lunedì 27 aprile 2009

Intervista ai Mariposa

Continua la ricerca di gruppi di culto del panorama indipendente di casa nostra, gruppi che fanno musica sperimentale, con composizioni che sanno andare molto al di sopra della canzonetta da tre minuti (ma quando lo fanno, la canzonetta non è mai la stessa). I Mariposa, quelli della musica componibile (cos’è?...) in questo campo sono sicuramente i più rappresentativi e non hanno certo bisogno di pirotecniche presentazioni.
Sono dei grandi, da dieci anni sui palchi a suonare e ironizzare sulle miserie dei nostri tempi. Sono un supergruppo, con componenti provenienti da diverse parti d’Italia, con un’energia positiva che ti salva la giornata, con dei momenti cantautorali belli come pochi e altri spiazzanti, di demenziale puro, che riescono solo a dei musici con ottime capacità tecniche.
Lo ammetto, sto sbrodolando, ma con i Mariposa è inevitabile, perché è impossibile definire la loro musica con termini normali. È un ensemble unico e indefinibile. Bisogna solo sedersi in un cantuccio e starli a sentire. Meglio dal vivo, ma se non è possibile anche su qualche supporto. E allora passo la parola a loro. Per la prima volta su questi schermi i Mariposa. Dieci anni di attività, dieci dischi fatti (l’ultimo senza titolo, con loro nudi e a testa in giù), più di 300 concerti, collaborazioni illustri e ora qui, sul blog dell’Alligatore. Incredibile ma vero. Pronti?
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