lunedì 15 ottobre 2012

Due parole con i Numero6



Numero6 in palude, abituati a questo ambiente per i ripetuti passaggi qui (siano essi come Numero6, come Michele Mezzala Bitossi, o, di recente come Bosio). Ora ritornano con la formazione madre, una delle più belle realtà dell’underground italico, per parlare del nuovo disco uscito per Urtovox venerdì scorso, Dio C’è (lo potete ascoltare in streaming gratuito qui). Un bel cd, un concentrato del meglio di quanto la nostra musica sotterranea abbia prodotto in questi ultimi dieci anni. Trame sonore coinvolgenti, testi che restano, per un pop-rock esplosivo, che, come vedete anche dalla copertina, ha fatto secchi i protagonisti.
Dio C’è non è la svolta cattolico-integralista della band, ma il riferimento a quella scritta che negli anni ‘70/’80 si trovava sui cavalcavia o sui cartelli stradali delle autostrade. Mi sono sempre chiesto del perché, senza i Numero6 non l’avrei scoperto: era un sistema dei vari pusher per segnalare la loro presenza sul territorio. Con il consueto gusto per i paradossi e i giochi di parole, la band genovese l’ha scelto come titolo dell’album (e pure di una delle più citazioniste canzoni in esso contenuto). Un lavoro ricco di ospiti e trovate innovative. Per questo è un piacere ospitare ancora una volta in palude i Numero6. Pronti?  
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venerdì 21 settembre 2012

Due parole con i Bosio



Per la prima volta in palude i fratelli Bosio (in realtà non è proprio una prima volta, in quanto Enrico è già passato di qua con gli En Roco, formazione dove milita da anni). Diciamo allora che è una prima volta per Pietro ed Enrico Bosio, in arte Bosio, fusi insieme nella copertina, e autori di questo disco d’esordio, anzi d’abbrivio, dato alle stampe con The Prisoner Records, la label di Michele Mezzala Bitossi, compagno di band di Pietro, dai Laghisecchi ai Numero 6. Come sentite, molti nomi tornano questa sera, quelli di una Genova giovane e creativa, musicale/intellettuale … ci sarà da divertirsi.
L’abbrivio è un disco personale, direi intimo, a tratti ironico e gioiosamente pop-rock con rimandi cantautorati (non solo a Genova, ma anche Roma, Palermo, Asti…). Nonostante sia stato registrato nel corso degli ultimi anni, appare compatto nella sua poetica, e il terzetto (c’è anche il “greco” Giorgios Avgerinos), incanta, diverte, fa sognare. Le canzoni sono unite come la buffa immagine di copertina, che solo se ti metti a fissarla bene capisci cosa c’è sotto. E cosa ci sarà sotto L’abbrivio? Per scoprirlo, seguite la blog-intervista che sta per cominciare. Pronti?
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lunedì 12 settembre 2011

Due parole con Mezzala

Colore testoRitorna Michele Bitossi, il prolifico leader dei Numero6 qui nella veste di Mezzala. Nome non a caso preso dal calcio, sua altra grande passione accanto alla musica, come preso dal mondo del pallone è il titolo di questo suo primo cd solista, Il problema di girarsi. Lascerò a lui dire il perché, io vi dico che questo disco personale e pieno di parole, dato alle stampe come il precedente dei Numero6 presso Urtovox, uscirà a fine mese (il 24/9 per essere precisi), ma se ne sta già parlando in giro. Intimo e diretto come la simpatica copertina che vede ritratto lo stesso Michele appena sveglio, mette i piedi nel piatto su molti argomenti di attualità, ricordi personali e malinconie, con la consueta ironia e vena polemica.

Come sempre da mandare a memoria i testi delle sue canzoni. Cito l’incipit di Che fine faremo, perché chiama direttamente in causa l’attuale mondo del web: io mi ribello al fatto che per strada quando ci incontriamo è tanto se alziamo lo sguardo se sprechiamo un “ciao”, ma a casa dietro alle tastiere a schermi piatti come il cuore siam brillanti ed amicali gonfi di socialità … che dire? Ci sarebbe da aprire il dibattito. Anzi, lo apriamo subito se Mezzala è pronto dietro la sua di tastiera. Ci sei?

VAI AL SUO SITO http://www.mezzala.it

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sabato 7 maggio 2011

In bici al Trento Film Festival per vedere il camminatore Brizzi

Anche questo fine settimana sono andato al Trento Film Festival. Grazie al tempo perfetto, ci sono andato in bici. Non potevo fare altrimenti, visto in programma della giornata, con Enrico Brizzi e le sue storie di camminatore. Doppio Brizzi, con la presentazione del film documentario Italica 150 e l’incontro con l’autore, in carne ed ossa per parlare di questo viaggio, del documentario di Serena Tommasini Degna (c’era anche lei) e del romanzo Psicoatleti di imminente uscita (sarà presentato a Torino la prossima settimana).

Il film è un viaggio in Italia (non riesco a chiamarlo road-movie), dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, come dice il sottotitolo, nel 150° anniversario dell’unità nazionale. Un modo di festeggiare l’unità italica in maniera brizziana, con i suoi amici psicoatleti, le piccole storie di gente comune, documentari in bianco e nero presi nei posti dove sono stati, scherzi, vesciche ai piedi, neve in Alto Adige dove inizia il viaggio il 7 aprile, sudore e bagno nel mare in Sicilia, 90 giorni dopo, dove la camminata finisce…

Il viaggio è stato fatto da Brizzi nella primavera estate del 2010. Novanta giorni, oltre 2000 km, sempre e solo a piedi, lui e il fido amico Francesco Monti (pure lui a Trento), il classico compagnone da commedia all’italiana (ne combina tante, dal primo volo in paracadute ai tatuaggi). Durante il tragitto si sono uniti per alcuni pezzi altri amici dell’associazione Francigena XXI per portare conforto ed essere testimoni partecipi dell’evento.

Perché questo viaggio? Per vedere a piedi l’Italia. Viaggiando in auto non consoci i posti dove vai. Me ne sono accorto io, da quando ho cominciato a fare lunghe distanze con la bici. Brizzi si è inventato un percorso, non una pista già battuta, ma alcune tappa fondamentali (la più bella, densa di significati, è quella ad Asiago, per ricordare Mario Rigoni Stern). Perché l’idea di Brizzi era proprio quella di ritrovare il volto del nostro Paese negli scrittori che abbiamo letto, nelle canzoni che abbiamo cantato, negli avvenimenti sportivi …cioè un fattore unificante, oltre alla lingua.

Particolare la colonna sonora, con alcune canzoni del nuovo disco uscito di recente per Irma Records. La vita quotidiana in Italia, fatto da Enrico Brizzi e Yuguerra, più altre canzoni di vecchie collaborazioni brizziane (Numero6, Frida X ed altri amici). Il recente disco fatto con Yuguerra è un gioellino, che continuo ad ascoltare in auto. Anche qui ci sono storie d’Italia private, ricordi di bambino (da morire Lettera a Pertini). Spero di averli ospiti sul blog nella blog-intervista, come ho cercato di strappare la promessa a Brizzi mentre firmava autografi; io mi sono fatto firmare il biglietto del cinema della prima di Italica 150, finito proprio in tempo per il Trento Film Festival, nell’ultimo giorno di proiezioni ufficiali. Un bella edizione, varia, con molte pellicole di montagna. Il film di Brizzi di montagne ne ha dentro alcune. Lui, nella divertente chiacchierata con Carlo Martinelli del festival trentino, si è definito uno scalatore orizzontale, a differenza degli alpinisti, scalatori verticali.

PER VEDERE I FILM PREMIATI IN ATTESA DELL’EDIZIONE N.60

http://www.trentofestival.it/it/index.htm

PER VEDERE IL SITO DEL PROGETTO ITALICA 150

http://www.italica150.org/italica/Home.html


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mercoledì 2 febbraio 2011

In edicola il più bel Frigidaire della storia

È il più bel Frigidaire della storia, quella nuova intendo. Copertina a parte (è bella pure quella, di Cossu, ma non ci sono io nudo… non si può avere tutto), ci sono dei pezzi da rimanere con le dita incollate al giornale. Me lo sono letto tutto d’un fiato, con un piacere fisico immenso. Dal pezzo di Sparagna, Onde Ribelli, sulle salutari scosse da una parte all’altra del Mediterraneo (occhio al suo disegno con un Gramsci nero, un capolavoro che ho tentato invano di scanerizzare), all’originale storia a fumetti de I nuovi partigiani (vanno a Sanremo per sconvolgere la capitale della canzonetta imbecille), dalla testimonianza di un antropologo sulle sue esperienze in Amazzonia all’intervista a Vendela Vida, e poi fumetti magnifici, strisce, il grande Pablo Echaurren, due mie rece, chiapperi (Numero6 e Kyò) e sopratutto due splendidi pezzi su Angelo Quattrocchi. Chi era? Era Baby Face … io lo conoscevo come editore di libri, libri più radicali di quelli di StampaAlternativa. Alla sua Malatempora proposi un mio romanzetto anni fa. Quattrocchi mi rispose con una bella lettera scritta a mano e due libri in regalo. Questo la dice lunga sull’umanità della persona. Quanti editori fanno così? Non sapevo fosse amico di Sparagna, dovevo immaginarmelo …

E ALLORA http://www.frigolandia.eu/

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martedì 30 novembre 2010

Intervista ai Numero6

I Numero6 sono in quattro ma suonano come otto e si divertono come in sedici. Sembrano usciti da un film (magari di Mario Monicelli), per il modo di proporsi, per le canzoni scritte come una sceneggiatura, per certe melodie anni sessanta. Ascoltandoli ti colpiscono subito le frasi, sicuramente lavorate, asciugate, scalpellate come nella bottega di uno scrittore. Non a caso sono andati in giro con Enrico Brizzi, per il reading Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro, una canzone del recente cd è stata scritta insieme a Matteo B. Bianchi, e uno della band sta scrivendo un libro. Ma scrittori, a dire il vero, lo sono da sempre, fin dai tempi dei Laghisecchi.
Ma questo è un blog di rock, e allora parliamo di musica, quella di I love you fortissimo, cd uscito da qualche settimana per Supermota. Cd che ha scassato il lettore della mia auto a forza di ascoltarlo (è vero, dopo di loro si rifiuta di funzionare). Mentre andavo al lavoro mi tenevano compagnia, e pure al decimo ascolto scoppiavo a ridere per certe frasi, o mi fermavo a riflettere per altre. Michele Mezzala Bitossi è un degno cantautore degli anni zero (e anche prima e dopo), scanzonato e irridente, a tratti malinconico e surreale, con un sacco di cose da dire. Questa sera le dirà direttamente sul blog …se è pronto. Pronto?
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/numero6

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