giovedì 18 agosto 2016

Ottant'anni dalla parte del cinema

Robert Redford
(Santa Monica 18 agosto 1936)

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martedì 27 maggio 2008

Ciao Sidney


Questa mattina, quando ho sentito la notizia, mi è preso un colpo: morto Sidney Pollack. Incredibile, la scorsa settimana, passeggiando per la mia città, avevo incontrato un turista somigliante un sacco a lui. Del resto, a Verona, qualche anno fa, Pollack era venuto veramente, ospite del Festival Schermi d’Amore. In quell’occasione, avevo visto una sfilza di suoi film (i primi, quelli della New Hollywood): Ardenne ’44 un inferno, film di guerra psichedelico, Non si uccidono così anche i cavalli, forte pellicola sulla grande depressione, Yakuza, thriller violento con un grande Robert Mitchum, I tre giorni del Condor, denuncia delle storture della CIA, ma anche quelli post-La mia Africa, come il mastodontico Havana.
Pollack era un grande conoscitore della macchina cinema, da regista ad attore (indimenticabile in Eyes Wide Shut, l’ultimo fondamentale Kubrick) a documentarista (girò il suo unico documentario, quello sulla vita dell'architetto e suo personale amico Frank O. Gehry, nel 2005) ad interprete di serie televisive, produttore, inventore di festival (c’è anche il suo zampino nel Sundance dell’amico Redford), giurato in varie rassegne cinematografiche. Insomma, il cinema, senza di lui, sarà molto diverso …

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domenica 27 gennaio 2008

Sundance 2008: Tarantino con la pin dell’Alligatore

Oggi mi sento un gonzo journalist. Oggi ho incontrato un mito vivente. L’ho incontrato quasi per caso, dopo averlo cercato inutilmente. Oggi ho incontrato Quentin Tarantino e sono riuscito, finalmente, a donargli la pin dell’Alligatore …
Sono entrato in un locale caratteristico e ho visto subito il suo berretto (il berretto che c’è in tante versioni nel sottovalutatissimo Jackie Brown). Vuoi vedere che c’è Quentin, mi sono detto. Ho gironzolato nel piccolo bar di montagna (con tanto di corna di cervo appese, fucile di Hemingway, legna scoppiettante) e ho visto il papà di Pulp Fiction seduto da solo, in un angolo. Beveva del caffé con delle paste. Mi sono avvicinato, poi, con il mio povero inglese mi sono presentato. Quando ha sentito che vengo dall’Italia ha cominciato a parlarmi di Lucio Fulci, che adora. E poi di Barbara Bouchet, che straadora …
È vero, non dico niente di nuovo, Tarantino sul cinema di casa nostra ha delle idee tutte sue (del resto, uno che si è formato in un negozio di noleggio videocassette negli States anni ‘80 cosa può aver visto? Antonioni? Pasolini?). Ma almeno conosce un sacco di nomi del nostro cinema stracult, e per uno statunitense è già molto, visto la loro chiusura culturale.
Ovviamente ho chiesto a Quentin di posare con una delle mie pins. Non ha voluto per una questione di diritti fotografici, da quello che ho capito. Ma almeno ha accettato di immortalare il suo berretto con l’ormai mitica pin. Ho chiesto quante possibilità di vittoria ha Riprendimi, ma lui non ha detto nulla, anche se è nell’altra giuria e non deve “giudicare” il bel film di Anna Negri.
Tarantino è veramente come lo vedi. Un icona pop vivente.

In questi giorni di festival mi sono visto un sacco di documentari. Sì perché quella dei documentari sembra essere la nota dominante del festival (o almeno del mio festival; trai tanti film è difficile muoversi).
Non potevo mancare alla visione di Gonzo: The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson, di Alex Gibney. Personaggio a tutto tondo Hunter S. Thompson, esperto di droghe e armi, pazzo come un cavallo e come il quadrupede capace di macinare strada senza fermarsi mai; il padre del gonzo journalism è l’uomo ideale per un documentario avvincente. Grande amico di Johnny Deep (c’è il suo zampino in tutto il film), pezzo meno riconciliato della controcultura a stelle e strisce, Hunter S. Thompson sembra un personaggio inventato. Difficile capire dove finisce l’arte e comincia la vita (anche viceversa).
Sempre a proposito di controcultura Usa (anzi, controcultura punto e basta), segnalo Patti Smith, Dream of Life di Steven Sebring, noto fotografo al debutto cinematografico. Il film è un misto ben congegnato di immagini di repertorio, sogni, testimonianze. Nonostante abbia gli elementi classici del doc su personaggi noti (magari di quelli in campo musicale) sembra avere un qualcosa in più: forse, quel qualcosa in più, è solo la sacerdotessa del rock (accidenti, mi sono perso il suo concerto, non me lo perdonerò mai …).

Quotazioni in crescita per Riprendimi. L’Alligatore continua a fare il tifo per Anna Negri, non perché italiana ma perché la precarietà ha preso tutti noi, ed è bello vedere in un film anche degli artisti precari (di solito si pensa che la gente di cinema sia ricca); la precarietà è dei giornalisti, come dei musicanti, degli attori come dei telefonisti del call center …

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giovedì 24 gennaio 2008

Sundance 2008: Redford con la pin dell’Alligatore

Missione compiuta: come vedete dalla foto, Robert Redford ha accettato con entusiasmo di mettere sulla sua mitica giacchetta di velluto la pin dell’Alligatore. Modestia a parte, devo dire che gli dona.
Sul fronte film una vera e propria sbornia di immagini. Difficile uscirne asciutti. In breve: delusione per gli U2 in 3D (ma gli U2 mi hanno stufato già da un pezzo, sia come musica, sia come personaggi, Bonovox in testa); entusiasmo per il solito colorato Michel Gondry con uno strepitoso Jack Black (omaggio indiretto a John Belushi che proprio oggi avrebbe compiuto 59 anni), interessantissimo e con una fotografia perfetta Roman Polanski, Wanted and Desired, doc. di Marina Zenovich, destinato a diventare un documentario di culto come molti in questi ultimi anni. Visto il soggetto poi…
Quotazioni in crescita per Riprendimi. L’Alligatore continua a fare il tifo per Anna Negri, non perché italiana, ma perché parla di/a/per/con noi …
E adesso caccia a Quentin Tarantino, giurato del festival.
http://www.sundance.org/festival/

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martedì 22 gennaio 2008

Sundance 2008: "Riprendimi" di Anna Negri in concorso


Niente pins per Robert Redford. Non ancora almeno. Sono riuscito ad incrociarlo un paio di volte ma niente spilletta sulla sua giacca. Per il momento…
Come consolazione però, un bel film italiano, in concorso, Riprendimi di Anna Negri, la cineasta di In principio erano le mutande. Questo è il suo secondo lungometraggio e come il primo analizza senza moralismi la situazione della nostra giovane generazione precaria: lavori precari, amori precari, attori precari, tutto fottutamente precario. Sembra un Effetto notte girato in Italia con la forza di un Ken Loach. Ambientato nel mondo del cinema, mostra con garbo e intelligenza la crisi economica/lavorativa (di conseguenza sentimentale) di un attore. Metafora della crisi di tutti noi? Certo. Spero di portare fortuna al film, accolto tra l’altro, molto bene. E non era scontato. Meriterebbe il premio (anche se non ho visto gli altri) solo per la sfilza di giovani attori di casa nostra presenti. Attori con due-tre film all’attivo al massimo, ma meritevoli di farne altri cento. Magari come questo Riprendimi, perché il cinema italiano si riprenda e magari anche la nostra società …
E adesso un po' di sci...

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domenica 20 gennaio 2008

Sundance 2008: l’Alligatore alla ricerca di Redford


Sono completamente d’accordo con Robert Redford riguardo le presidenziali del suo paese, così d’accordo che ho deciso di raggiungere le nevi di Park City per portare in dono la pins alligatoriana al divo hollywoodiano.
Oggi, come vedete dalla foto, ho fatto una passeggiata sulla coltre bianca. Nei prossimi giorni cercherò di vedere qualche film del Sundance sperando di incontrare Redford, ringraziarlo per la sua ultima pellicola e attaccare sulla sua mitica giacchetta di velluto la pins dell’Alligatore.
Penso anch’io, come lui, che un nero e una donna candidati alle elezioni statunitensi siano un buon inizio.
E poi, sono sicuro che nessuno riuscirà a fare peggio di dabliu…

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