venerdì 17 aprile 2015

Due parole con Not a Good Sign


Torna il progressive-rock in palude, torna con i Not a Good Sign, interessante giovane band milanese che sa giocare con i generi, ha le giuste citazioni e le buone vibrazioni. È da poco uscito il loro secondo disco, From a Distance, con l’etichetta regina nel settore a livello europeo, Fading Records/AltrOck Productions, come per l’esordio omonimo del 2013. Una collaborazione che conferma la giusta direzione per entrambi, riconoscimento delle capacità dei Not a Good Sign nel destreggiarsi con un genere mitico, rinnovandolo profondamente. A differenza di molta produzione prog-rock del passato e del presente, questo lavoro dei Not a Good Sign, non presenta lunghe suite virtuosistiche, ma dieci pezzi di media lunghezza (per cinquantun minuti e rotti di musica).
From a Distance offre un rock a volte melodico, a volte molto hard, senza però mai abbandonare le radici profonde del progressive. La band milanese, nata nel 2011 per volontà di Paolo 'Ske' Botta (tastiere), e Francesco Zago di Yugen insieme al produttore Marcello Marinone, in occasione del concerto/festa del 28 febbraio, ha presentato al pubblico il nuovo chitarrista, Gian Marco Trevisan, al posto di Zago, uscito dalla band dopo la realizzazione dell’album. Completano il gruppo Alessio Caladriello (voce), Alessandro Cassani (basso), Martino Malacrida (batteria). Ottimi ospiti hanno arricchito tutto il disco, del quale ho una gran voglia di parlare. Facciamolo. Pronti?

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