lunedì 27 gennaio 2014

Due parole con i NUT



NUT per la prima volta su questi schermi. Incontro inevitabile, essendo i due membri del gruppo appassionati di Storia e Filosofia, Fumetti e Mitologia (in particolare quella greca). In palude troveranno il loro ambiente ideale, Matteo D’Ignazi (chitarra e batteria) e Matteo Sciocchetto (voce, chitarra e basso), trovando me, uomo-alligatore, mostro mito-logico. Con questo nuovo disco, uscito da qualche settimana per Blotch Records/The Orchard, i NUT si sono trovati in due e per la prima volta hanno provato a cantare in inglese. Esperimento riuscito, Babylon è un album spiccatamente psichedelico, con punte di prog e un sapore di autentico alternative-rock. Difficile immaginarlo in italiano.
Prodotto artisticamente dai due insieme a Marco Gorini, che l’ha pure registrato, mixato e masterizzato al Sam Studio di Lari (Pisa), conta su cinque brani più due intro. Tematiche introspettive, tra il mistico e il sensuale, momenti dilatati/dilatanti (scusate se il critichese prende il sopravvento nella mia scrittura), tutta un’atmosfera strana; come a guardare la copertina, ascoltando il disco si è presi da un sentimento misto tra stupore e paura: c’è un corpo umano, anzi, una parte, poi un lucchetto, e sul retro una chiave. A me viene in mente una storia torbida, magari da fumetto di serie B, sull’inquisizione. Ma è solo una mia idea. Chiederemo lumi ai NUT, tra poco online. Pronti?
PERCONOSCERLI MEGLIO

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