giovedì 19 marzo 2009

Intervista ai Lowave


Dopo gruppi affermati e ospiti internazionali in diretta dagli States, l’Alligatore ritorna a dialogare con una giovane band all’esordio, direttamente da Prato, con un cd autoprodotto come nella migliore tradizione underground. Come sempre roba buona però, di prima qualità (altrimenti passerei il tempo in altro modo, altrimenti anche questa sera sarei al cine) che fa battere la mia coda con buone vibrazioni.
I Lowave, così si chiamano, sono una classica formazione voce, chitarra, basso, batteria e piacevoli deformazioni. Non a caso il loro recente album di gran classe (ogni copia è un originale cartonato gioiosamente artigianale) s’intitola Warpage, cioè deformazione, curvatura, distorsione … sentiremo quale si adatta di più a loro. Lo sentiremo dalla viva scrittura di Ivano, Loris, Matteo, Tommaso, tutti nati nei primi anni ’80, tutti impegnati a costruire un nuovo panorama indipendente.
Possono ricordare i Radiohead e i primi U2 oppure in nostrani cod (gruppo che saluto con affetto) anche se i Lowave cantano in inglese. Hanno avuto un collaboratore di culto come l’infaticabile Paolo Benvegnù e questa sera sono riusciti a ritrovarsi tutti qui. O almeno spero. Siete pronti Lowave?
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