venerdì 14 ottobre 2011

Due parole con i Captain Mantell

Ritornati sulla terra i Captain Mantell fanno subito un salto nella palude. Un gradito ritorno (mi sarei offeso, altrimenti) anche perché il loro nuovo cd, Ground Lift, chiude una sorta di trilogia. Per chi non si ricorda, i Captain Mantell prendono il nome dal Capitano Thomas Mantell (quasi omonimo del cantante/bassista Tommaso Mantelli), il primo pilota della storia morto all’inseguimento di un UFO. A questo inseguimento era dedicato Long Way Pursuit, loro disco del 2007. Tre anni dopo il secondo capitolo della saga, Rest In Space, a raccontare l’esito dell’inseguimento: la scoperta di uno spazio siderale pieno di ricordi, illusioni, aspirazioni.
Ground Lift, in uscita ancora con Hypotron/Irma Records (il 10 ottobre in digitale, il 28 in carne ed ossa), segna il ritorno sulla terra dopo il viaggio nello spazio. Sembrano aver ritrovato il nostro pianeta cambiato, dicono. Oppure il viaggio interstellare di Captain Mantell, Doctor Ciste, Sergente Roma, ha cambiato le loro personalità e il modo di guardare le cose? Di sicuro è un disco che si sente scoppiare in testa. Si sente l’impatto, si sente la differenza tra i suoni dello spazio, elettrici e volatili, con quelli più hard della terra, del loro impatto con essa. Ma non voglio anticipare nulla. Saranno loro a raccontarci tutto … o quasi. Pronti? Questa sera parliamo di dischi … volanti e no.
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/captainmantell

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martedì 23 febbraio 2010

Intervista ai Captain Mantell

Musica spaziale questa sera. Musica per chi crede possano esistere altre forma di vita nello spazio siderale: la musica dei Captain Mantell, trio veneto così chiamato in omaggio al capitano Thomas Mantell, il primo pilota militare scomparso all’inseguimento di un UFO (e ovviamente al bassista/voce della band, il quasi omonimo Tommaso Mantelli, fresco nuovo componente anche de Il Teatro degli Orrori). Completano il gruppo Nicola Lucchese, alias Doctor Ciste (elettronica) e Omero Vanin, alias Sergente Roma (batteria).
Forse Kubrick si era sbagliato, la vera odissea nello spazio è quest’anno, il 2010, a sentire il punk sbatticoda del loro cd da poco uscito per Hypotron/Irma Records: Rest in Space. Dieci pezzi per trenta minuti di musica dove l’elettronica viene usata per espandere la mente e il corpo. Da Uri Geller a Incident 33 è tutto un battere e sbattere tra musica e icone pop, come dentro la più alternativa disco del mondo, mentre fuori il mondo si sta sfaldando. In realtà non è una discoteca, ma una navicella spaziale che ci potrà salvare. L’unica per noi! Ma per avere informazioni di prima mano sul come salirci è meglio sentire l’equipaggio … Pronti per il viaggio?
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