martedì 7 settembre 2010

Intervista a Simona Gretchen

Simona finge di non vedermi di fronte alla porta della mia baracca nella palude. Ma ormai è tutto pronto, lei è qui e non può scappare. Non immagina la rapidità dell’Alligatore. Con una voce così poi, la troverei in capo al mondo. Ascolto e riascolto il suo disco d’esordio da un bel po’ (pure ora), e quello che mi colpisce è la voce: particolare, unica, inconfondibile. Non sto facendo la pubblicità ad un superalcolico, ma è quello che sento veramente. Poi le parole, tipo quelle di un grande libro di una giovane scrittrice alla sua prima prova. Senti l’urgenza, appunto.
Il disco è uscito sul finire dello scorso anno, suscitando pareri positivi e meraviglia: così giovane, così brava. Un nuovo talento da una regione capace di liberarne molti (la invidio), ma lei viene da lontano, con esperienze in band punk non superficiali ed è molto colta. Nasce così una nuova cantautrice intimista, con la rabbia del rock e la poesia del folk. Gretchen pensa troppo forte, dato alle stampe con la Discodada di Lorenzo Montanà e Gianluca Lo Presti (già ospite sul blog, alias Nevica su quattropuntozero), è questo ma anche molto altro (cito solo il violino di Nicola Manzan, mai così vivo).
Coraggio, entra pure, qualche volta mordo, ma in compenso non sparo mai freddure alla Vespa. Se vuoi possiamo dare inizio alla conversazione, sarà bello, perché anche a me piace pensare troppo forte. L’adoro …
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