martedì 22 dicembre 2020

Shining quando arriva, arriva...


 

Shining di Stanley Kubrick, film che se non rivoluzionò, probabilmente influenzò un genere, usciva in sala quarant'anni fa esatti. Che effetto avrà fatto sugli spettatori questo film che vorrei rivedere. Non è uno dei miei Kubrick preferiti, ma è pur sempre un Kubrick. E voi che ne pensate? L'avete mai visto? magari in sala, quel 22 dicembre del 1980...

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venerdì 24 luglio 2020

Peter Sellers, quanti altri film ...

Hollywood Party, La pantera rosa, Oltre il giardino, ma anche Lasciami baciare la farfalla, Invito a cena con delitto, Nudi alla meta.  Il dottor Stranamore,  Lolita, La signora omicidi, ma anche Ciao Pussycat, Il prigioniero di Zenda, M'è caduta una ragazza nel piatto ...
Quanti altri film così avrebbe potuto darci questo splendido attore, genio delle commedie più colorate e impegnate, se quel 24 luglio del 1980 non fosse morto, a soli 54 anni? Domanda retorica, la risposta banale è tanti. Così, a quarant'anni esatti dalla morte di Peter Sellers, mi piace ricordarlo così, con un'immagine di uno dei miei film preferiti in assoluto, Hollywood Party, commedia geniale da morire dal ridere. Come avevo fatto 10 anno fa ....

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sabato 4 aprile 2020

Biografie #iorestoacasa

Chi si ferma è perduto - Ennio De Concini: memorie di un fallito di successo è un libro che mi ha tenuto compagnia a lungo (e continua a farlo). Scritto dal giornalista e scrittore Jonathan Giustini, è una specie di confessione psicanalitica con un paziente che non vuole collaborare. Ennio De Concini è il "paziente", nome che forse ai più giovani dirà poco, ma che è stato per più di cinquant'anni uno dei nostri maggiori sceneggiatori. Dai film popolari al grande exploit della pellicola di Pietro Germi Divorzio all'italiana, Oscar alla sceneggiatura originale (da qui la splendida copertina con una giovanissima e sorridente Stefania Sandrelli), poi esperienze in giro per il mondo, dall'Urss di Chruščëv alla Swinging London, e poi ancora grandi film in Italia, il cult televisivo La Piovra, dagli ascolti record, e altri grandi successi tv, tra Rai e tv di Berlusconi, che se lo contendevano come una star. Il bello è, che nonostante il successo, l'amicizia con personaggi quali Polanski o Kubrick, solo per dirne due, l'essere testimone di momenti importanti della cultura del Novecento, a lui non interessava nulla. Almeno questo è quello che si capisce leggendo questa memorabile biografia. Un libro rimasto paradossalmente nel cassetto per anni, uscito solo nel 2019, ben 11 anni dopo la morte di De Concini, grazie anche alla meritoria insistenza della Iacobelli Editore. Leggetelo, potrebbe ispirarvi poi una bella serie di film da vedere in questi giorni a casa ... o anche dopo. Su RaiPlay c'è sia Divorzio all'italiana sia La Piovra, e quasi quasi questa sera ci guardiamo il primo.
Per approfondire, leggete la mia intervista a Jonathan Giustini qui.
Per acquistarlo dal sito della IACOBELLI EDITORE qui.

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lunedì 23 dicembre 2019

Post non scritti nel 2019

Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrick, 1999
I post che non ho scritto quest'anno, che volevo fare, ma non ci sono riuscito. Un modo per ricordare cose, segnalare eventi, letture, film e tanto altro, e allo stesso tempo un gioco. Leggete i miei post che non ho scritto nel 2019, e poi ditemi se ne avete anche voi. Se volete, fatene un post come il mio, o, semplicemente scrivetelo nei commenti a questo. In ordine sparso, vi dico cosa non ho scritto:
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giovedì 7 gennaio 2016

Je Suis Checchò


Sono giorni che continuo a pensarci.
Oggi è già passato un anno, sembrano secoli.
Non è  cambiato un cazzo, nelle teste della gente.
In Italia, in Europa, nel mondo, tutti a gridare Je Suis Charlie, ieri.
A gridarlo per stupidi opportunismi di bottega.
Per un applauso in più, un voto in più, una sega.
Poi niente, altre guerre, altre bombe, sempre le stesse.
Poi altri attentati, altre bombe, altre guerre e solidarietà di facciata.
Frontiere chiuse, frontiere aperte, attenti a quelli con la barba.
Stars Wars 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 ... Checco Zalone.
In Italia poi, dove scambiano la satira con la baguette,
il massimo è Checcho Zalone e il suo filmone.

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sabato 29 novembre 2014

Torneranno i prati, già un classico pacifista

Sembra un documentario, un vecchio film di guerra, una pagina di Storia, un racconto del nonno (quando eravamo bambini noi trenta/quaranta/cinquantenni ...), è, in definitiva,  una pellicola senza tempo. Fortemente pacifista nel mettere in scena immagini di guerra, la I^ guerra mondiale.
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venerdì 8 febbraio 2013

Due parole con Frei



Frei per la prima volta in palude, direttamente dallo spazio. Anzi, dallo spiazzo, come dice ironicamente il titolo del suo secondo disco da poco uscito e ormai volante per le galassie dell’underground italico: 2013 Odissea nello spiazzo. Nato sul finire degli anni settanta, Frei racconta i sogni di bambino, rappresentati da mondi misteriosi e pianeti da visitare nel tanto sospirato 2000, fantasie divenute quasi una malattia, grazie a foto e documentari visti nell’ultimo periodo. Ora, che siamo nel 2013, riflette il cantautore romagnolo, nello spazio siderale, non ci siamo ancora stati. Perché? Erano solo storie da film di fantascienza? Per questo ha deciso di farne un disco. Questo.
Un disco fortemente voluto da Frei, che l’ha scritto, suonato, cantato e autroprodotto tra la Romagna e il Canada, insieme ad un gruppo magico a partire da Enzo Cimino (sempre lui), con il quale l’ha registrato, Andrea Rovacchi con il quale l’ha mixato, Bruno Green, con il quale l’ha mixato. Fondamentale anche l’apporto di Dario Giovannini, che ha registrato tutti gli strumenti, curato gli arrangiamenti e fatto con Frei la pre-produzione. Insomma una squadra di qualità, che ha donato a questo disco un equilibrio e un gusto per la melodia veramente unica. Sembra un disco d’altri tempi, forse il fatto di pensare al futuro (ma anche al passato), l’ha reso così. E allora parliamone ora. Pronti?
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giovedì 13 settembre 2012

Problemi da blog: l'anonimo

Da qualche settimana sono infestato da messaggi anonimi, che mi vanno nello spam e poi  mi ritrovo in casella di posta: come minimo una decina al giorno. Mi vendono viagra, valium, prodotti informatici, contro la ritenzione urinaria (urinary retention, c'è scritto), e altro che non capisco. Quasi tutti scritti in inglese, qualcuno in cirillico ... comunque l'antispam funziona, ne è passato solo uno. Ho notato che attaccano quasi sempre gli stessi post, a partire da quello dedicato ad Emergency per la dichiarazione dei redditi, a Basta ci faccio un post (parlavo delle prime scosse di terremoto ... ho paura a scrivere la parola), alla prima intervista ai Ka mate Ka ora a quella ai Nosound ... e da voi?

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martedì 11 settembre 2012

Due parole con i New Candys



New Candys per la prima volta in palude a presentare uno dei miei dischi preferiti dell’anno, Stars Reach The Abyss (stelle giungono all’abisso). Uscito il 23 marzo 2012 con la mitica Foolica Records, lo continuo ad ascoltare da mesi, attratto dall’oscurità e dai bagliori di luce del titolo, come di tutte le acidissime canzoni. Pure la copertina richiama questo concetto, con il colorato occhio chiuso (ma aperto? … come l’ultimo film di Kubrick?). In realtà loro sembrano richiamarsi di più al Kubrick di 2001 Odissea nello spazio, e di questo sicuramente ne parleremo.
Formatisi nella città di Treviso nel 2008, prendendo il nome parte da Anton Newcombe,  parte dai Dandy Warhols, sono cresciuti a piccoli passi in modo inesorabile. Concerti, un ep autoprodotto in analogico regalato in free download, che gli ha fatti mettere sotto la luce dei riflettori, poi ancora concerti, festival nella scena underground e poi l’incontro con la Foolica per questo primo loro album. Insomma, sempre oscurità e luce, luce e oscurità, fino a finire nella buia ma lucente palude, questa sera, in diretta sul  blog … pronti?
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mercoledì 5 agosto 2009

Intervista ai Devocka

Da Ferrara con furore, mi vieni in mente appena penso alla musica dei Devocka, mie vecchie giovani conoscenze. Ancora una band che spacca per questo incontro estivo in diretta sul blog. Ancora una band con Giulio Ragno Favero tra i collaboratori (ma quando dorme?), ancora una band con il fuoco addosso. Basta vederli dalla foto, basta sentire la voglia di partire con l’intervista (subito, subito!).
Appassionati di cinema vero, come quello di Kubrick (il nome l’hanno preso da un suo film, vediamo se qualcuno mi scrive durante l’intervista per dirmi di quale film si tratta…non si vince nulla), come L’odio di Kassovitz (se non ricordo male il suo grande esordio, bruciante pure quello), come le parole di Baudelaire (i due francesi hanno ispirato canzoni per il nuovo album Perché Sorridere!?). Insomma tutte buone ragioni per starli a sentire. Questa sera, come domani ad un concerto, o dopodomani alla radio …punk-rock-noise cantato in italiano. Solo etichette? Diciamo che sono buone canzoni per saltare, torcersi e urlare, ma anche per porsi delle domande: perché sorridere?! Vediamo se riusciremo a scoprirlo …la parola ai Devocka: Igor, Ivan, Francesco, Matteo. Pronti?
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/devockaaa

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lunedì 20 luglio 2009

In bici al Mart di Rovereto

Approfittando di una bella giornata estiva sono andato in bici al Mart di Rovereto. È comodo per me il Museo trentino, sempre sulla Ciclopista del Sole (solo 30 km), così sono andato a vedere finalmente La Guerra Fredda - Cold War. Arte e design in un mondo diviso 1945-1970.
Difficile sintetizzare in due parole da blogger lo splendore e le miserie viste. C’è il mondo diviso in due blocchi, e tutte le costruzioni, invenzioni, manifestazioni per mostrare la propria supremazia: dai palazzi giganteschi a specchio statunitensi alla maestosa architettura russa, dalle cucine e auto da sogno americano alle tute spaziali di Gagarin, dai film epocali come 007, Il dottor Stranamore (c’è pure lo storyboard di alcune scene), Ipcress ai bunker antiatomici. E poi Praga, il Maggio francese (significativo il manifesto di una bara dove si depone la scheda elettorale: chissà cosa ne pensa Cohn-Bendit), la colomba della pace disegnata da Picasso, l’Ungheria, il Vietnam … scendendo ho ripensato alle follie (ma anche certezze) del mondo diviso in due. Ho guardato in alto, poco sopra dei splendidi vigneti e ho visto la Campana della Pace, enorme monito contro le guerre, costruita fondendo i cannoni della Grande Guerra. Ho messo questa foto, anche perché dentro al Mart non si possono scattare immagini. Andate dunque a vedere di persona, se siete nei paraggi. Anche se certi cartelli illustrativi non mi hanno trovato totalmente d’accordo, ne vale la pena. Purtroppo non avete molto tempo: chiude il 26 luglio.
http://www.mart.trento.it/

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sabato 7 marzo 2009

A 10 anni dalla morte del più grande cineasta vivente ri-leggere Eyes Wide Shut

Ricordo quel 7 di marzo di 10 anni fa come fosse ieri, anche se di acqua sotto i ponti ne è passata e molte cose, forse troppe, sono cambiate.
Mio nipotino mi chiede chi è Stanley Kubrick e io, come se fosse la cosa più ovvia del mondo:
“Kubrick, è il più grande cineasta vivente.”
“Be’, è morto”, dice lui
Insomma, io penso ancora che Kubrick sia il più grande cineasta vivente. I suoi film sono attualmente vibranti, dal primo all’ultimo. L’ultimo poi, quasi come un presagio di morte, gli contiene tutti, chiudendo una vita artistica esemplare donata alla perfezione dell’immagine in movimento. L’ultimo è l’estremo omaggio al cinema fatto dal Cinema in persona.


Eyes Wide Shut, occhi aperti spalancati, come quelli dell’Alex di Arancia Meccanica, uscito negli States nell’estate dello stesso anno e da noi in autunno, è una sofisticata riflessione sul potere e sul potere dell’immagine, sul sogno e sulla realtà. Doppio sogno, appunto, come il romanzo di Arthur Schnitzler che l’ha ispirato, come il cinema, sognato nella mente del regista e poi in quella dello spettatore. Sognato due volte quindi. Per non farmi mancare nulla, io andai pure a vederlo due volte al cinema (poi non l’ho più rivisto: non in dvd, non in videocassetta, non nel pruriginoso passaggio tv, con tanto di scandalo preconfezionato).

Il film segue pedissequamente il libro, a parte il cambio d’epoca e città. Traumnovelle è ambientato nella Vienna anni ’20, EWS nella New York di fine secolo perfettamente ricostruita in studio: la bella mogliettina di uno stimato medico confessa al marito un tradimento pensato ma mai messo in atto. Lui si sente umiliato, le racconta a sua volta un desiderio simile per “pareggiare il conto”, però rimane inquieto. Di notte va alla ricerca di una “vendetta” che non riesce a soddisfare. Tra l’incontro con una prostituta non consumato e un’orgia dalla quale viene cacciato perché non invitato, l’uomo ritorna a casa ancora più umiliato. Temendo che lei scopra qualcosa (cosa?), confessa tutto, venendo dalla moglie perdonato.
EWS è quindi un banale film sul rapporto di coppia e sul ritirarsi nel nido di famiglia, nonostante tradimenti, violenze, falsità e ripicche? Morale da Family Day? Direi di no. Kubrick faceva cinema, non sociologia spiccia. EWS è un raffinato gioco sulla psicanalisi, parente stretta del cinema. Schnitzler, amico di Freud, sosteneva la presenza di qualcosa di più palese dell’inconscio. Una via di mezzo tra il conscio e l’inconscio, un sognare ad occhi aperti. Questo suo romanzo, è lo svolgimento pratico delle sue teorie. “Nessun sogno è interamente sogno” dicono alla fine i due protagonisti.

È il cinema, come non capirlo? Il Cinema! Chi, meglio di Kubrick, lo sapeva?

FOTO TRATTE DAL SITO http://www.archiviokubrick.it/ MOLTO RICCO DI IMMAGINI, FILMATI E APPROFONDIMENTI. WOW!

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giovedì 12 febbraio 2009

Intervista ai Camera 237

Questa sera ritorniamo verso il caldo, questa sera andiamo a Cosenza (anche se, in effetti, in questi giorni pure al sud le temperature non sono proprio calde). Con un freddo così viene voglia di rinchiudersi in casa ad ascoltare musica come quella dei Camera 237, con un cd in uscita proprio domani, venerdì 13 febbraio, una sfida dichiarata alla sfiga e alle mille superstizioni. S’intitola Inspiration is not here, ma è un titolo bugiardo; l’ispirazione c’è, chiapperi se c’è. A produrlo una nuova etichetta di Mantova, la Foolica Records, che fa il suo esordio con loro e con un altro giovane gruppo (The Vickers, tra due settimane sul Blog).
Inspiration is not here è un’esperienza musicale interessante, con un cantato centellinato ma molto particolare, una sezione ritmica protagonista senza essere invadente, delle chitarre sempre impegnate a creare dei muri di suono indistruttibili. Registrato in presa diretta al mitico Alpha Dept. di Bologna sotto la supervisione di Francesco Donadello, ricorda in parte la migliore uscita della scorsa stagione, quella degli altoatesini Sense of Akasha, passati a novembre qui. C’è una psichedelia penetrante, delle canzoni diverse ad ogni ascolto con titoli tipo 23 secondi per decidere di non morire, Are you ready for Cambogia, New song, dal sapore decisamente programmatico. Ma ora comincio a sbrodolare, e i Camera237 mi sembrano pronti sotto un cielo poco raccomandabile. Dovrebbe esserci Yandro, batteria ed emozioni dei Camera 237. Ha le mani in tasca e muore dalla voglia di entrare. Sei pronto Yandro?

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martedì 27 maggio 2008

Ciao Sidney


Questa mattina, quando ho sentito la notizia, mi è preso un colpo: morto Sidney Pollack. Incredibile, la scorsa settimana, passeggiando per la mia città, avevo incontrato un turista somigliante un sacco a lui. Del resto, a Verona, qualche anno fa, Pollack era venuto veramente, ospite del Festival Schermi d’Amore. In quell’occasione, avevo visto una sfilza di suoi film (i primi, quelli della New Hollywood): Ardenne ’44 un inferno, film di guerra psichedelico, Non si uccidono così anche i cavalli, forte pellicola sulla grande depressione, Yakuza, thriller violento con un grande Robert Mitchum, I tre giorni del Condor, denuncia delle storture della CIA, ma anche quelli post-La mia Africa, come il mastodontico Havana.
Pollack era un grande conoscitore della macchina cinema, da regista ad attore (indimenticabile in Eyes Wide Shut, l’ultimo fondamentale Kubrick) a documentarista (girò il suo unico documentario, quello sulla vita dell'architetto e suo personale amico Frank O. Gehry, nel 2005) ad interprete di serie televisive, produttore, inventore di festival (c’è anche il suo zampino nel Sundance dell’amico Redford), giurato in varie rassegne cinematografiche. Insomma, il cinema, senza di lui, sarà molto diverso …

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giovedì 27 marzo 2008

Anteprima Trento Film Festival 2008


Me li vedo bene i Marlene Kuntz in apertura del Trento Film Festival (22/4-4/05 2008) a sonorizzare dal vivo, assieme a Gianni Maroccolo e Ivana Gatti, La signorina Else, film muto del 1928 di Paul Czinner tratto dal romanzo di Arthur Schnitzler. Storia torbida quella, come quasi tutte quelle dell’autore austriaco amico di Freud (come dimenticare Doppio sogno, e il film cult di Kubrick Eyes Wide Shut da esso tratto?).

Else è una giovane e bella ragazza, figlia di una famiglia dell'alta borghesia austriaca, in vacanza in una località turistica delle Dolomiti con la zia. Ad interrompere la sua spensieratezza arriva una lettera della madre con una richiesta particolare: dovrà concedere le sue grazie ad un mercante d’arte ospite dello stesso albergo, per salvare il padre dall’imminente bancarotta.

Chissà che la visone del film, restaurato dalla Cineteca del Comune di Bologna e già sonorizzato live dalla band di Cuneo, non ispiri al direttore del festival trentino Maurizio Nichetti un remake. In tempi di crisi finanziarie spaventose, precari presenti in un sacco di film in uscita, e nuove schiavitù, il romanzo potrebbe trovare nelle sue mani una nuova felice versione.

PER AVERE NOTIZIE SUL FILM FESTIVAL DI TRENTO
http://www.trentofestival.it/
PER AVERE NOTIZIE SU MAURIZIO NICHETTI
http://www.nichetti.it/
PER AVERE NOTIZIE SUI MARLENE KUNTZ
http://www.marlenekuntz.com/

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