Frei per la prima volta in palude, direttamente dallo
spazio. Anzi, dallo spiazzo, come dice ironicamente il titolo del suo secondo disco
da poco uscito e ormai volante per le galassie dell’underground italico: 2013
Odissea nello spiazzo. Nato sul finire degli anni settanta, Frei racconta i
sogni di bambino, rappresentati da mondi misteriosi e pianeti da visitare nel
tanto sospirato 2000, fantasie divenute quasi una malattia, grazie a foto e
documentari visti nell’ultimo periodo. Ora, che siamo nel 2013, riflette il
cantautore romagnolo, nello spazio siderale, non ci siamo ancora stati. Perché?
Erano solo storie da film di fantascienza? Per questo ha deciso di farne un
disco. Questo.
Un disco fortemente voluto da Frei, che l’ha scritto,
suonato, cantato e autroprodotto tra la Romagna e il Canada, insieme ad un gruppo magico
a partire da Enzo Cimino (sempre lui), con il quale l’ha registrato, Andrea
Rovacchi con il quale l’ha mixato, Bruno Green, con il quale l’ha mixato.
Fondamentale anche l’apporto di Dario Giovannini, che ha registrato tutti gli
strumenti, curato gli arrangiamenti e fatto con Frei la pre-produzione. Insomma una squadra di qualità, che ha donato
a questo disco un equilibrio e un gusto per la melodia veramente unica. Sembra
un disco d’altri tempi, forse il fatto di pensare al futuro (ma anche al
passato), l’ha reso così. E allora parliamone ora. Pronti?
PER CONOSCERLO MEGLIOEtichette: 2013: Odissea nello spiazzo, Aidoru, Andrea Rovacchi, Bagno di Romagna, Bruno Green, Canada, Cantautorato, Dario Giovannini, Due parole, Enzo Cimino, Frei, Intervista, Pop, Rock, Romagna, Stanley Kubrick