venerdì 30 dicembre 2016

Settant'anni dalla parte del Rock

PATTI SMITH
(Chicago, 30 dicembre 1946)

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martedì 22 settembre 2015

IN e OUT dell'estate 2015 ... per me

IN Andare in vacanza in Portogallo
OUT Agela Merkel
IN Donne alla guida di moto
OUT Il liberismo
IN L'insalata greca
OUT Le bistecche 
IN Il cinema all'aperto
OUT Il matrimonio
IN L'anguria (o cocomero, come preferite)
OUT Facebook
IN Il caldo
OUT Berlino 
IN Le vacanze in Sardegna
OUT Il fritto misto
IN Patti Smith

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lunedì 27 aprile 2015

Due parole con La Casa del Vento



Ultima intervista in palude. Sì, cari amici, dopo più di sette anni l’Alligatore ha deciso di chiudere con le interviste in diretta sul blog. Vi aggiornerò in seguito su cosa farò, ora concentriamoci sul grande gruppo che chiude, cioè La Casa del Vento. Chiude presentando qui non uno, ma un quadruplice cd, live, più dvd. Una cosa grande dal punto produttivo, una cosa grande dal punto di vista contenutistico. Questo ghiotto prodotto, dato alle stampe tramite una label storica dell’underground italico, quale la Mescal, s’intitola Semi nel Vento. Un titolo che dice molto, visto le 43 canzoni contenute, raccolta delle meglio interpretazioni del gruppo toscano, tra propri pezzi e cover mitiche. Ci sono dentro trent’anni e più, di controcultura italica folk-combat-rock, i loro semi nel vento.
Le tematiche, i personaggi, le storie narrate da Casa del Vento sono molto vicine ai contenuti di questo blog: da Genova 2001 alle battaglie politiche, dalla pace all’ambiente, al lavoro sicuro, all’immigrazione. Carlo Giuliani e Gino Strada, i partigiani, Emergency, Bob Dylan e i Clash. Canzoni da titoli emblematici come Genova chiama, Pioggia nera, Pane e rose, La meglio gioventù, Ala sinistra, Novecento, Good Morning Baghdad, Non in mio nome, La canzone di Carlo, interpretazioni personali di Anarchy in the U.K. e Redemption Song, o della fondamentale Bella ciao. In più la collaborazione recente con Patti Smith, incontrata sul palco del Mandela Forum nel 2009 (per i 15 anni di Emergency), dove è stato amore a prima vista (sono seguiti concerti e registrazioni insieme). Viste le tematiche forti, per La Casa Vento, non è sempre stato facile trovare spazi, ma grazie al pubblico, sono riusciti a resistere e consolidarsi. Per questo è un onore averli qui. Pronti?

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domenica 27 gennaio 2008

Sundance 2008: Tarantino con la pin dell’Alligatore

Oggi mi sento un gonzo journalist. Oggi ho incontrato un mito vivente. L’ho incontrato quasi per caso, dopo averlo cercato inutilmente. Oggi ho incontrato Quentin Tarantino e sono riuscito, finalmente, a donargli la pin dell’Alligatore …
Sono entrato in un locale caratteristico e ho visto subito il suo berretto (il berretto che c’è in tante versioni nel sottovalutatissimo Jackie Brown). Vuoi vedere che c’è Quentin, mi sono detto. Ho gironzolato nel piccolo bar di montagna (con tanto di corna di cervo appese, fucile di Hemingway, legna scoppiettante) e ho visto il papà di Pulp Fiction seduto da solo, in un angolo. Beveva del caffé con delle paste. Mi sono avvicinato, poi, con il mio povero inglese mi sono presentato. Quando ha sentito che vengo dall’Italia ha cominciato a parlarmi di Lucio Fulci, che adora. E poi di Barbara Bouchet, che straadora …
È vero, non dico niente di nuovo, Tarantino sul cinema di casa nostra ha delle idee tutte sue (del resto, uno che si è formato in un negozio di noleggio videocassette negli States anni ‘80 cosa può aver visto? Antonioni? Pasolini?). Ma almeno conosce un sacco di nomi del nostro cinema stracult, e per uno statunitense è già molto, visto la loro chiusura culturale.
Ovviamente ho chiesto a Quentin di posare con una delle mie pins. Non ha voluto per una questione di diritti fotografici, da quello che ho capito. Ma almeno ha accettato di immortalare il suo berretto con l’ormai mitica pin. Ho chiesto quante possibilità di vittoria ha Riprendimi, ma lui non ha detto nulla, anche se è nell’altra giuria e non deve “giudicare” il bel film di Anna Negri.
Tarantino è veramente come lo vedi. Un icona pop vivente.

In questi giorni di festival mi sono visto un sacco di documentari. Sì perché quella dei documentari sembra essere la nota dominante del festival (o almeno del mio festival; trai tanti film è difficile muoversi).
Non potevo mancare alla visione di Gonzo: The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson, di Alex Gibney. Personaggio a tutto tondo Hunter S. Thompson, esperto di droghe e armi, pazzo come un cavallo e come il quadrupede capace di macinare strada senza fermarsi mai; il padre del gonzo journalism è l’uomo ideale per un documentario avvincente. Grande amico di Johnny Deep (c’è il suo zampino in tutto il film), pezzo meno riconciliato della controcultura a stelle e strisce, Hunter S. Thompson sembra un personaggio inventato. Difficile capire dove finisce l’arte e comincia la vita (anche viceversa).
Sempre a proposito di controcultura Usa (anzi, controcultura punto e basta), segnalo Patti Smith, Dream of Life di Steven Sebring, noto fotografo al debutto cinematografico. Il film è un misto ben congegnato di immagini di repertorio, sogni, testimonianze. Nonostante abbia gli elementi classici del doc su personaggi noti (magari di quelli in campo musicale) sembra avere un qualcosa in più: forse, quel qualcosa in più, è solo la sacerdotessa del rock (accidenti, mi sono perso il suo concerto, non me lo perdonerò mai …).

Quotazioni in crescita per Riprendimi. L’Alligatore continua a fare il tifo per Anna Negri, non perché italiana ma perché la precarietà ha preso tutti noi, ed è bello vedere in un film anche degli artisti precari (di solito si pensa che la gente di cinema sia ricca); la precarietà è dei giornalisti, come dei musicanti, degli attori come dei telefonisti del call center …

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