lunedì 25 gennaio 2016

Sono buono

... come il marzaPane.
Un grazie a Berica, che ha scovato questi dolci d'Alligatore.

Qualche volta io mi cerco la rivolta ogni tanto poi mi sento molto stanco però oggi ho trovato il giusto tono Sono Buono Sono Buono Oggi io mi sento proprio bene forse son finite le mie pene soffrire sempre non conviene Sono Buono Sono Buono Forse mi volevi più cattivo più deciso e più aggressivo ma oggi ho trovato il giusto tono Sono Buono Sono Buono Mi piacciono le bibite e i gelati mi piacciono le bibite ghiacciate i gelati io li mangio solo in cono Sono Buono Sono Buono Mi mangio tutti i dolci alla panna perché me li faceva la mia mamma i dolci per me sono un grande dono Sono Buono Sono Buono Mangio dei gelati al cioccolato anche se il mio babbo è ammalato spero di ottenere il suo perdono Sono Buono Sono Buono Forse mi volevi più cattivo più deciso e più aggressivo ma oggi ho trovato il giusto tono Sono Buono Sono Buono
SKIANTOS - SONO BUONO

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sabato 19 settembre 2009

CINEMA: Il cattivo tenente di Werner Herzog

Piove in questi giorni di fine estate, chiapperi se piove. Le strade sono allagate e a guardare il cielo grigio diresti non smetterà più. Meglio riparare al cine, a vedere il remake herzoghiano de Il cattivo tenente… e piove pure al cine, anzi diluvia: siamo a New Orleans, quella tristemente finita con l’uragano Katrina. Una serpe nuota elegantemente nel fiume, la camera la segue come in un doc e lei ci porta in carcere, dove un povero detenuto rischia di morire annegato. A salvarlo ci pensa un poliziotto (dopo aver sadicamente scherzato con un collega), che così si becca un doloroso mal di schiena e la promozione a tenente. Il cattivo tenente del titolo.

Parodia acidamente rinnovata di quel famoso film di Abel Ferrara con Harvey Keitel, spesso nudo e disperato, è una discesa agli inferi kitsch e sarcastica, come solo i cineasti tedeschi sui set Usa sanno essere. Perfetto per la parte Nicolas Cage, spesso vestito elegantemente (ha pure le mutande di marca) ma altrettanto disperato, sempre pronto a farsi di tutte le droghe possibili e immaginabili come nel cult amatissimo Via da Las Vegas era sempre pronto a bere di tutto e di più.

Tra scommesse al gioco, il rapporto di complicità con l’amante/prostituta d’alto bordo (Eva Mendes, sempre imbronciata e molto tenebrosa), tirate di coca e pipate di crack, violenze e corruzioni, il tenente porta avanti un’indagine su di un triplice omicidio nato nel modo degli spacciatori. Non mancano allucinazioni con alligatori (sì, sono originario di quelle parti), iguane, l’anima di un gangster che balla dopo la sua morte. Con gli animali Herzog mantiene uno stile documentaristico, tipico del suo cinema. Surreale l’alligatore che osserva un altro alligatore schiacciato da un’auto e poi se ne va, come le simpatiche iguane che vediamo solo noi e il tenente strafatto, ma non i suoi colleghi, o l’anima del gangster appena ucciso che balla scatenata un bel blues, interrotta solo da una seconda scarica di pallottole (il film sarebbe piaciuto un sacco ad Hunter S. Thompson).

Il finale è un tripudio di happy end. Devono aver detto ad Herzog che nel cinema hollywoodiano si usa così e lui ha voluto accontentarli alla grande. Non vi dico nulla, svelo solo che quando tutto sembra andare per il verso sbagliato al cattivo tenente, tutto all’improvviso cambia: la squadra sulla quale aveva puntato al gioco incredibilmente vince e il resto segue a ruota. È stata la sua ultima allucinazione? Chi lo sa? Esco dal cine ed ha pure smesso di piovere Nel cielo si aprono ampi squarci senza nubi, nelle grosse pozzanghere non nuotano serpi e non ci sono manco iguane. Solo un alligatore solitario e pensoso si aggira per la città: cosa scrivere di questo film?

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martedì 15 settembre 2009

Tex contro gli alligatori … o caimani?

Sono sempre in ritardo con le mie letture. In questi giorni mi sono letto il texone dello scorso anno (anche perché mi sono preso quello di quest’anno e la pila dei libri/giornali sul comodino si faceva pericolosa). Non sono un lettore abituale di Tex (il Dylan Dog di Sclavi è stata la mia lettura per anni, mentre sul versante western Ken Parker rimane insuperabile), ma da alcuni anni a questa parte non riesco a rinunciare all’albo gigante. Forse è proprio il formato che mi affascina, ma anche le storie, spesso fatte bene (meglio, lo devo ammettere, del Dylan Dog gigante), come questo Seminoles. I disegni, di Lucio Filippucci (tra l’altro, matita di Martin Mystère) sono fantastici: la natura selvaggia delle Everglades, le paludi della Florida infestate da alligatori (già, proprio quelli, e Tex ne uccide un bel po’…mi sono sentito male), il popolo fiero e pacifico dei seminoles, spostato dalla propria terra e rinchiuso da politicanti a caccia di voti. In questa storia, ne troviamo uno con dei baffetti stupidi e la faccia orribile, che accusa ingiustamente dei seminoles di un delitto e vorrebbe impiccarli per ottenere la poltrona di governatore del Texas (mi ricorda qualcuno). Ma aquila della notte, che dovrebbe catturarli, non ubbidisce, e assieme ad uno schiavo da poco libero, aiuta i due a fuggire. Darà quel che si merita al politicante, più pericoloso degli alligatori (forse un caimano).
Una storia poco tradizionale, con Kit Carson, abituale compagno d’avventure di Tex, che abbandona quasi all’inizio, perché ferito. L’ha scritta Gino D’Antonio, storico scrittore di personaggi avventurosi, poco prima di morire. Un bel testamento.

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