mercoledì 13 maggio 2015

XXI Secolo, oggi

Ho letto il libro dell'amico Paolo Zardi circa un mese fa. Non ne ho ancora scritto sul blog per due ragioni: una, non nuocere, nel mio piccolo, alla sua candidatura al Premio Strega (no, non porto sfiga, anzi, ma essendo un piccolo blog estremo/estremista, temevo, forse assurdamente, di metterlo in cattiva luce), due perché è una storia bruciante, per la dura realtà che racconta e per come la racconta. Forse per questo è un romanzo da leggere assolutamente, forse per questo, Strega o non Strega, il libro dello scrittore padovano resterà come sono restati altri libri epocali ... non so il perché, ma leggendolo mi è venuto in mente La vita agra, anche se non l'ho mai letto e lo conosco solo di fama.
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giovedì 13 settembre 2012

Problemi da blog: l'anonimo

Da qualche settimana sono infestato da messaggi anonimi, che mi vanno nello spam e poi  mi ritrovo in casella di posta: come minimo una decina al giorno. Mi vendono viagra, valium, prodotti informatici, contro la ritenzione urinaria (urinary retention, c'è scritto), e altro che non capisco. Quasi tutti scritti in inglese, qualcuno in cirillico ... comunque l'antispam funziona, ne è passato solo uno. Ho notato che attaccano quasi sempre gli stessi post, a partire da quello dedicato ad Emergency per la dichiarazione dei redditi, a Basta ci faccio un post (parlavo delle prime scosse di terremoto ... ho paura a scrivere la parola), alla prima intervista ai Ka mate Ka ora a quella ai Nosound ... e da voi?

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sabato 7 marzo 2009

A 10 anni dalla morte del più grande cineasta vivente ri-leggere Eyes Wide Shut

Ricordo quel 7 di marzo di 10 anni fa come fosse ieri, anche se di acqua sotto i ponti ne è passata e molte cose, forse troppe, sono cambiate.
Mio nipotino mi chiede chi è Stanley Kubrick e io, come se fosse la cosa più ovvia del mondo:
Kubrick, è il più grande cineasta vivente.”
“Be’, è morto”, dice lui
Insomma, io penso ancora che Kubrick sia il più grande cineasta vivente. I suoi film sono attualmente vibranti, dal primo all’ultimo. L’ultimo poi, quasi come un presagio di morte, gli contiene tutti, chiudendo una vita artistica esemplare donata alla perfezione dell’immagine in movimento. L’ultimo è l’estremo omaggio al cinema fatto dal Cinema in persona.


Eyes Wide Shut, occhi aperti spalancati, come quelli dell’Alex di Arancia Meccanica, uscito negli States nell’estate dello stesso anno e da noi in autunno, è una sofisticata riflessione sul potere e sul potere dell’immagine, sul sogno e sulla realtà. Doppio sogno, appunto, come il romanzo di Arthur Schnitzler che l’ha ispirato, come il cinema, sognato nella mente del regista e poi in quella dello spettatore. Sognato due volte quindi. Per non farmi mancare nulla, io andai pure a vederlo due volte al cinema (poi non l’ho più rivisto: non in dvd, non in videocassetta, non nel pruriginoso passaggio tv, con tanto di scandalo preconfezionato).

Il film segue pedissequamente il libro, a parte il cambio d’epoca e città. Traumnovelle è ambientato nella Vienna anni ’20, EWS nella New York di fine secolo perfettamente ricostruita in studio: la bella mogliettina di uno stimato medico confessa al marito un tradimento pensato ma mai messo in atto. Lui si sente umiliato, le racconta a sua volta un desiderio simile per “pareggiare il conto”, però rimane inquieto. Di notte va alla ricerca di una “vendetta” che non riesce a soddisfare. Tra l’incontro con una prostituta non consumato e un’orgia dalla quale viene cacciato perché non invitato, l’uomo ritorna a casa ancora più umiliato. Temendo che lei scopra qualcosa (cosa?), confessa tutto, venendo dalla moglie perdonato.
EWS è quindi un banale film sul rapporto di coppia e sul ritirarsi nel nido di famiglia, nonostante tradimenti, violenze, falsità e ripicche? Morale da Family Day? Direi di no. Kubrick faceva cinema, non sociologia spiccia. EWS è un raffinato gioco sulla psicanalisi, parente stretta del cinema. Schnitzler, amico di Freud, sosteneva la presenza di qualcosa di più palese dell’inconscio. Una via di mezzo tra il conscio e l’inconscio, un sognare ad occhi aperti. Questo suo romanzo, è lo svolgimento pratico delle sue teorie. “Nessun sogno è interamente sogno” dicono alla fine i due protagonisti.

È il cinema, come non capirlo? Il Cinema! Chi, meglio di Kubrick, lo sapeva?

FOTO TRATTE DAL SITO http://www.archiviokubrick.it/ MOLTO RICCO DI IMMAGINI, FILMATI E APPROFONDIMENTI. WOW!

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martedì 27 maggio 2008

Ciao Sidney


Questa mattina, quando ho sentito la notizia, mi è preso un colpo: morto Sidney Pollack. Incredibile, la scorsa settimana, passeggiando per la mia città, avevo incontrato un turista somigliante un sacco a lui. Del resto, a Verona, qualche anno fa, Pollack era venuto veramente, ospite del Festival Schermi d’Amore. In quell’occasione, avevo visto una sfilza di suoi film (i primi, quelli della New Hollywood): Ardenne ’44 un inferno, film di guerra psichedelico, Non si uccidono così anche i cavalli, forte pellicola sulla grande depressione, Yakuza, thriller violento con un grande Robert Mitchum, I tre giorni del Condor, denuncia delle storture della CIA, ma anche quelli post-La mia Africa, come il mastodontico Havana.
Pollack era un grande conoscitore della macchina cinema, da regista ad attore (indimenticabile in Eyes Wide Shut, l’ultimo fondamentale Kubrick) a documentarista (girò il suo unico documentario, quello sulla vita dell'architetto e suo personale amico Frank O. Gehry, nel 2005) ad interprete di serie televisive, produttore, inventore di festival (c’è anche il suo zampino nel Sundance dell’amico Redford), giurato in varie rassegne cinematografiche. Insomma, il cinema, senza di lui, sarà molto diverso …

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