La prima neve di Andrea Segre
Racconto morale tra le montagne trentine. Film incantevole, del
documentarista vero Segre, passato da qualche anno anche al film di
finzione (ma sempre con i piedi nella realtà). Umanista convinto,
conoscitore della Storia e delle storie, dopo l'esordio Io sono Li
(purtroppo non l'ho visto), con una giovane orientale a Chioggia,
passa con La prima neve a raccontare la storia di un profugo del Togo, fuggito dalla
Libia in fiamme. L'uomo viene mandato in Trentino, nella fiabesca
Valle dei Mocheni, e la sua vita precaria si incrocia con altre vite
precarie di montanari: un ragazzino problematico senza padre, la
madre di questo, con sensi di colpa e molte rinunce, suo nonno,
saggio del villaggio (la legna ti scalda tre volte, insegna, quando
la tagli, quando l'accatasti, e quando la bruci). La prima neve è
quella che cadrà alla fine del film, con le storie che sembrano
appianarsi, rilassarsi sotto di essa, ma, immaginiamo, non
scomparire. La pellicola è in parte sottotitolata (quando parlano
nello stretto dialetto della Valle dei Mocheni, comprensibile in
molto nord Italia), presenta attori professionisti (Jean-Christophe
Folly, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston), accanto a non professionisti,
però non si nota la differenza per la bravura di Segre. Anche in
questo mi ha ricordato il cinema del primo Olmi, e del purtroppo poco noto Franco
Piavoli. Da vedere (qui il sito del film per vedere dove lo danno).
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