Tornano in palude i Codeina,
tornano con un disco dal titolo strano, particolare, che sembra quasi
l'anagramma della parola Alligatore, Allghoi Khorhoi. Che vorrà
dire? Sarà una delle domande di questa nuova blog-intervista. Il
loro rock dalle spinte noise, richiama molte domande, e l'album,
uscito da qualche settimana mi fa muovere la coda ad un buon ritmo.
Dodici pezzi ipnotici, dodici canzoni cantate in italiano, dodici
pugni nello stomaco e/o riflessioni sulla nostra povera patria. A
tratti un sussurro (ma si capisce bene), a tratti delle grida, in
mezzo ad una sezione ritmica pestante e chitarre dannatamente rock, questo in soldoni il nuovo disco dei Codeina.
Allghoi Khorhoi è il secondo
disco della band lombarda, dopo il promettente esordio di quattro
anni fa Quore. Hidalgo Picaresco. Prodotto in totale autarchia dai
Codeina, registrato e mixato presso il Trai Studio (Inzago,
MI) da Fabio Intraina e masterizzato presso New Mastering Studio di
Milano da Maurizio Giannotti, ha una copertina di forte impatto,
perfetta per rappresentare la musica in esso contenuta: un mostro
tentacolare (o forse un alligatore dopo cura dimagrante?), su sfondo
rosso. Oltre alla versione su web, ascoltabile liberamente sul loro
soundcloud qui, e al cd, esiste una golosissima versione su pennina
usb a forma di vermiciattolo (sarà l'Allghoi
Khorhoi?) acquistabile qui. Intanto sentiamo che cosa hanno da dirci.
Pronti?
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