lunedì 23 gennaio 2012

Due parole con i Phidge

Questa sera si fa la storia o si muore. Anzi, si fa la Storia, punto e basta, perché ritorna nella palude la prima band passata di qui per la blog-intervista (nel lontano febbraio 2008), i Phidge.  Tanto tempo è passato da allora, ma ho ritrovato un gruppo con la voglia di fare, con un piacere del rock nelle vene, nonostante gli anni e i cambiamenti effettuati in questo periodo (per esempio, hanno un nuovo batterista). Sono cresciuti dall’esordio It’s All About Tell di quattro anni fa, ma sono rimasti fedeli a loro stessi, soprattutto nella volontà di fare e nell’entusiasmo di stare insieme; per dirvi, questa sera hanno organizzato una cena in occasione della blog-intervista.
Questo nuovo disco s’intitola We Never Really Came Back (con Back scritto storto, come tutto il titolo dell’album di Nordgarden, che sia una tendenza del 2012?), ed è uscito, come il precedente, con la bolzanina Riff Records. I Phidge sono tornati, dicono con questo titolo, sono loro, ma non lo sono completamente: amori, delusioni, battaglie vinte, battaglie perse … la vita, la vita ha inevitabilmente creato degli altri Phidge. La copertina, ispirata da un Amleto televisivo di Carmelo Bene (dopo mi spiegheranno), con le figure dei quattro Phidge in movimento, sembra alludere a questo cambiamento continuo. C’è energia in questa immagine, come nella loro musica. La sento dal cd, la sento dal tavolino in movimento. Non è una seduta spiritica, ma la blog-intervista in partenza. Se ci siete battete un colpo… 

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