Due parole con i Captain Mantell
Ritornati sulla terra i Captain Mantell fanno subito un salto nella palude. Un gradito ritorno (mi sarei offeso, altrimenti) anche perché il loro nuovo cd, Ground Lift, chiude una sorta di trilogia. Per chi non si ricorda, i Captain Mantell prendono il nome dal Capitano Thomas Mantell (quasi omonimo del cantante/bassista Tommaso Mantelli), il primo pilota della storia morto all’inseguimento di un UFO. A questo inseguimento era dedicato Long Way Pursuit, loro disco del 2007. Tre anni dopo il secondo capitolo della saga, Rest In Space, a raccontare l’esito dell’inseguimento: la scoperta di uno spazio siderale pieno di ricordi, illusioni, aspirazioni.Ground Lift, in uscita ancora con Hypotron/Irma Records (il 10 ottobre in digitale, il 28 in carne ed ossa), segna il ritorno sulla terra dopo il viaggio nello spazio. Sembrano aver ritrovato il nostro pianeta cambiato, dicono. Oppure il viaggio interstellare di Captain Mantell, Doctor Ciste, Sergente Roma, ha cambiato le loro personalità e il modo di guardare le cose? Di sicuro è un disco che si sente scoppiare in testa. Si sente l’impatto, si sente la differenza tra i suoni dello spazio, elettrici e volatili, con quelli più hard della terra, del loro impatto con essa. Ma non voglio anticipare nulla. Saranno loro a raccontarci tutto … o quasi. Pronti? Questa sera parliamo di dischi … volanti e no.
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