manco la politica.
The Child of a Creek è un uomo in giro per le montagne, tra la neve e il silenzio. Scatta foto e fissa su carta le sue emozioni. Le lascia decantare e poi si chiude nella sua taverna con una chitarra acustica 12 corde, chitarre acustiche di vario tipo e genere, chitarre elettriche, un vecchio zither tedesco degli anni ’70, un flauto, un piano elettrico, una piccola balalaika russa, sintetizzatori e percussioni, cibarie varie e del buon Chianti.
The Child of a Creek esce solo quando ha finito, ha capelli e barba lunghi e un cd di rara bellezza, Find A Shelter Along the Path, dato alle stampe per la Red Birds Rec/Seahorse, la stessa particolare label dei Clerville, su questi schermi martedì.
The Child of a Creek fa musica densa e stratificata, tipica di uno abituato a camminare in mezzo alla neve. Può ricordare certe belle stranezze alla Devendra Banhart o alla Jethro Tull, ma è l’ennesimo toscano (non ricevo finanziamenti dalla Regione Toscana, lo giuro) ad approdare sul blog. Dalla provincia di Livorno.
The Child of a Creek, pronto?
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martedì 18 maggio 2010

Intervista ai Clerville

Per molti Clerville è la città fantastica di Diabolk, ma da questa sera potrebbe diventare anche il nome del proprio gruppo preferito. Me lo auguro, perché la musica del terzetto di Catania merita di essere diffusa e ascoltata il più possibile. Post-rock? Alternative? Punk? Sono solo etichette, i Clerville fanno dei pezzi quasi esclusivamente strumentali da gioventù sonica. Molto intriganti, ti entrano dentro misteriosamente e non ti lasciano più. Manco l’esorcista, manco l’esorciccio …
Da un po’ di tempo ascolto il loro recente Killing Polar Bears, seconda loro uscita data alle stampe per l’indipendente Red Birds Rec/Seahorse Recordings e mi prende sempre di più. Giro per la cameretta muovendo ritmicamente la coda come quando la musica mi piace. Ogni volta che lo faccio partire ho la sensazione di tuffarmi nell’acqua. Musica liquida? Forse è la definizione più adatta a descriverla. Chitarre stordenti, elettronica al servizio dell’uomo, rock d’avanguardia, forse un omaggio indiretto al grande Sanguineti che oggi ci ha lasciati … ma sto cominciando a sbrodolare.
Meglio sentire se i Clerville sono pronti. Ci siete?
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