martedì 27 settembre 2022

Rece d'Alligatore: Folkatomik

Folkatomik, Polaris

Italysona

Folkatomik è un progetto originale di riproposizione di musiche della tradizione del sud Italia, nato nel 2019 in quel di Torino dall’incontro dei musicisti Franco Montanaro, Oreste Forestieri, Valeria Quarta con il chitarrista e producer di musica elettronica Li Bassi. Un incontro magico con canzoni arcaiche e musica elettronica, che si ascolta che è un piacere, anche da chi non conosce le tante lingue/dialetti del sud usate.

Continua a leggere...»

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 25 agosto 2015

In palude con Honeybird



NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE  World

DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) : 

- In streaming per intero (14 brani) su Bandcamp: https://honeybird.bandcamp.com/album/out-comes-woman


- Alcuni brani dell'album su Soundcloud, più un remix con Gigi Funcis & Gioele Pagliacca (The Monas): https://soundcloud.com/honeybird/sets/out-comes-woman

LABEL Duckhead Green Music (USA)  / Saidera Mastering & Live Recording (JP)

PARTICOLARITA’  charango sudamericano suonato in modo atipico; ritmi brasiliani, tropicali, africani, bass grooves, jazz and funk; canzoni in varie lingue (inglese, francese, portoghese).


CITTA’: Brooklyn, NY (USA)

DATA DI USCITA : 14 maggio 2015
Continua a leggere...»

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 12 novembre 2012

Due parole con gli Honeybird & the Birdies



Ritornano in palude Honeybird & the Birdies, ed è un gran piacere per la mente e le orecchie. Quando sento loro, penso che la vita sia carnevale, nel senso più vero del termine: dalla gioia di travestirsi e cambiare i ruoli, fare festa, libagioni, carnalità e tanti colori che si mischiano. I colori del mondo, contenuti nella loro musica, a partire dal mitico Charango, strumento boliviano sul quale ci siamo soffermati nell’intervista scorsa (lo trovate in foto cliccando su Charango nelle etichette del blog), alla base di questo nuovo disco uscito per La famosa etichetta Trovarobato, con la produzione artistica del sempre più presente Enrico Gabrielli, You Should Riproduce.
You Should Riproduce, questo disse la ginecologa dopo una visita di routine a Monique, cantante e polistrumentista del gruppo. Da qui, dall’assurda idea scientifico-integralista che ogni donna debba riprodursi soltanto perché in grado di farlo, nacque la prima canzone, che ha poi dato il nome all’album. Le vie dell’arte sono infinite, mi sembra il minimo si possa pensare. Attorno al primo pezzo, sono poi nate le altre nove spezziate canzoni dell’album, che ascolto dopo ascolto me lo fanno definire al di là del concetto di world music. Ma avremo modo di parlarne con MoniquehoneybirdMizrahi, Paolap-birdieMirabella, e Federico walkietalkie-birdCamici. Pronti? …
Ci diranno pure il vincitore di You Should ReproDANCE
PERCONOSCERLI MEGLIO CLICCA QUI

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 19 febbraio 2011

Live: Honeybird & the Birdies



Nella serata di M’illumino di meno mi sono illuminato di più, anzi, io e tutti quelli presenti al concerto di Honeybird & the Birdies, al teatro DIM (http://www.dimcafe.it/) di Sandrà, piccolo centro di Castelnuovo del Garda con una struttura teatrale che manco certe città hanno (non c’ero mai stato, anche se è ad una ventina di km da casa mia, spero di aver occasione di tornarci).
Mi aveva segnalato il concerto la stessa honeybird, non potevo mancare, considerata la bellezza del loro recente cd, e la straordinaria intervista fatta sul blog ("Intervista a Honeybird & the Birdies"). E poi il loro esordio, Mixing Berries, l’avevo definito su Smemoranda disco dell’anno, vista la varietà di suoni, lingue, impegno e divertimento, in esso contenuto. Dal vivo queste caratteristiche vengono esaltate dall’allegria contagiosa di honeybird, capace di creare emozioni a getto continuo tramite la sua voce, il suo mitico charango, suonato per tre quarti del concerto, la seconda voce di p-birdie, batterista e percussionista del gruppo, che non è una seconda voce, ma si completa alla perfezione con quella di honeybird. Al basso mancava l’infortunato ginobird, sostituito degnamente da Francesco Cerroni (bird cosa?), ottimo musicante attivo in una marea di progetti, veramente bravo ad imparare in poco tempo i diversi pezzi sempre nuovi ed originali.
Ovviamente per il concerto ho chiamato a raccolta i miei amici più colti. Il solito parmense (il fidanzato della mia veterinaria), il suo amico di Varese e siamo andati alla ricerca del DIM e di emozioni. Dopo un pizza veloce siamo entrati nel bel bar del teatro. Ho visto subito Honeybird & the Birdies seduti al tavolo intenti nella preparazione della scaletta. Per questo mi sono seduto ad un tavolo vicino. E anche per timidezza: adesso,cosa faccio? Mi presento o aspetto la fine del concerto? Per gli amici dovevo farlo subito. "Dai, che vanno via. Fallo ora Ally. Se non ora, quando?..."
Chi mi conosce sa che sono un codardo, non amo le luci, mi muovo poco e lentamente. Ho proposto agli amici un bel giro di rum, rigorosamente liscio (non c’è niente come il rum per darsi coraggio), e finalmente ho trovato la forza di avvicinare questo concentrato di emozioni sotto forma di rock-band FrankZappa-style. È stato bello: baci, abbracci, scambio di simboli (il loro logo con i tre uccellini, le mie pins, una delle quali finita subito sulla tunica nera con disegni floreali di honeybird)
Il concerto è iniziato verso mezzanotte, dopo l’apertura della serata del bel gruppo veronese degli Unavez, interessante folk vario e coinvolgente. Ho avuto così tempo di parlare per un bel po’ con l’allegro trio sul come va nella scena indie-italica e sul loro tour (provenienti dalla Liguria e diretti a Brescia: oggi 19 febbraio, suoneranno al mitico LE TITS, il 3 di marzo a Livorno, al FEFFO&SODA).
L’esibizione è stata apprezzato dal pubblico (alla fine si sono bruciati tutti i cd). Luci soffuse per M’illumino di meno e un’oretta creativa/ricreativa di forte impatto. Canzoni che fanno pensare, tipo Dolores inside (sulle ingiustizie e sofferenze del sud del mondo), seguite a pezzi scanzonati da farti saltare sulla sedia come il funky Sexy tour guide/tutto al limone o La bếte mouffette (gentilmente a me dedicata, facendomi saltare sulla sedia). Una varietà di lingue, dall’inglese al francese, al congolese, al portoghese, qualche accenno in italiano, il suono celestiale del charango, strumento boliviano costruito con il guscio dell’armadillo (ma il suo, ci tiene a dirlo, è giustamente di legno), batteria e percussioni impeccabili, ed un basso diligentemente ordinato. Andate e cercateli, possibilmente vivi: questa sera a Brescia, poi Livorno…

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,