venerdì 11 luglio 2014

Due parole con Hibou Moyen

Sta per arrivare in palude Hibou Moyen, forse con un bel volo, visto il significato del suo nome (gufo comune). Arriverà non appena buio, e, visto questa estate molto autunnale, buio sarà presto. Hibou Moyen presenterà un album uscito a maggio, che sembra essere perfetto nel titolo, per questa pazza stagione. Il disco si intitola Inverni, e al suo interno ha dei pezzi molto in tema, tipo Non ci toglieranno i temporali, Grandine, L'ultima glaciazione, Non estate... metteteci pure la copertina, il suo pop cantautorale, giovane e intimista, e avrete un disco perfettamente in linea con la fredda estate del 2014. Provate ad ascoltare Inverni cliccando qui, magari al calduccio sotto le coperte. Ormai va così, cavalchiamo l'onda con Inverni.
L'album è il primo a nome Hibou Moyen, originale progetto musicale nato nel 2011 grazie all'intuizione del fotografo naturalista Giacomo Radi. Si è scelto questo nome pensando di assomigliare a quel rapace notturno, perché amante delle notti buie e fredde (perfetto per il 2014), ermetico e solitario. Ha creato così il suo primo disco, Inverni, uscito con il collettivo Private Stanze, attorniato da fedeli amici. È scaturito un album curato nei minimi dettagli, tra la copertina che sembra uscire da qualche film anni '60, la cura dell'artwork, le canzoni, nove pezzi ben calibrati. Ma ora sento volteggiare sulla palude Hibou Moyen, credo che si fermerà e potremo iniziare l'intervista. Pronti?

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