sabato 20 luglio 2019

Genova 2001, raccontata da Camilleri

dal film Diaz, di Daniele Vicari (Italia/Francia/Romania 2012)
- Che facevi?
- Niente. Pensavo a quello che hanno detto in televisione.
- Sui fatti di Genova?
- Sì.
- Ah. Anch'io ho visto il telegiornale.
Pausa. E poi:
- Vorrei essere lì con te. Vuoi che domani prendo un aereo? Possiamo parlare assieme, con calma. Vedrai che ...
- Livia, ormai c'è poco da dire. In questi ultimi mesi ne abbiamo parlato e riparlato. Stavolta ho preso una decisione seria.
- Quale?
- Mi dimetto. Domani vado dal Questore e gli presento le dimissioni. Bonetti-Alderighi ne sarà felicissimo.
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domenica 9 novembre 2008

Elogio per Elio Germano

Per me Elio Gemano è il nostro più grande giovane attore. Non ha paura di fare il cattivo, di entrare in personaggi neri come la pece, pieni di rabbia e disgusto, di rischiare facendo scelte coraggiose. Saranno i tempi da “non è un paese per vecchi”, sarà la sua faccia d’angelo, saranno i ruoli del nostro cinema che girano, ma di certo il giovane attore sta inanellando una serie indimenticabile di personaggi contradditori e pestiferi. E poi alla fine anche se il film non è bello, ha delle pecche, si poteva perdere, resta sempre la sua interpretazione. Vedi, ad esempio, Mio fratello è figlio unico, vedi Tutta la vita davanti, due tra i peggiori film dei rispettivi autori, dove però rimane la sua faccia, le sue scenate, la sua forza iconoclasta. Non è il caso di Il passato è una terra straniera, di Daniele Vicari, tratto da un romanzo di Carofiglio. Questo è un film maiuscolo, e oltre alla sua interpretazione resta quella (minore, ovviamente, nessuno riesce a stargli dietro) dell’altro protagonista, Michele Riondino (parente di David?) e un malessere che ti porti fuori dalla sala cinematografica per almeno un paio d’ore. Ma è un malessere positivo, salutare direi, creativo. In questa discesa agli inferi nel gioco d’azzardo, nella droga, nella violenza, si cade in piedi. Non c’è falso moralismo nel raccontare, c’è azione, c’è cinema, c’è vita. Sì, a me è parso un film vivo, tanto che mi pareva di avere gli attori lì a due passi da me. Oltre a Germano e Riondino, resta Chiara Caselli, presenza sofisticata e allo stesso tempo forte del nostro cinema (lei riesce a tenere testa, per un po’, a Germano). Resta una Bari notturna e acida, resta una Barcellona (ancora Barcelona, va forte quest’anno al cine) vitale e godereccia, bella, dove i due italiani portano la tristezza e la bassezza del nostro paese. Resta certo sarcasmo, i soldi facili nascosti nei libri di Marx ed Engles (io li avrei fatti mettere in quelli di Gramsci), la musica di Teho Teardo (lo stesso de Il Divo) mai invadente, restano certi scoppi di rabbia incontrollata di Germano che manco Joe Pesci in Quei bravi ragazzi
VAI AL MYSPACE DEL FILM http://www.myspace.com/passatostraniera
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