L’immagine tra il mistico e sensuale non tragga in
inganno, qui non si parla di dimissioni papali, ma del nuovo disco degli Aedi,
una band che spacca con gusto e determinazione, per la prima volta gradita
ospite in palude. Ha Ta Ka Pa, questo il titolo del loro secondo album, in
uscita proprio oggi con la label polacca Gusstaff Records, rappresenta il
meglio dell’indie-rock italico, capace di andare oltre i confini dello spazio e
del suono. A produrre la band di Macerata (città con molti gruppi fortissimi
presentati con soddisfazione su questi schermi), Alexander Hacke degli Einsturzende
Neubauten, la quintessenza dell’alternative europeo. E si sente.
Ha Ta Ka Pa è un album per chi non ama le mezze stagioni, e non teme l’elevato battito
del cuore. Nove pezzi di punk-rock genuino, cantato dalla voce mai monocorde di
Celeste Carboni (anche acidissimo farfisa, piano, clarinetto), dalle chitarre
ottime costruttrici di muri sonori di Paolo Ticà (anche sinth e violino) e di
Claudio Innamorati, dal basso ipnotico di Jones Piu, e dalla batteria
trascinante di Daniele Gatto. Nove pezzi che mi spezzano la coda ascolto dopo
ascolto, ma che riescono pure a rilassarmi nei momenti più estatici del disco,
creati ad arte con millimetrica precisione. Un disco da far partire a palla
spesso e volentieri… infatti è già partito. Pronti?
PER CONOSCERLI MEGLIOEtichette: Aedi, Alexander Hacke, Alternative, Due parole, Einsturzende Neubauten, Farfisa, Gusstaff Records, Ha Ta Ka Pa, Intervista, Macerata, Marche, Polonia, Punk, Rock