martedì 26 ottobre 2010

Intervista agli Edwood

Ho cominciato a scrivere di rock quando gli Edwood hanno cominciato a fare dischi. Mi ricordo come in un film dai colori ormai sbiaditi l’arrivo del pacchettino con il loro primo cd ufficiale, Like a Movement, del 2004. Aveva in copertina una poltroncina marroncina, che definire vintage è poco, si parlava di indietronica e nell’intro ad una mia intervista scrissi che era “un ottimo rimedio contro il logorio della vita moderna” (confermo, mi ha mantenuto bene). Era targato Fosbury Records, piccola label dal gran fiuto.
Tre anni dopo ecco la seconda fatidica prova, superata in pieno: Punk music during the sleep, coprodotto dalle indipendenti Ghost e Midfinger Records. Più rock e meno elettronico, ma non tanto (“Finalmente un cd che non mi spacca la coda. Anzi, me la spacca dentro...”, conclusi la mia rece; chissà cosa volevo mai dire). Copertina con un omino elegante girato di spalle, colori pastello.
Ora è la volta di Godspeed, dopo la parentesi con canzoni in italiano come Intercity. Ancora una nuova label, la giovane aCupintheGarden dei toscani Hollowblue. In copertina delle biglie colorate, disposte come delle palle da bigliardo. Dentro dieci pop-song ben calibrate, dove non sembra esserci nulla fuori posto. La mia preferita è Crocodiles. Chissà la loro. Sarà una delle domandone se gli Edwood sono pronti …
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