Questa sera per la prima volta in palude i Campetty,
band bresciana che conosco molto bene. Il gruppo dei fratelli Fabio e Michele
Campetti, gira infatti da molti anni sul mio lettore cd, e sono già stati ospiti
su questi schermi con lo storico progetto Edwood (iniziato quando io ho
cominciato a sparlare di musica, circa 10 anni fa), con tre grandi dischi
cantanti in inglese, alternato al progetto Intercity, cantato invece in
italiano. Questa loro nuova incarnazione musicale, quasi come il cognome, è in
italiano: dodici pezzi ben calibrati e tesi, malati e giocosi come la copertina
sadomaso lascia intendere. La raccolta dei singoli è la raccolta di singoli
migliori che avrebbero fatto, se si fossero chiamati fin dall’inizio Campetty.
A produrre questo disco da ascoltare e riascoltare
per mandarlo a memoria (liberamente scaricabile dal loro sito come tutta la
discografia precampettiana), è la nuova label della Brescia dell’indie-rock
Orso Polare Dischi; nome adatto, a ben guardare da questa parte del lago le
loro montagne innevate. Accanto a Fabio (voci e chitarre) e Michele (chitarre,
wurlitzer, elettronica), Paolo Mellory Comini (basso, autore anche dell’artwork,
che approfondiremo proprio perchè sarà lui online tra poco), Gian Nicola
Maccarinelli Bonito (batteria). Ospite di autentico culto in alcuni pezzi Sara
Mazo (voce) dei mai dimenticati Scisma, e il maestro Pietro Leali (trombone). E
allora parliamone. Pronti?
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