martedì 23 aprile 2013

Due parole con Dead Man Watching



Arrivano in palude i Dead Man Watching, e posso dire, gli attendevo da molto. Conosco il gruppo da un bel po’ di anni, ho seguito il loro evolversi nel corso degli anni, con piccoli ma preziosi ep, fino all’esordio di oggi, Love come on! Ancora l’amore? Nota dominante della musica underground del 2013? Non saprei dire, sono undici ballatone folk-rock molto delicate, e qualcosa con l’amore potrebbero avere a che spartire. Acide e soavi come la copertina lascia intendere, con quei soffioni ripresi nel momento di perdersi in volo, possono ricordare certi Wilco, se volete un paragone che riempia le orecchie.
Uscito ad inizio anno per Cabezon records, piccola ma preziosa label della mia città, Love come on! sta accompagnando perfettamente questa timida primavera. Questo album appare il classico disco che cresce ascolto dopo ascolto. Forse perché, dietro al progetto Dead Man Watching, ci sono tre musicanti diversi, ma compatibili: John Mario, voce e chitarra da vero folksinger (la scorsa estate l’ho visto live, da solo, ed è stato magico), Gio, poliedrico strumentista (dal moog all’ukulele, l’hammond, chitarre, basso …chiedete e vi sarà dato), Astor Cazzolla, un nome che fa ridere, ma dietro la batteria non scherza (autore anche della foto di copertina e di tutto il libretto). Insomma, un gruppo così, non si trova facilmente. Per questo è in finito dritto in palude. Pronti?

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martedì 26 febbraio 2013

Due parole con Angus Mc Og



Per la prima volta in palude Angus Mc Og un nome che decisamente suona poco italiano. Ascoltando le sue canzoni, questa sensazione si fa più forte, ma leggendo le note sul libretto, misterioso quanto la copertina, si scopre, dai dati anagrafici, che non  così: Antonio Tavoni (voce, chitarra acustica ed elettrica, organo), Lucio Pedrazzi (batteria, percussioni, cori), Daniele Rossi (banjo, violoncello, chitarra, piano, organo), Enrico Pasini (tromba e flicorno), Davide Cristiani (piano). Capirete che ci troviamo di fronte ad un gradevolissimo folk-rock, ottimo per queste giornate incerte di neve e gelo.
Dieci pezzi di musica celestiale, con una voce che non scordi questo Arnaut, cd fatto in gioiosa e ingegnosa autoproduzione, titolo ispirato ad Arnaut Daniel, trovatore francese cantato nelle pagine di Dante e, più vicino nel tempo, T.S. Eliot. Titoli inequivocabili come Siddharta, Beyond Ancona Harbour, Jonah, The Fire Sermon, che ci aprono davanti un mondo. Come musica, molti citano i Wilco, altri Okkervil River, altri ancora Tim Buckley, Eddie Vedder solista …a me ricordano solo gli Angus Mc Og, musicanti con esperienze internazionali a partire dall’Australia (dove alcuni componenti del gruppo hanno suonato). Potevano saltare un passaggio in palude? No! … pronti? 
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venerdì 6 aprile 2012

Due parole con Oratio


Ancora di scena la Sicilia, ancora di scena un cantautore degli anni zero, anzi zerouno, Oratio, brillante e pop come la copertina del suo secondo cd, uscito come il primo per Malintenti dischi. Discorrendo senza ratio è il suo titolo, ironico e diretto come le canzoni che lo compongono: dodici perle con parole scelte con cura, per una musica dal sapore internazionale. Ascoltandolo ci si diverte un sacco, come credo si siano divertiti a realizzarlo. Per questo è un piacere ospitarlo per la prima volta nella palude; mi piace immaginarlo beffardo e surreale come nella foto sperimentale al centro del libretto interno.
Oratio con questo suo nuovo disco ha voluto uscire dall’ambito strettamente cantautorale, cercando di ampliare i confini della sua musica. Con una frase di lancio “Oratio è sempre più Badly Drawn Boy e meno Battisti, più Wilco e meno De Gregori” si è voluto marcare su questo punto, e sentendo canzoni come Mille idee con quel violino e una certa magia folk-rock, Il musicista inglese dall’atmosfera sospesa con piano e bei fiati, piuttosto che Pirati ancora folkeggiante con ukulele e chitarra slide … o Scegli il vizio, si può capre cosa si intende. Ma non voglio sbrodolare oltre, sento Oratio che si schiarisce la gola. Pronto?
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lunedì 26 settembre 2011

Due parole con i Gentless3

Gentless3 direttamente dalla Sicilia nella palude. Un lungo viaggio, che sono contento abbiano fatto perchè pure io viaggio quando ascolto la loro musica e anche voi lo farete se vi lascerete prendere dalle semplici trame sonore dei Gentless3. Post rock dal sapore internazionale, ballate tra l’alternative e il folk-rock (Wilco, se volete l’esempio più alto), quelle offerte dal primo loro cd, uscito con Wild Love Records, label indipendente di grande intensità. S’intitola I've Buried Your Shoes Down by the Garden, è contraddistinto da sette pezzi facili, intimi e coinvolgenti come un racconto di Carver.
Carlo Natoli, voce e chitarra della band, dice di aver letto molto l’autore di Cattedrale ed altri mille racconti, e si sente. Accanto a lui Sergio Occhipinti, alla chitarra acustica, Floriana Grasso al piano elettrico e Sebastiano Cataudo alla batteria. Sono quattro invece di tre come ti aspetteresti a leggere il nome, ma dal vivo sono anche di più. Natoli è il vicepresidente de L'Arsenale, Federazione Siciliana delle Arti e della Musica, presieduta da Cesare Basile, già gradito ospite nella palude. Parleremo anche di questo nell’intervista che va ad incominciare, sperando Carlo si sia ripreso dall’ultimo meeting della sua viva associazione. L’ultimo è durato da giovedì e ieri notte, mi diceva in una mail notturna. Pronti?
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