Ugo Tognazzi - Rivendico il diritto alla cazzata

Diciotto anni fa ci lasciava Ugo Tognazzi, uno dei più grandi “mostri” della commedia all’italiana. Tra i nostri attori è stato il meno addomesticato, il più rustico e contorto, capace di dare credibilità a personaggi assurdi. Ha lavorato con tutti i più grandi, da Monicelli a Bertolucci, da Ferreri a Pasolini, solo per buttare giù quattro nomi (l’elenco sarebbe lunghissimo). Inutile citare a casaccio film, meglio ricordarlo nel ruolo di intellettuale consapevole e provocatorio, insofferente al clima di caccia alle streghe che si respirava nell’Italia fine anni Settanta. La stampa, smaniosa di scoop cercava il “grande vecchio”? Il Male, collettivo satirico di mattacchioni che ci manca molto, pensò bene di rivelarlo al mondo con alcune finte edizioni di quotidiani veri. A quel tempo ci si poteva cascare benissimo. Tognazzi si prestò allo scherzo e per spiegarlo disse “rivendico il diritto alla cazzata”. Memorabile.
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