Cinema italico
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Cultura Rock a 360°
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Mi ero dimenticato che il cinema fosse anche una forma d’arte, con L’uomo che verrà l’ho riscoperto (questo basterebbe per consigliarlo a tutti coloro che vogliono riconciliarsi con il cinema e/o con la vita e potrei fermarmi qui; ho un po’ di pudore a parlare di questa pellicola, forse perché ne sono geloso, vorrei tenerla tutta per me).
È recitato in dialetto bolognese con sottotitoli, ma si capisce senza difficoltà, perché parla con le immagini. Non è una frase fatta, chi l’ha visto, come me avrà guardato poco i sottotitoli, anche se quel dialetto non è il suo o è lontanissimo da suo.
È onesto intellettualmente. Ci sono questi nazisti che pretendono tutto, sono violenti e arroganti, anche se (altro merito della pellicola) non sono tagliati con l’accetta, non sono tutti cattivissimi come in quella canzone degli ODP. E pure i partigiani non sono tutti uguali. Sentiamo senza dubbio che il bene è dalla loro parte, ma ci sono differenze e costretti dalla Storia uccidono pure loro.
E poi Stefano Bicocchi, Vito … me lo ricordavo comico muto assieme ai Gemelli Ruggeri, Patrizio Roversi e Susy Blady, e ora lo ritrovo qui, nel ruolo tristissimo e paradossale di uomo in fuga dalla città per paura delle bombe che capita in uno dei più brutti inferni del ‘900, Marzabotto appunto.
Altra nota, è la presenza di preti e chiese nell’Emilia laica, da non crederci. Preti coraggiosamente schierati contro i nazisti, preti che finiranno male, anche loro rinchiusi e trucidati in quel cimitero.
Lontano da Spike Lee e lontanissimo da Tarantino (gli ultimi due cineasti cimentatesi con un tema così grande), è da vedere assolutamente. È sicuramente il film dell’anno. Ma i blog che di solito fanno classifiche come faranno? Prodotto nel 2009 è uscito ad inizio 2010…un bel problema filosofico.Etichette: Alba Rohrwacher, Arancia film, Bologna, Cinema, Emilia, Giorgio Diritti, L’uomo che verrà, Marzabotto, Maya Sansa, Mikado, Nazisti, Partigiani, Piavoli, Stefano Bicocchi