mercoledì 18 febbraio 2009

Intervista ai De Grinpipol


Resto in Sardegna, nonostante tutto. Resto in Sardegna (a Sassari, per la precisione), per parlare con un giovane gruppo rock, nei giorni del cosiddetto festival della cosiddetta musica della cosiddetta Italia. Tra i big pure gli Afterhours (chi avrebbe mai detto sarebbero finiti in quel luogo?), segnale chiaro che l’alternative italico ha bisogno di una rifondazione, di un nuovo inizio. Gruppi come i De Grinpipol potranno essere della partita.
Cinque ragazzi attivi dal 2004, cinque ragazzi con il blues sporco nelle vene, una pecora verde come simbolo e un sacco di energie da buttare in circolo. Non a caso nel loro primo cd autoprodotto c’è la pecora verde al centro dell’attenzione, attorniata da pecorella piccole e grandi in attesa di un cenno. Disegno ironico, ma anche rivelatore del loro spirito punk-rock, con schegge acide di psichedelia barretiana. Chitarre, basso, batteria e molta ironia (come vedete anche dalla foto simpatico-godereccia). Chilometri macinati tra un concerto e l’altro per rodare il gruppo, che dal vivo deve essere molto forte.
Per il momento sentiamoli live sotto forma scritta. Siete pronti De Grinpipol?

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