
Giulio Mozzi è un genio. Scrittore atipico, da anni perso in mille progetti (molti dei quali su Internet) ora è alle prese con un’incredibile mostra scaturita dalla mente di uno scrittore inventato (da lui e dall’artista
Bruno Lorini):
Carlo Dalcielo. Una mostra, pensate la pensata, nata da una poesia di
Carver, il padre del minimalismo (giusto per ritrarlo con una frase fatta).
Dalcielo ha preso questa poesia,
Il pittore e il pesce, l’ha squartata in cinquantacinque inquadrature di una sceneggiatura e ha proposto a cinquantacinque artisti di realizzarne una. È nata un’opera collettiva, che dopo essere stata ospitata a Piacenza è in questi giorni a Venezia, alla
Fondazione Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco. C’è pure un libro con la poesia di
Carver e le opere realizzate per l’occasione. Ovviamente è edito da
minimum fax, l’editrice romana responsabile di tutta la produzione carveriana tradotta in Italia. La trovata è spiazzante, una provocazione culturale degna del quarantennale del Sessantotto, con le arti che si fondono e confondono e non sono più uguali.
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