giovedì 22 agosto 2013

Due parole con i TUGS



Questa sera in palude è di scena il progressive-rock, perché arrivano, direttamente da Livorno, i TUGS, storica formazione del nostro prog più vero e genuino. Ritornati a suonare insieme quest’anno, dopo molti anni, presentano non un semplice disco, ma una vera e propria opera rock, un concept-album sul concetto di un’altra Europa, Europa Minor. Una cultura millenaria, non può essere ridotta nello spread, l’Europa, dicono i TUGS, è fatta da lotte di emancipazione, idealità, letteratura, cinema, danza, poesia, e musica, non certo grigi mercati finanziari. L’Europa, aggiungono poi, è una cultura in mezzo alle altre, non l’unica… per questo Minor, per questo ho voluto ospitarli sul blog.
I TUGS, con Europa Minor, nato grazie a Todomodo Music – Hall e AMS/BTF, hanno voluto ricreare con l’orchestra di dieci elementi, quella musica che in Italia non si sente più, e che in passato ci ha dato momenti importanti, con formazioni come Area, PFM, Banco, solo per citare la punta dell’iceberg. Formazioni in grado di misurarsi anche con tematiche forti, di impatto storico-politico, come fanno i TUGS: dalla battaglia di Waterloo in apertura, alla splendida ballata partigiana di Nanou in chiusura. E in mezzo storie di re e poeti, l’inondazione di Pietroburgo del 1824, un pezzo dal sapore cantautorale intitolato Nostra Signora Borghesia, violini, flauti, mandolini, violoncelli … Pronti? 
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lunedì 1 giugno 2009

Afterhours live – Verona, Teatro Romano 30.05.2009

Avere per due sere di seguito la possibilità di vedere un concerto rock in uno scenario splendidamente bello com’è il Teatro Romano, di solito sede di recite shakespeariane (la mia è la città di Giulietta e Romeo), è una fortuna non da poco. Una sera i Marlene Kuntz, un’altra gli Afterhours, con Godano ospite in tre pezzi, mica palle. Troppa grazia. Così, dopo un sabato pomeriggio passato ad un dibattito di presentazione del candidato alla presidenza della provincia di Verona per la sinistra unita (esperimento unico in Italia: Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra e Libertà, insieme “dal basso” nel nome di un grande uomo di sinistra, Campagnari), sono corso in città e ho trovato uno degli ultimi 20 biglietti disponibili.
A differenza della sera prima con i Marlene Kuntz, quando ero in terza fila, con gli Afterhours mi sono trovato più lontano, in gradinata non numerata. Ma il Teatro Romano non è immenso, e a parte le foto che vedete piccole piccole, ho goduto di una buona visione unita ad un ottimo ascolto. Il Teatro Romano ha un’acustica invidiabile, spero che molti altri del rock passino di qui.
Anche la band di Manuel Agnelli, ha dimostrato forza e umanità. Più di pancia e meno di testa dei Marlene (ma i Marlene sono anche di pancia... e anche gli After sono un po' di testa), con Manuel infortunato alla mano sinistra, comunque energico/energetico, erotico/eretico come sempre. Sanremo non l’ha rammollito, forse un po’ ingrassato (tanto, dalle mie foto non si vede).
In apertura una sorpresa annunciata: Cristiano Godano viene chiamato sul palco dal cantante degli Afterhours e canta Il paese è reale, per suggellare l’unione dell’alternative italico maturo. È una bella versione la sua, forse migliore, non me ne voglia Manuel, di quella del suo autore. Ed è bello vedere questa vicinanza tra i due. Poi gli Afterhours cominciano ad infiammare il palco, sfornando un’ottima versione di Ballata per la mia piccola iena (la canto a squarciagola pure io), alcune perle dello stesso disco (per me il loro vertice), con Agnelli che ogni tanto abbandona il centro del palco per suonare le tastiere, con impeto e follia. Da infarto al miocardio Male di miele, cantata assieme a tutto il pubblico, come altri pezzi sempre più intensi. Nel finale, una cover di What a Wonderful Love poco armstronghiana, molto più vicina invece a quella avinazzata di Nick Cave e Shane McGowan. Come prima tappa del Voglio far qualcosa che serva tour può andare. Perdonato il loro passaggio sanremese.
A fine concerto una grande sorpresa per me. Vedo l’amico scrittore Gianluca Morozzi e lo saluto. Sembra un’entrata fantastica da film di Woody Allen. Morozzi l’avevo intervistato anni fa per Smemoranda, gli scrivo ogni tanto e lui qualche volta è passato sul mio blog, ma non l’avevo mai visto in carne ed ossa. È come nei suoi romanzi. Un grande. Ci scambiamo opinioni sul concerto (lui la sera prima aveva visto sempre gli After, a Taneto di Gattatico, che stia pensando ad un romanzo su Agnelli Manuel e compagni?), pareri sulle nostre squadre del cuore salve per un pelo (il mio Chievo già da una settimana, il suo Bologna chissà…ancora non c’era la certezza matematica ieri notte), i concerti che vedremo quest’estate (lui, finito il campionato, ritornerà ad inseguire il Boss) e condividiamo il parere su Cristiano Godano: in forma strepitosa (questa sera ha ricantato Impressioni di settembre, avevo ancora la pelle d’oca dalla sera precedente…). Insomma, un sacco di motivi per dire che anche questo concerto è da incorniciare.
SITI E MYSPACE AFTERHOURSIANI
http://www.afterhours.it/it/
http://www.myspace.com/weareafterhours
MYSPACE MOROZZIANO
http://www.myspace.com/gianlucamorozzi

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sabato 30 maggio 2009

Marlene Kuntz live – Verona, Teatro Romano 29.05.2009

È stato uno dei più bei concerti della mia vita. Per l’umiltà, la disponibilità, la maturità, il rock nelle vene, un mucchio di belle canzoni, il darsi totalmente all’arte, lo splendido scenario tra antico e moderno. Tutto era cominciato nel pomeriggio di venerdì, quando Cristiano Godano (privo del barbone, male) e compagni, si erano presentati alla Fnac di fronte ad un pubblico giovane e attento, per sottoporsi ad una sfilza di domande sulla loro musica e su ciò che le gira attorno (scrittura, poesia, cinema, amore…). Quaranta minuti intensi e simpatici, a mostrare un gruppo compatto, con le idee chiare e la consapevolezza nei propri mezzi.
La sera, saliti sul palco dell’intimo Teatro Romano di Verona , quasi totalmente gremito nonostante il freddo (quasi in perfetto orario, da veri professionisti), cominciano a snocciolare classici e qualche pezzo recente, con un’energia ed una freschezza straordinarie. Nel pomeriggio avevano parlato degli anni che passano, ma non sembrano siano passati gli anni per i Marlene Kuntz. Precisi, se non per qualche capello bianco, a quando andavo a vederli ai primi concerti da ragazzino.
Il pubblico è molto vario. Dai quarantenni ai trentenni che con i Marlene sono cresciuti, ad un pubblico più giovane, ma molto entusiasta, che quando il terzetto aveva cominciato a suonare era appena nato; sembrano conoscerli meglio del sottoscritto: cantano, chiamano la canzone, scattano immagini con il telefonino. Una ragazza davanti a me, tutta ricci ed energia, corre vicino al palco e abbraccia e bacia Godano alla fine del concerto, fregando i gorilla attenti (ma, almeno in questo caso, tolleranti). Fine del concerto per modo di dire, perché i Marlene Kuntz non si stancano mai, e concedono due bis tirando fino alle undici e mezza passate.
Alla vera fine il pubblico si avvicina al palco ed abbraccia (proprio fisicamente) la band, anche qui estremamente generosa nello stringere mani e regalare sorrisi. Non in modo ruffiano, come fanno i politicanti a caccia di voti in questi giorni, ma da amici di sangue. La ragazza di prima si prende in regalo la bacchetta e il plettro (se li è guadagnati), ed io rincaso felice, quasi ritornato adolescente. Nella mezz’oretta di viaggio non accendo la radio. Ho nelle orecchie buona musica a sufficienza per un bel po’.
Ho detto di Godano, leader carismatico senza pose da duro. Ma i Marlene sono anche una grande chitarra, umile ma necessaria come quella di Riccardo Tesio (c’è sempre) e un fantasista dietro alla batteria come Luca Bergia. Questo è il gruppo, il terzetto così entrato nella storia del nostro rock (e così Godano ama, come ha detto nell’intervista, essere ricordato), ma fondamentale è l’apporto di due innesti come il sicuro basso di Luca Lagash Saporiti e il giovane ma molto bravo Davide Arneodo (tastiere, violino e percussioni). Due Marlene Kuntz extraparlamentari, che spero rimangano a lungo accanto al terzetto. Le canzoni. Le canzoni. Non sono bravo a ricordarmi le canzoni, è un mio difetto. Ho la memoria di pasta frolla e ho sempre invidiato chi se le ricorda tutte e le canta a squarciagola. A fine concerto non ho avuto la prontezza di riflessi di prendere al volo la scaletta, altrimenti sarei qui a sparare titoli. L’ha presa la ragazza di prima (no, scherzo, questa l’ha preso un ragazzo). Ho avuto l’impressione di un concerto molto rock, con un sacco di energia e qualche momento psichedelico. Accanto ai classici fatti fuori uno dietro l’altro, nuovi piacevoli pezzi, come quello che chiude il recente film di Davide Ferrario (Tutta colpa di Giuda, dove Godano stesso ha recitato) Canzone in prigione, bel rock sociale e Pregiudizio, ritmico, nervoso, instabile come una vera marlenekuntzsong. Nota a parte per Impressioni di settembre, cover della PFM: acida, dilatata/dilatante, vera ecologia per la mente e il corpo; i Marlene Kuntz l’hanno fatta loro come nessuno altro mai. Ciliegina sulla torta di un grande concerto rock.
SITO E MYSPACE MARLENEKUNTZIANI

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martedì 14 aprile 2009

Con Franz di Cioccio per l’Abruzzo


RICEVO E PUBBLICO SUBITO QUESTO APPELLO
Sono Franz Di Cioccio (PFM), abruzzese di Pratola Peligna, un paese in provincia de L’ Aquila.

Sono ferito e addolorato per la tragedia che ha colpito al cuore il capoluogo abruzzese e tutti i paesi intorno.

Ho assistito con commozione al susseguirsi di notizie ed immagini, sempre più drammatiche.

Ho visto piazze e borghi, dove ho passato momenti di gioia, trasformarsi in luoghi di disperazione.

Un susseguirsi di volti segnati, affranti, disperati, ma non piegati dallo sconforto.

“Aiutateci” è statala parola più ricorrente. Io so che la tenacia che sento nello spirito della mia terra ha solo bisogno di essere accompagnata da un gesto di solidarietà, che faccia sentire alla popolazione che non èsola con la sua disperazione.
Aiutatemi ad aiutarli.
Lancio un appello a tutti gli artisti per partecipare ad un concerto diraccolta fondi da destinare alle famiglie più colpite.

E’ una “chiamata alle arti” per un gesto di grande solidarietà.

Gli artisti che vorranno aderire all’iniziativa “Concerto per L’Abruzzo” possono inviare una mail a info@diedi.com

Ringrazio tutti da abruzzese e da italiano.

Franz Di Cioccio, PFM

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