Naomi Berrill, giovane
violoncellista e cantante irlandese, ma di adozione italiana, tra poco in
palude per presentare un disco davvero speciale: From the Ground, viaggio nel
tempo e nei generi musicali che sembra impossibile, e invece … Invece ecco
brani di classica accanto ad altri pop, testi impegnati e soavi melodie. Nomi a
me cari, come Nick Drake (ritorna sempre), o il Pete Seeger di una canzone
anti-guerra del 1955, altri meno frequentati quali Robert Schumann e Claude
Debussy. E poi Emiliana Torrini e Paul Simon, un pezzo folk della tradizione
scozzese, Henry Purcell. Insomma, molto materiale (sono 14 pezzi), da far
storcere il naso ai puristi, ma che vi assicuro, stanno benissimo insieme.
From the Ground è uscito solo il mese scorso, arrangiato e prodotto da Naomi Berrill stessa con la collaborazione di Musicamorfosi. Un disco fatto con la
voce e il suo violoncello, che a volte imbraccia come fosse una chitarra, altro
modo di andare al di là dei generi e delle banali convenzioni. Dietro a questo
ardire, dietro a questo virtuosismo, ci sono ovviamente anni di studio. Naomi
ha assorbito prima dai genitori, entrambi musicisti, e poi si è specializzata
nei luoghi dove ha vissuto e studiato: da Glasgow al Canada, dall’Olanda alla
Scuola Musicale di Fiesole e alla Musik-Akademie di
Basilea. In questi luoghi ha imparato a fondere il folk delle sue origini al
pop moderno, il jazz con il barocco … e qui arriviamo al disco. Parliamone. Pronti?
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